di Carla Filosa
È tempo di scontro politico, in cui ogni argomento si combatte col discredito dell’avversario, la verità opportunisticamente cancellata è sostituita con un falso verosimile inesistente. Tanata la riforma della Giustizia come riforma della Costituzione, il ministro Nordio sposta gli obiettivi “tecnici” di merito di questa sull’attacco alla persona.
Quale miglior bersaglio del procuratore Gratteri, antagonista da sempre, senza protezioni di appartenenze, troppo ligio e specchiato per essere ricattabile, troppo famoso per non suscitare invidie, di cui si decontestualizza una frase ribaltandone concettualmente il senso! La denuncia del malaffare che Gratteri ha esposto diventa così una ridicola parzialità, meritevole di gogna mediatica come minimo. Dire che ‘ndranghetisti, massoni deviati, imputati di centri di poteri, cioè ogni disonesto “voterà SI per dormire sonni tranquilli” può essere capovolto in: ognuno che voterà SI è un disonesto. Inoltre, l’avvocato Li Gotti, crotonese e profondo conoscitore dei pentiti di mafie, non solo poi conferma l’affermazione di Gratteri riferita all’ambito territoriale, ma fa anche un nome per tutti tra i corrotti negli atti processuali, quello di Giancarlo Pittelli, schierato per il SI e “qualificato come un ‘valore aggiunto’ alle ultime Regionali. Chiederei a Meloni quali sono i contenuti del ‘valore aggiunto’” (Il Fatto Quotidiano, 14.02.26).
Il mondo rovesciato è così l’utile campagna intimidatoria contro il “nemico” immaginario, ma da delegittimare come inaffidabile. Chi non rammenta poi il magistrato Raimondo Mesiano che nel 2009 condannò Fininvest al risarcimento di oltre 750 milioni di euro, e che subito diventò per questo “l’inattendibile magistrato dai calzini celesti”? Stessa operazione diffamatoria, stesso linciaggio mediatico. Però di questo non è qui da dilungarsi.
In questo tratto di tempo che ci separa dal referendum di marzo cerchiamo tutti di capire invece le finalità dei cambiamenti in atto, e non solo nella certezza di ciò che si vede, ma anche di quanto, seppure oscurato, determina pesantemente questa fase. L’attacco alla Costituzione non è nuovo. E nemmeno la necessità di addomesticare la magistratura. Quale allora l’origine delle pseudo novità? Il diritto non poggia su sé stesso e per lo più è al servizio della politica, degli interessi, dei mercati. Se assistiamo a quest’ultimo tentativo di dissezionare la Costituzione – in questo referendum ben 7 articoli verrebbero stravolti – è perché questa costituisce un intralcio al “libero” svolgimento di affari da secretare, e da cui allontanare eventuali penalità giudiziarie. Da quando i capitali sono diventati sistema dominante, sin dalla fase storica della “sottomissione reale”, la loro “libertà” è sempre esistita, negandola però al lavoro delle masse espropriate. Ciò significa che la forma illiberale di tale dominio, prioritariamente economico, ha continuamente dovuto mascherare la propria natura patteggiando il consenso ai suoi governi. Appare così la democrazia, funzionalmente altra dal suo primitivo significato storico, ma utile parvenza.
L’ancora attuale sistema economico, capitalistico, presuppone infatti la disuguaglianza su cui poter operare lo “sfruttamento”, mentre si è dovuto guadagnare un assetto politico di eguaglianza formale soggettiva, per creare e mantenere il consenso sociale alla sua riproduzione. La disuguaglianza può così sparire a favore di un’infondata uguaglianza universale raccolta nella sintesi nota “La Legge è uguale per tutti”, a cancellazione della distinzione di classe e della sua ineliminabile conflittualità, da relegare nella latenza più inoffensiva.
Democrazia diventa allora un dorato passepartout ornato di valori e diritti umani in cui viene rappresentata e creduta, al contrario, possibile uguaglianza sociale e libertà istituzionale. Contraddittoriamente, resta comunque il reale terreno di lotta favorevole ai lavoratori da impoverire, necessari all’estrazione dei profitti. L’impossibilità concettuale però di mantenere sempre in vita quest’ossimoro capitale/democrazia entro il sistema di capitale, la evidenzia la crisi di sovrapproduzione strutturale a questo modo di produzione, da cui non si riesce più a fuoriuscire da più di mezzo secolo, senza peraltro che le masse disinformate la riconoscano quale fonte reale del disagio comune.
