Baku a metà strada nell'aggressione yankee-sionista all'Iran

11 Marzo 2026 15:08 Fabrizio Poggi


di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

La Russia, già a suo tempo alle prese con l'evidente disegno americano di penetrazione nel Caucaso ex sovietico, rappresentato dalla funzione “mediatrice” di Washington nella firma apposta lo scorso 8 agosto dal presidente azero Il'kham Aliev e dal premier armeno Nikol Pašinjan in calce alla cosiddetta “dichiarazione di intenti per la conclusione di un accordo di pace” tra Baku e Erevan, è ora impegnata a tentare di convincere Aliev a non intervenire nel conflitto mediorientale. Il disegno USA di penetrazione caucasica si concretizza, come noto, nel progetto secondo cui l'accordo armeno-azero prevede che il cosiddetto “corridoio Zangezur”- conosciuto come "Trump Route for International Peace and Prosperity" (TRIPP) - che dovrebbe collegare l'Azerbajdžan alla sua regione autonoma di Nakhicevan attraverso l'Armenia, venga ceduto “in affitto” per 99 anni a un consorzio americano, che ne assumerà il controllo tramite compagnie militari private. E ora, coi droni “iraniani” caduti proprio su Nakhicevan, il gioco si fa più acceso, col rischio che Baku venga portata a entrare nel conflitto. È il caso di ricordare come già nei giorni immediatamente successivi alla firma Aliev-Pašinjan a Washington, il consigliere della Guida Suprema dell'Iran, Ali Akbar Velayati, avesse definito il "Corridoio di Zangezur" un «piano americano-sionista per il blocco terrestre dell'Iran e della Russia». Alla luce dell'aggressione yankee-sionista all'Iran, quelle parole assumono un significato più che concreto.

Ora, dunque, in ballo è direttamente l'intervento azero nella guerra, con Moskva che tenta di scongiurare l'eventualità.

Stando alle notizie ufficiali, non pare che la questione sia stata affrontata espressamente nel corso della telefonata Trump-Putin, ma è certo che il pericolo di un allargamento del conflitto alle proprie frontiere meridionali preoccupi non poco il Cremlino, interessato a impedire che attori esterni costruiscano nel Caucaso configurazioni contro la Russia.

Intervistato dal canale “Ekho Baku”, il politologo Serghej Markedonov, ricercatore presso l'Istituto di Relazioni Internazionali del Ministero degli esteri russo, afferma che il Cremlino utilizzerà ogni mezzo diplomatico per prevenire un conflitto militare tra Iran e Azerbajdžan. A dimostrarlo, sarebbe il colloquio telefonico intercorso nei giorni scorsi tra Aliev e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in cui quest'ultimo ha assicurato che Teheran non ha attaccato Nakhchivan con droni. E, dopo la conversazione con Vladimir Putin, Pezeshkian ha promesso di astenersi dall'attaccare i paesi del Golfo Persico, a meno che il loro territorio non venga utilizzato per attacchi contro Teheran. Vladimir Putin ha esperienza nella risoluzione di crisi emotive con l'Azerbajdžan, dice Markedonov e molti commentatori occidentali hanno notato che Pezeshkian ha rilasciato tale dichiarazione dopo la sua telefonata con Putin.

I timori di coinvolgimento azero comunque rimangono. Le autorità azere avevano bisogno della provocazione con i "droni iraniani" a Nakhicevan per preparare l'opinione pubblica a una possibile invasione dell'Iran e alla conquista di province popolate da azeri, sostiene il corrispondente di guerra Oleg Blokhin. E, però, Il'ham Aliev compirà questo passo solo se riterrà che il potere di Teheran sia gravemente indebolito dagli attacchi statunitensi.

È improbabile che Aliev fornisca soldati, dice Blokhin, ma potrebbe contribuire con artiglieria e potenza aerea, perché abbiamo assistito a due provocazioni con l'impiego di droni. Immediatamente, senza attendere una qualunque indagine, Aliev ha incolpato Teheran, sebbene gli iraniani abbiano affermato di non averli lanciati e non aver avuto bisogno di farlo. Ma Aliev non ne vuol sapere e ha già dispiegato truppe.

Gli azeri potrebbero entrare in guerra, dice Blokhin, ma se lo facessero con truppe di terra, ciò si verificherebbe solo quando il regime iraniano sia già completamente indebolito e, se ciò accadesse, «cercherebbero sicuramente di impadronirsi di parte dell'Azerbajdžan (provincia dell'Azerbaigian orientale) e se non proprio di inglobarla, quantomeno portarla completamente sotto la loro influenza».

