Nel pieno di una delle fasi più drammatiche della sua storia recente, il Venezuela mostra una compattezza politica e popolare che smentisce apertamente le narrazioni provenienti da Washington. La presidente incaricata Delcy Rodríguez ha ribadito con fermezza che il Paese non è governato da alcuna potenza straniera, ma da istituzioni legittime e da un popolo organizzato che resiste. Parole pronunciate da Catia La Mar, una delle località colpite dai bombardamenti statunitensi del 3 gennaio, divenuta simbolo della volontà venezuelana di difendere sovranità e indipendenza anche sotto le macerie.
L’aggressione militare degli Stati Uniti, costata la vita a circa cento civili e militari e accompagnata dal sequestro del presidente costituzionale Nicolás Maduro e prima combattente Cilia Flores, non ha prodotto la frattura interna auspicata dagli strateghi di Washington. Al contrario, ha rafforzato l’unità del campo chavista e la saldatura tra Governo, forze armate e potere popolare. Rodríguez ha più volte sottolineato che “la grande vittoria del nemico sarebbe dividerci”, ma che tale obiettivo è fallito di fronte a una risposta collettiva fatta di fermezza, serenità e coscienza storica.
Mentre Donald Trump si auto-proclama sui social “presidente ad interim” del Venezuela e alti funzionari USA rivendicano un controllo unilaterale sull’industria petrolifera venezuelana, Caracas riafferma la propria linea: relazioni internazionali basate sul rispetto, sulla legalità e su accordi trasparenti, senza rinunce alla sovranità nazionale. Anche sul terreno energetico, il Governo bolivariano insiste su una cooperazione che porti benefici reciproci, respingendo l’idea di una gestione coloniale delle proprie risorse.
Di fronte alla propaganda della Casa Bianca, che parla di “piena cooperazione” e celebra l’aggressione come un successo geopolitico, il chavismo risponde con la mobilitazione popolare, il sostegno internazionale e la legittimità costituzionale. Le manifestazioni in Venezuela e in decine di Paesi per la liberazione di Maduro e Flores testimoniano che la pressione esterna non ha spezzato il tessuto politico del Paese, ma lo ha reso più consapevole e coeso.
La storia recente dimostra ancora una volta che la Rivoluzione Bolivariana, nata come progetto di emancipazione nazionale e giustizia sociale, trova nella difficoltà la propria forza. Di fronte alle manovre statunitensi, il Venezuela bolivariano non arretra: si compatta, resiste e rilancia la propria battaglia per un futuro sovrano, multipolare e libero da ingerenze imperiali.
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