di Francesco Santoianni
Una evidente false-flag dietro le dichiarazioni dietro del governo tedesco che addebita alla Federazione russa l’invio di droni con esplosivo all’aeroporto di Lipsia/Halle? O anche una (mi si perdoni il gioco di parole) falsa false-flag? Un qualcosa di simile, verosimilmente, era già avvenuto in Francia subito dopo l’attentato al Charlie Hebdo, quando, tanto per dirne una, venne miracolosamente ritrovata - e subito inviata ai media la sua foto - la carta di identità di Saïd Kouachi uno dei presunti attentatori. Perché una “prova” così sbracata? E perché furono irragionevolmente uccisi i fratelli Kouachi? E perché fu consentito ad essi una intervista telefonica nella quale si presentavano, non già per informatori dei servizi segreti francesi quali essi erano, bensì per seguaci di un tale Anwar al-Awlaki? L’ipotesi più verosimile è che si sia trattato di un tentativo di allontanare le indagini dai tanti tagliagole jihadisti al soldo del governo francese (ad esempio, per combattere in Siria) che avevano lanciato un avvertimento ai loro burattinai, dirottandole verso “schegge impazzite” del terrorismo.
E per il drone all’aeroporto di Lipsia/Halle? Le prove che dovrebbero accusare la Federazione russa sono abbastanza dubbie, ma la più incredibile è la faccenda del piccolo drone che, il 4 agosto, alcuni dipendenti dell’aeroporto di Lipsia/Halle avrebbero notato volare o “librarsi” a bassissima quota fra due aerei cargo Antonov An-124 della compagnia statale ucraina Antonov Airlines. Un dipendente, quindi, “entrò fisicamente in contatto con il drone” facendolo cadere. Secondo un’altra ricostruzione (anch’essa ha trovato spazio sui media tedeschi), il drone avrebbe urtato uno degli Antonov parcheggiati; nell’urto, dall’ordigno si sarebbe staccato un contenitore metallico contenente circa 600 grammi di esplosivo Semtex (o PETN, secondo altri media) il quale non sarebbe esploso in quanto “il detonatore si era strappato o separato durante l’urto” oppure, secondo altri media, “ per colpa di un detonatore difettoso”. Ma come, giustamente si fa notare qui, <<…da che mondo è mondo, i droni vanno a sbattere dritti contro il bersaglio, esplodendo all’impatto; non si adagiano dolcemente accanto al bersaglio, e poi fanno detonare l’esplosivo. Ci manca ancora che chiedano il permesso: “Mi scusi, signor aereo: le dispiace se mi parcheggio qua di fianco a lei? Sono piccolo piccolo, non do nessun fastidio.”>>
Certo, la faccenda del drone potrebbe essere un mero “avvertimento” delle autorità russe che, avendo disattivato il congegno esplosivo, volevano far capire al governo tedesco la vulnerabilità dell’apparato militare NATO. Ma c’è un’altra ipotesi e cioè che dietro la diffusione della “notizia” potrebbero esserci settori dell’establishment tedesco per rimuovere, prima che sia troppo tardi, l’ormai impresentabile governo tedesco, soprattutto dopo quello che sta venendo fuori sull’attentato al Nord Stream 2 e la crisi economica nella quale è precipitata la guerrafondaia Germania.
Intanto, mentre spuntano sui media i “responsabili dell’attentato” incomprensibilmente entrati in Germania con passaporto russo e bielorusso, Zelensky arriva a minacciare, senza che questo provochi la benché minima condanna da parte dell’Unione Europea e dei suoi governi, di abbattere con droni aerei di linea russi.
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