A questo proposito, l'orientalista Tural Kerimov conferma che la scommessa principale degli USA è sul separatismo in Iran: al momento, il paese è «in fermento a fuoco lento o medio e il punto cruciale sarà un tentativo di scatenare un conflitto interno. Non una rivolta rivoluzionaria, ma un tentativo di separare le diverse regioni dell'Iran». Non a caso, Trump ha detto di non avere garanzie che la mappa dell'Iran e i confini rimarranno gli stessi di prima della guerra e, secondo Kerimov, è molto probabile che gli USA adottino misure per garantire che Khuzestan, Beludžistan, Kurdistan, Nuristan, Azerbajdžan e altre province siano in fiamme. A quel punto, Teheran sarebbe costretta a combattere anche contro «i separatisti sul proprio territorio, il che sarebbe peggio di un'operazione di terra».

Ma, secondo il politologo Serghej Markedonov, l'unificazione dell'Azerbajdžan con la provincia iraniana dell' Azerbajdžan meridionale è improbabile, poiché le persone che vi risiedono hanno identità distinte: «Gli azeri che oggi compongono la Repubblica dell'Azerbajdžan facevano parte sia dell'Impero russo che dell'URSS. Il livello di religiosità è inferiore rispetto all'Azerbajdžan meridionale e anche il livello di lealtà verso lo Stato è diverso». E, per la verità, nemmeno gli attori esterni non hanno interesse a creare un Grande Azerbajdžan. Anche secondo le stime più prudenti, dice Markedonov, ci sono 15 milioni di azeri in Iran; secondo stime più larghe, 30 milioni. Questo è da 1,5 a 3 volte più della popolazione della stessa Repubblica dell'Azerbajdžan. È un interrogativo non da poco se i vari attori esterni accetterebbero tali cambiamenti territoriali.

Come che sia, ancora Markedonov afferma che l'immagine che Il'ham Aliev si è “auto-creata” ha portato a un'escalation senza precedenti nelle relazioni con l'Iran, in seguito all'incidente con i droni a Nakhicevan.

Abbiamo assistito a dure dichiarazioni contro la Russia tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, ricorda Markedonov; ora, sono state rilasciate dichiarazioni senza precedenti contro l'Iran, «l'esercito è stato messo in stato di allerta. Il corpo diplomatico è stato evacuato. Lo spiego con il fatto che l'immagine di duro, di uomo forte esiste e ha un impatto. La leadership dell'Azerbajdžan non può fingere di nulla. Pertanto, valuterei la possibilità di un'escalation al 50%». La tentazione, dunque, c'è; anche se, al di là di queste tentazioni, Baku non si nasconde rischi e preoccupazioni. In ogni caso, Aliev ha espresso le proprie condoglianze per la morte di Ali Khamenei e, per ora, l'Azerbajdžan rimane apparentemente neutrale nell'attuale conflitto, bilanciandosi tra Stati Uniti, Turchia, Russia, Israele e Iran.

In ogni caso, afferma l'ex ufficiale americano a riposo Stanislav Krapivnik, la Russia non può permettere il crollo dell'Iran, perché in tal caso la guerra si estenderebbe alle sue regioni meridionali. Per la Russia, il crollo dell'Iran rappresenterebbe una crisi esistenziale, afferma Krapivnik; significherebbe che Caucaso e Asia vadano immediatamente a fuoco e anche la Russia andrebbe a fuoco. L'incendio si riverserebbe nella regione di Orenburg, negli Urali e oltre. Ci sarebbe una guerra interna, dice l'ex ufficiale; forse non subito, ma nel giro di un anno il Caucaso andrebbe a fuoco. E, però, dice Krapivnik, se si arriverà all'uso dell'arma nucleare, allora Russia e Cina «dovranno entrare nel conflitto. Perché non ci sarà via d'uscita. Non credo che gli americani lo vogliano, ma con gli israeliani non si sa mai. Hanno al potere gente piuttosto pazza».

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https://politnavigator.net/moskva-pytaetsya-ostanovit-vtyagivanie-azerbajjdzhana-v-vojjnu-protiv-irana.html

https://politnavigator.news/aliev-vyzhidaet-kogda-ssha-svaryat-iran.html

https://politnavigator.news/ehto-ne-odin-narod-sozdanie-velikogo-azerbajjdzhana-maloveroyatno-ehkspert.html

https://www.politnavigator.net/bolshojj-soblazn-no-i-bolshie-riski-vlezet-li-aliev-v-vojjnu-protiv-irana-prognoz-mgimo.html

https://www.politnavigator.net/krapivnik-esli-iran-padjot-zagoritsya-kavkaz-i-ves-yug-rossii.html

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