Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rilanciato la sua offensiva commerciale contro l’India, minacciando un aumento "considerevole" dei dazi sulle importazioni di beni indiani a seguito degli acquisti di petrolio russo da parte di Nuova Delhi. L’annuncio, diffuso – come di consueto - attraverso un post su Truth Social, accusa l’India di rivendere sul mercato globale il greggio acquistato dalla Russia, traendone ingenti profitti. "Non sembrano preoccuparsi di quante persone muoiano in Ucraina a causa della macchina militare russa", ha aggiunto Trump, giustificando così la stretta tariffaria.
Già la scorsa settimana, con un ordine esecutivo firmato il 31 luglio, il presidente USA aveva imposto un dazio del 25% su una vasta gamma di prodotti indiani, in vigore dal 7 agosto. Una mossa che ha provocato la ferma reazione del governo di Narendra Modi, il quale ha definito la decisione "ingiustificata e irragionevole", promettendo contromisure per tutelare gli interessi nazionali.
In un dettagliato comunicato, il Ministero degli Esteri indiano ha respinto le critiche, sottolineando come l’India abbia incrementato le importazioni energetiche dalla Russia solo dopo che i tradizionali fornitori – in primis il Medio Oriente – avevano dirottato le forniture verso l’Europa all’inizio del conflitto in Ucraina. "Gli stessi Stati Uniti, in quel momento, incoraggiarono tali acquisti per stabilizzare i mercati globali", si legge nella nota.
Nuova Delhi ha inoltre puntato il dito contro le "contraddizioni" di Washington e Bruxelles, ricordando che l’UE nel 2024 ha mantenuto un volume di scambi con la Russia pari a 67,5 miliardi di euro, includendo non solo energia ma anche fertilizzanti, acciaio e prodotti chimici. Persino gli USA, osserva il governo indiano, continuano a importare esafluoruro di uranio per l’industria nucleare e palladio per i veicoli elettrici. "Per noi è una necessità dettata dal mercato, mentre per loro non è una priorità vitale", ha affermato il ministero, denunciando un evidente "doppio standard".
L’India, diventata uno dei maggiori acquirenti di greggio russo grazie agli sconti offerti da Mosca, importa in media 1,7 milioni di barili al giorno, rivendendone una parte come prodotti raffinati. Secondo dati Kpler, nei primi sei mesi del 2025 ha esportato 1,4 milioni di barili/giorno di derivati, tra cui gasolio e benzina. Sebbene sia difficile quantificare la quota esatta di petrolio russo nei flussi indiani, l’ipotesi di sanzioni secondarie – annunciate da Trump in caso di mancato cessate il fuoco in Ucraina entro l’8 agosto – rischia di costringere Nuova Delhi a cercare fornitori alternativi, come dimostrano gli ordini urgenti di greggio dagli Emirati Arabi e dagli USA effettuati da alcune raffinerie nazionali.
La tensione riflette anche il deterioramento dei rapporti tra Trump e Modi, un tempo alleati. L’amministrazione statunitense critica da mesi l’adesione dell’India ai BRICS e i tentativi del blocco di ridurre la dipendenza dal dollaro, oltre alle barriere commerciali imposte da Nuova Delhi in settori sensibili come l’agricoltura. Mosca, dal canto suo, ha bollato le minacce statunitensi come "illegittime". "Nessuno può imporre a un paese sovrano con chi commerciare", ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ribadendo il diritto dell’India a scegliere partner economici in linea con i propri interessi.
Intanto, il deficit commerciale USA-India, salito a 45,8 miliardi di dollari nel 2024, rimane un nodo centrale.
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