Soldato israeliano cerca relax in Toscana. Galletti, M5S: "Chiesta interrogazione parlamentare"

24 Settembre 2026 10:00 Giulia Bertotto

di Giulia Bertotto

"La Hind Rajab Foundation ha reso noto di aver presentato in Italia una denuncia penale nei confronti del soldato israeliano Yonatan Chalich, attualmente in Toscana, per presunti crimini di guerra, crimini contro l’umanità e atti di genocidio che avrebbe commesso durante le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza". Per questo i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Luca Rossi Romanelli e Irene Galletti hanno chiesto un'interrogazione parlamentare. Abbiamo intervistato Irene Galletti per sottolineare quanto siano importanti le iniziative locali e della cittadinanza nei paesi e nelle città per arginare crimini internazionali come quello in Palestina.

Dottoressa Galletti, quali sono i contenuti specifici e giuridici della mozione che avete depositato in Consiglio Regionale?

La mozione parte dal principio per cui, di fronte a possibili crimini internazionali, non può esserci una zona di impunità. Sappiamo che la nostra regione è una delle mete dei soldati israeliani che vengono qui a rilassarsi, addirittura come si sente dire a “decomprimere” lo “stress accumulato” a seguito degli orrori compiuti contro la popolazione civile palestinese. Per questo abbiamo voluto un testo costruito su un impianto giuridico solido e puntuale, che richiama la Carta delle Nazioni Unite, le Convenzioni di Ginevra, lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, la Convenzione sul genocidio e il principio della giurisdizione universale, oltre agli articoli 10, 11 e 117 della Costituzione e ai principi di pace, dignità umana e tutela dei diritti contenuti nello Statuto della Toscana. Oltre ai pronunciamenti e ai rapporti internazionali sulla situazione nei Territori palestinesi e a Gaza, dal parere della Corte internazionale di giustizia ai documenti delle Nazioni Unite, con particolare attenzione anche alla protezione dei minori nei conflitti.

Su queste basi chiediamo alla Giunta regionale di attivarsi nei confronti del Governo e del Parlamento affinché l’Italia dia piena applicazione ai propri obblighi internazionali, sostenga il principio della responsabilità individuale per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità e, quando persone indiziate o responsabili di questi reati si trovino o transitino sul territorio italiano, vengano attivate dalle autorità competenti le procedure previste dal nostro ordinamento e dalla cooperazione internazionale.

Quali altre iniziative state preparando per la cittadinanza toscana e per i lavoratori?

Con Luca Rossi Romanelli, nostro capogruppo M5S in Regione Toscana, e il nostro assessore David Barontini stiamo lavorando a un pacchetto normativo avanzato sulle energie rinnovabili, perché l’autonomia energetica della Toscana riguarda direttamente il costo della vita e la tenuta del nostro sistema produttivo. Vogliamo spingere con decisione sulle rinnovabili, governandone però la crescita nell’interesse pubblico ed evitando che il territorio diventi terreno di conquista per grandi investimenti privati. Oggi l’energia pesa sulle famiglie due volte: alla pompa, con carburanti sempre più cari, e nel carrello della spesa. Federconsumatori Toscana ha lanciato l’allarme anche sulle conseguenze per la salute, perché l’aumento dei prezzi rischia di spingere molte famiglie a ridurre il consumo di prodotti freschi. E pesa enormemente sulle imprese: secondo Confimprenditori, una bolletta è passata dai 12mila euro di agosto 2025 a quasi 22mila di agosto 2026, mentre nel primo semestre del 2026, nell’area di Confindustria Toscana Nord, la spesa energetica ha sfiorato 1,1 miliardi di euro, circa 435 milioni in più rispetto al 2019 a parità di consumi. Se vogliamo difendere salari, produzione e posti di lavoro, il prezzo dell’energia è uno dei nodi da sciogliere. Un secondo fronte riguarda i fondi europei: vogliamo rendere più semplice, chiaro e trasparente l’accesso alle risorse, perché non possiamo permetterci di perdere investimenti e progetti per carenza di strumenti o per l’assenza dei nostri territori dalle partnership più importanti. Con gli uffici della Giunta stiamo lavorando a una piattaforma che diventi un punto di riferimento regionale nei rapporti con l’Europa e Bruxelles, dalla formazione all’individuazione delle call più adatte ai bisogni dei territori. La Toscana deve essere e sentirsi parte integrante dell’Europa, conoscendo pienamente gli strumenti a sua disposizione. Infine c’è l’agricoltura, dove stiamo lavorando a un omnibus che rafforzi le aziende che operano nella legalità e renda più efficace il contrasto al caporalato. È un settore centrale per la Toscana, ma attraversa una fase critica tra caro-energia, crisi climatica e invecchiamento generazionale e tecnologico: servono nuove politiche e nuovi investimenti. Anche qui torna il tema energetico: l’agrivoltaico può avere un ruolo, purché sia costruito attorno alle esigenze delle aziende agricole e dei territori, non alla rendita di chi arriva, installa e se ne va.

