La richiesta è arrivata secca. Zelensky si faccia da parte e si torni alle urne. Il regime di Kiev l'ha presa come un'aggressione. Ma sotto l'indignazione ce n'è un'altra, molto più pratica.
Cosa succede domani.
Gli ucraini Trump lo conoscono, come evidenzia Welt È impulsivo, alza la voce, cambia idea e poi riapre il discorso. A febbraio del 2025 si erano strillati dietro nello Studio Ovale, su come chiudere la guerra e a quali condizioni. Sembrava la fine, qualche settimana dopo si erano risentiti. Adesso il giro è di nuovo quello, e stavolta l'impressione è che voglia spingere più a fondo la questione.
Il punto è l'elenco di cose che Washington può spegnere con una firma. I Patriot, per prima cosa, e i missili che li tengono vivi, l'unico scudo che intercetta con una certa affidabilità i ballisticici a corto raggio. Poi Starlink, la rete di Musk che tiene insieme le comunicazioni al fronte e manda in volo i droni. E poi i dati satellitari, le informazioni che gli USA passano e che a Kiev considerano indispensabili. Queste le leve che può azionare Trump per costringere Zelensky e la sua cricca a più miti consigli e per ridimensionare la loro spavalderia.
Zelensky ha letto il movimento trumpiano e si è girato verso ovest, a cercare gli europei, sempre pronti a immolarsi per la causa dei neonazisti ucraini. Il Financial Times racconta anche dell'altro, gli USA minacciano di chiudere i rubinetti se gli ucraini non smettono di colpire le raffinerie russe.
A Mosca non fanno i salti di gioia per tali sviluppi. Capiscono Trump quanto i suoi collaboratori, forse più dei suoi collaboratori, improvvisa, incoerente, fedele a un solo interesse che è il proprio. In queste settimane negli Stati Uniti si giocano le elezioni di metà mandato, i repubblicani non stanno bene nei sondaggi e il Congresso è in bilico. Trump ha bisogno di carburante a basso prezzo, il diesel lo compra a Mosca e lo paga con un alleggerimento delle sanzioni. Lo scontro con Zelensky entra in quel quadro come ci entra tutto, dentro una campagna.
Per questo in Russia aspettano. Sanno che oggi il presidente statunitense attacca e domani può svegliarsi con un'idea opposta, che non è un amico di nessuno e tanto meno il loro.
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