Già terra di mine ben prima dell’invasione russa, ancora mine in Ucraina. Ad esempio, quelle in questi giorni fatte seppellire dal governo di Kiev nelle spiagge ad Odessa per evitare uno sbarco dei russi; e anche nei prati adiacenti a parchi giochi per bambini, suscitando le proteste della popolazione.
Ma per i media mainstream le uniche che contano sono le fantomatiche “mine giocattolo” paracadutate dai russi o addirittura nascoste “nel cestello della lavatrice, nell’armadietto degli attrezzi, sulla corteccia dell’albero in giardino” come attesta Repubblica in un articolo corredato da un grottesco video nel quale un presunto artificiere “protetto” da quello che sembra un giubbotto antiproiettile (senza alcun abbigliamento antiesplosione né, tantomeno, un casco antiesplosione) taglia una borsa della spesa mettendo a nudo un improbabile “ordigno” nel quale un cavo che, pur destinato a collegare due spinotti distanti tra di loro pochi centimetri, è lungo almeno due metri.
Ma perché mai i russi, dopo quello che Repubblica definisce la loro “ritirata”, avrebbero dovuto disseminare dovunque trappole esplosive? Per “punire” una popolazione che li avrebbe sconfitti? Nonostante abbiano trucidato inermi civili accusati di aiutare i partigiani, fatto saltare ponti, razziato dovunque… non lo hanno fatto neanche le truppe tedesche in ritirata dall’Italia dopo l’armistizio. I “comunisti di Putin” peggio dei “nazisti di Hitler”? È quello che vogliono farci credere.
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