Sul controverso Ddl 1004 “contro l’antisemitismo”, c’è una svolta, perché il PD sarebbe pronto a votare per il No. Schlein avrebbe dato un ultimatum: cambiare il testo del disegno di legge contenente la definizione di “antisemitismo” dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) con la Dichiarazione di Gerusalemme, così da separare i comportamenti antisemiti dalle critiche nei confronti del governo israeliano, oppure votare contro.

Per il Movimento 5 Stelle la posizione è chiara da sempre: siamo contrari. Il testo in discussione, infatti, adotta non soltanto la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA, ma anche i relativi indicatori. Ed è qui che nasce una questione molto delicata: antisemitismo, antisionismo e critica alle politiche del Governo israeliano non sono concetti automaticamente sovrapponibili. Una cosa è odiare e discriminare o aggredire una persona perché ebrea. Un’altra è criticare le decisioni di un Governo, compreso quello israeliano.

Spesso, la Relatrice Speciale per i Territori Palestinesi Occupati Francesca Albanese, ha affermato che il genocidio del popolo palestinese è così difficile da fermare perché commesso da una rete di interessi politici, colossi aziendali, multinazionali, nodi finanziari intrecciati strettamente. Per questo secondo lei è così difficile imporre sanzioni ad Israele?

Quello che denuncia Francesca Albanese è drammaticamente vero. Quella viene definita da molti “architettura dell’impunità” è profondamente radicata nell’attuale sistema geopolitico e Albanese ha più volte richiamato le responsabilità degli Stati terzi, sottolineando gli obblighi internazionali che gravano su di loro. La cooperazione militare con Israele non si è interrotta infatti: secondo quanto riportato da Albanese, almeno 26 Stati hanno fornito o facilitato il trasferimento di armi e componenti e tra questi c’è anche l’Italia. I dati forniti dallo Stockholm Internationale Peace Research Institute mostrano inoltre una concentrazione delle forniture di armi da Stati Uniti e Germania, che insieme sono la quasi totalità delle importazioni israeliane. È un dato che dovrebbe far riflettere anche nel dibattito sul piano europeo Readiness 2030, inizialmente presentato dalla Commissione come ReArm Europe: ricordiamo che l’Unione europea non dispone di un’autorità centralizzata che decida autonomamente a chi gli Stati membri possano vendere armi, quindi le autorizzazioni restano di competenza nazionale, pur all’interno del quadro stabilito dalla Posizione comune 2008/944/PESC, che definisce criteri vincolanti per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari. La domanda, quindi, è quanto coerentemente questi criteri vengano applicati dai singoli Stati membri. Sempre sul piano economico, secondo il rapporto della Relatrice Speciale, tra il 2022 e il 2024 le esportazioni israeliane hanno raggiunto complessivamente i 474 miliardi di dollari, alimentando l’economia e le entrate fiscali del Paese e contribuendo anche alla capacità produttiva dell’industria militare, in particolare attraverso i beni a duplice uso. L’UE è il principale partner commerciale di Israele e negli ultimi due anni ha rappresentato quasi un terzo del suo commercio complessivo. A questo si aggiungono i forti rapporti economici con il Nord America e con diversi Stati arabi.

In Toscana ci troviamo poi di fronte a un esempio molto concreto. Sono emersi cinque progetti agrivoltaici, presentati da cinque diverse società, che risulterebbero riconducibili, attraverso la società di diritto olandese Shikun & Binui Energy Europe B.V., al gruppo israeliano Shikun & Binui Ltd. Quest’ultimo figura nella banca dati predisposta dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani relativa alle imprese coinvolte in determinate attività connesse agli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati. È facile comprendere come il rispetto del diritto internazionale e il contrasto alla normalizzazione di ciò che sta accadendo a Gaza vengano messi alla prova continuamente e in maniera capillare, nelle relazioni diplomatiche come nelle forniture militari, negli scambi commerciali e negli investimenti che arrivano sui nostri territori.

Il 27 ottobre si vota in Israele. Il problema è che la maggior parte dell'elettorato israeliano vuole l'assedio e Gaza e procedere nella colonizzazione in Cisgiordania. È un problema politico ma soprattutto culturale e di visione suprematista. Cosa ne pensa?

Se queste ipotesi si dovessero realizzare, lo scenario sarebbe ancora più drammatico. Preoccupa che voci di molti esperti non credano che in Israele possano esserci cambiamenti in tal senso. La posizione del Movimento 5 Stelle è chiara: cessate il fuoco, fine dell’assedio di Gaza, rispetto del diritto internazionale, stop alla colonizzazione dei territori occupati e riconoscimento dello Stato di Palestina, nella prospettiva dei due popoli e due Stati.

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