È nella crisi odierna, infatti, che è diventato più difficile, se non impossibile, temperare le antitesi tra capitale e lavoro salariato nella forma neocorporativa. Ecco dunque che nella disgregazione politica e istituzionale in atto, in tutto l’Occidente cosiddetto, si creano mostri inesistenti ma plausibili per chi è relegato nell’ingenuità e nella paura, col diffondere allarmi di rinnovato terrorismo, brigate rosse e quant’altro, per giustificare solo l’aumento di repressione necessaria al contenimento del dissenso prevedibile.
Marx definisce l’uguaglianza e la libertà come “elementi di disturbo immanenti al sistema” del capitale. Ne deriva che, finché per esso risulti appena praticabile, faccia di tutto per elargire la “falsa libertà” additando un qualche nemico esterno o, in questo caso, l’intralcio di una giustizia troppo efficiente contro corrotti, mafiosi, piduisti, cioè così indipendente e “libera” da doverla privare di strumenti di punibilità del malaffare se interno ai politici. Il mascheramento egualitario del capitale non regge più – e il trumpismo imperante lo mostra quotidianamente – lasciando il posto all’adeguata discriminazione e repressione popolare da gestire mediante le istituzioni. Se all’estero basta rimpinguare l’industria della guerra da mantenere permanente, con allineamenti mobili legati alle opportunità variabili di tattiche senza più strategie, all’interno si controlla la proletarizzazione generalizzata come “nemico”, la società come altro. E questo è variegato: immigrati, “diversi”, chi lotta per il lavoro, la dignità, l’umano, la coscienza sociale, sindacalisti, ecc.
Il decreto sicurezza è la risposta che il capitale esige per fronteggiare un’accumulazione in crisi. Lo Stato è qui per questo. Si vieta anche l’uso del cellulare al migrante perché è una vita senza valore, senza diritti, non serve. Si propone un blocco navale e l’incremento di espulsioni per una supposta sicurezza nazionale, minacciata dall’invasione della povertà straripante perché derubata delle risorse dal nostro sistema. Si resuscita il fermo di polizia – quanti venivano arrestati agli spostamenti di Mussolini, in termini preventivi! – dove la prevenzione non è quella in ambito sanitario cioè migliore della cura, ma quella che colpisce lo svantaggio sociale o il disagio giovanile, secondo la probabilità criminogena presupposta. Restrizioni per manifestazioni e tutela delle forze dell’ordine. Uso di programmi predittivi con i quali è possibile focalizzare l’attenzione sulla geografia da indagare, e non solo sull’individuo. A seconda che i reati siano gravi o meno (accattonaggio, vagabondaggio e altri piccoli reati comuni) sono visibili alla presenza della polizia e se vengono considerati antisociali, sono inclusi in modelli che prevedono scenari diversi in ogni frangente.
Laddove si ravvisa disordine si può determinare ulteriore degrado, e quindi l’eventuale intervento preventivo potrà essere causa di incremento di reati più gravi, oltre le recidive, che verificheranno infine la presupposta criminalità del dissenso o della necessaria emarginazione della povertà non rassegnata.
“There’s no such thing as society” (la società non esiste) affermò la signora Thatcher nel 1987, basato su “there is no alternative” (non ci sono alternative) al sistema economico, promuovendo così il libero mercato, il libero commercio, la globalizzazione. Anche da noi di superamento del modo di produzione, di programmi sociali di inclusione, recupero culturale e senso della comunità non c’è parola. In quest’abbraccio mortale dell’Occidente in rovina non si vede il resto del mondo che pretende un’alternativa a questo imperialismo, votato alla distruzione anche della natura pur di sopravvivere come egemonia predatoria. Rimanere ancorati alle vecchie logiche suprematiste conduce al baratro della guerra infinita e al massacro indiscriminato di intere popolazioni.
Ma ancora in questo rinnovato law and order di adesso arrestare equivale a maggior sicurezza. Resta da chiedersi per chi.
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Ha spazzato via la pace dal mio cuore, ha frantumato la stabilità della mia mente e mi ha contagiato con una strana sindrome dell’anima. "
Potrebbero benissimo essere parole di un sopravvissuto alla Shoah…
In realtà sono parole di Wasim Said, sopravvissuto al genocidio a Gaza autore di questa testimonianza esclusiva:
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