di Andrea Zhok*
Chiedo venia, ma continua a venire fuori questo demenziale parallelismo tra Palestina e Iran, come se chi ha protestato per il genocidio di Gaza dovesse per coerenza protestare contro la repressione della rivolta armata nelle città iraniane.
Inizialmente pensavo fosse qualche episodico minus habens a sostenere questa tesi, ma non bisogna mai eccedere in fiducia nella specie umana: questo "ragionamento" continua ad essere ripetuto e ripreso.
Bene, siccome si chiama in causa la necessità di coerenza e il parallelismo tra le due situazioni, segnalo quattro cose.
1) Chi chiede la sovranità dei palestinesi sulla Palestina, deve chiedere coerentemente la sovranità degli iraniani sull'Iran, senza interventi militari esterni, questo è coerente con il principio di autodeterminazione dei popoli. Chi lo respinge aderisce ad una forma di suprematismo coloniale, per cui la civiltà deve essere importata dall'esterno con le armi.
2) L'attacco di Hamas del 7 ottobre non era un attacco a uno stato straniero, ma un attacco a una forza coloniale insediata su territori occupati militarmente e che Israele non ha alcun diritto a rivendicare come propri. E questo non per mia opinione, ma a termini di legge e sulla base delle risoluzioni dell'ONU.
3) La risposta israeliana già il 9 ottobre, 2 giorni dopo, aveva cacciato ogni residuo elemento di Hamas coinvolto nell'attacco. Da quel momento in poi l'IDF ha proseguito nel massacro in aree civili, radendo al suolo la striscia di Gaza, uccidendo, secondo le stime più restrittive, almeno 56.000 palestinesi, di cui circa 20.000 minorenni. Questo massacro è durato con cadenza quotidiana per 24 mesi (e in tono minore anche dopo).
- La risposta del governo iraniano alla rivolta armata sul proprio territorio è durata il tempo della rivolta stessa. Secondo il Dipartimento della Difesa americano 800 rivoltosi catturati, che si riteneva fossero passati per le armi, sono ancora nelle carceri iraniane in attesa di processo.
4) La risposta pubblica ai massacri israeliani ha cominciato ad albeggiare timidamente in Europa non prima di 6 mesi dal 7 ottobre, quando sono comparse le prime manifestazioni significative. Per avere una risposta massiva, in cui prendessero la parola anche testate giornalistiche importanti e qualche carica istituzionale si è dovuto attendere un anno e mezzo di massacri in mondovisione.
- La risposta pubblica a quanto succedeva in Iran è arrivata istantaneamente - ben prima di capire cosa esattamente stesse succedendo - con immediate vibranti denunce di massacri inenarrabili di manifestanti pacifici. Si è negato per giorni che i "manifestanti pacifici" fossero armati di tutto punto, sparassero sulle forze di sicurezza, bruciassero moschee, biblioteche, automobili, caseggiati. Tuttavia, in quasi totale assenza di informazioni, dopo poche ore la rete era inondata di numeri lunari delle "vittime del regime" (ha girato subito e continua ancora a girare la sparata, destituita di ogni fondamento, dei 12.000 manifestanti uccisi, laddove ora si parla di 3.000 vittime complessive, tra manifestanti, infiltrati, forze dell'ordine e civili accidentalmente colpiti.)
Ecco, se ancora non capite:
a) che le due circostanze sono incomparabili;
b) che l'opinione pubblica nei due casi è stata manipolata e strumentalizzata in direzioni opposte, fornendogli dati falsi e chiavi di lettura faziose (in comune c'è solo una cosa: sono state letture gradite a Israele);
c) che, eventualmente, coerenza vorrebbe di sostenere l'autodeterminazione dei palestinesi come degli iraniani;
se ancora non lo avete capito, allora NON VOLETE capirlo, e si tratta non più di ignoranza ma di malafede.
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