Turbolenze sui mercati tecnologici. Il crollo di SpaceX e l'incertezza che avvolge il Nasdaq accendono i riflettori su una questione ben più ampia: il sistema finanziario globale è un castello di carte?
Ne parliamo in questa intervista con Alessandro Volpi, che analizza con Loretta Napoleoni le dinamiche profonde di una finanza sempre più concentrata e lontana dall'economia reale. Al centro del ragionamento, il ruolo dei giganti del risparmio come Black Rock e la proliferazione degli ETF, strumenti che, alimentando una crescita apparentemente senza limiti, rischiano di trasformarsi in una trappola per i piccoli risparmiatori.
"Il grande gestore non perde mai. I risparmiatori, che devono adattarsi alle oscillazioni costanti dei titoli, sono quelli che rischiano ogni volta di essere travolti dall'onda della crisi".
Volpi mette in guardia: dietro l'apparente democratizzazione della finanza si nasconde un meccanismo perverso che trasferisce il rischio dai grandi gestori ai risparmiatori, sempre più esposti a oscillazioni violente e imprevedibili. Un sistema che, per reggersi, ha bisogno di un flusso costante di nuova liquidità, mentre l'Occidente si impoverisce e l'innovazione reale viene soffocata.
"Se i risparmi si contraggono, questo tipo di bolla rischia di non avere l'alimentazione. E i primi a pagare le conseguenze sono quelli più fragili, quelli che non possono aspettare un secondo giro di salvataggio".
Un'analisi lucida su cosa si nasconde davvero dietro la volatilità dei mercati e su chi rischia di pagare il conto più salato.
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