Le speranze di una svolta diplomatica nel conflitto russo-ucraino sembrano appese a un filo. Il Segretario di Stato USA Marco Rubio ha dichiarato da Parigi che Washington potrebbe interrompere nel giro di pochi giorni i suoi tentativi di mediazione, a meno che non emergano segnali concreti di un possibile accordo. “Non è la nostra guerra”, ha ribadito Rubio, sottolineando che gli Stati Uniti, pur avendo sostenuto Kiev per tre anni, potrebbero decidere di voltare pagina se i margini di trattativa resteranno troppo ristretti.
Rubio ha confermato che le ultime discussioni con i partner europei e con il governo ucraino sono state “costruttive”, e che alcuni punti del piano di pace statunitense sono stati accolti positivamente. Tuttavia, il tempo stringe: “Serve capire rapidamente se è possibile fare progressi significativi”.
Dall’altra parte, Mosca si dice ancora disponibile al dialogo. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha riconosciuto “alcuni avanzamenti”, come la tregua temporanea russa sugli attacchi alle infrastrutture energetiche, ma ha accusato il regime di Kiev di non aver rispettato gli accordi.
E mentre da Mosca si sottolinea la volontà di una soluzione pacifica, si punta il dito contro l’Europa, accusata di spingere verso una maggiore militarizzazione. Tra aperture e tensioni, la strada della pace resta in salita.
*Tratto dalla newsletter quotidiana de l'AntiDiplomatico dedicata ai nostri abbonati
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