Altri criminali libici in Italia con tanto di selfie di gruppo

21 Marzo 2025 16:00 Michelangelo Severgnini


di Michelangelo Severgnini

Altri criminali libici legati alle milizie di Tripoli, tra cui Abdul Ghani Al-Kikli, sono stati pizzicati nelle ore scorse in Italia, precisamente all'Ospedale Europeo di Roma all'Eur.


Qualcuno li va ad arrestare?

In realtà non li ha pizzicati nessuno, si sono semplicemente fatti un selfie e qualcuno se n'è accorto.

Nella primavera 2019 girai a Tunisi per il film "L'Urlo" un'intervista a Vincent Cochetel, inviato speciale dell'UNHCR per il Nord Africa.

Tutto quello che c'era da capire stava già in quella intervista.

Perché nessuno arresta questi criminali?

Perché girano grossi soldi?

Certo, ma soprattutto perché i governi occidentali tutti sostengono un governo illegittimo a Tripoli che dà protezione a queste milizie.

Se qualche miliziano viene arrestato, le milizie fanno cadere il governo e niente più affari per l'Italia e il resto dell'Occidente. Siamo tutti sotto ricatto.

I criminali libici sono come le vacche sacre. Non fermano i migranti, anzi li hanno raddoppiati per interesse, per farci sopra ancora più soldi.

In compenso saccheggiano il petrolio libico e lo vendono di contrabbando all'Italia.

Per questo motivo sono degli intoccabili.

<<- Le Nazioni Unite hanno un comitato per le sanzioni in Libia, hanno identificati un certo numero di trafficanti di esseri umani, conosciamo nomi e identità. A oggi nessuno è mai stato arrestato.
- Non si tratta solo di andare ad arrestare questo o quello, ma occorre chiedersi come e perché i Governi europei riconoscono quelle autorità in Libia.
- Non voglio entrare nel merito per cui questo governo è stato riconosciuto, è una decisione delle Nazioni Unite. Conosciamo alcuni di questi posti. Abbiamo le coordinate GPS di alcuni dei posti dove le persone vengono detenute. Perché il governo non ferma tutto questo?
- Perché, come abbiamo detto...
- Qualcuno fa affari su tutto questo.
- No, no, non solo. Se il governo (di Tripoli) vuole restare in carica, deve garantire questa impunità. Secondo me non possono farlo. Altrimenti il governo perderebbe quel potere che le milizie gli riconoscono.
- Sì, ma ad un certo punto queste milizie dovrebbero capire che non resteranno lì per sempre. Ad un certo punto, speriamo, ci sarà uno Stato libico all'interno del quale alcune milizie saranno incorporate. Ad un certo punto ti devi dissociare dal crimine organizzato. E il momento è adesso, non è tra dieci anni>>.

Quindi, in definitiva, anche per l'UNHCR ci dobbiamo affidare al buon cuore delle milizie, perché noi su di loro non abbiamo nessuno potere.
Infatti dall'intervista sono passati solo 6 anni, non proprio 10 come dice Cochetel.

In ogni caso non si prospettano ravvedimenti da parte delle milizie di Tripoli. Perché, qualcuno crede veramente al loro buon cuore?

------------------


Le più recenti da EXODUS

On Fire

L'escalation ombra della NATO ed il (terribile) bivio di Mosca

  di Giuseppe Masala per l'AntiDiplomatico   Da sempre chi scrive è considerato un filorusso. In realtà riconoscere da sempre le evidenti ragioni, politiche, strategiche, militari...

Scacco matto a Washington: perché la pressione Usa sulla Cina è fallita (di Pepe Escobar)

  di Pepe Escobar – Strategic Culture [Traduzione a cura di: Nora Hoppe]   SHANGHAI – La potenza cinese va avanti come un veicolo elettrico che rompe la velocità. L'atmosfera...

La risposta di Lavrov alle minacce di Lituania e NATO

  Il segretario generale della NATO Mark Rutte, ha dichiarato che se la Russia decidesse di usare armi nucleari contro l'Ucraina durante le esercitazioni congiunte con la Bielorussia, subirebbe "conseguenze...

Eurovision. Voti truccati da Israele e l'inganno burocratico dell'EBU

  di Agata Iacono    Non è notizia di banale gossip quella dei voti truccati all'Eurovision Song Contest. È la vetrina più evidente di un'operazione di hasbara –...

Copyright L'Antidiplomatico 2015 all rights reserved
L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa