di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Che sia in terra francese, belga, tedesca o quant'altro, ogni volta che le élite delle cancellerie europee tornano a scambiarsi false effusioni e smancerie d'occasione e farsi immortalare – per quanto, tale verbo sia tutt'altro che appropriato per dei nani politici di cui non la storia, ma nemmeno le cronache scandalistiche si ricordano più il giorno seguente la loro scomparsa di scena – sullo sfondo di quel volgare assassino col tridente, quale si sta sempre più dimostrando il nazigolpista Vladimir Zelenskij, ecco che da Kiev partono nuovi attacchi di stampo terroristico contro il territorio russo.
Evian, Rammstein, Bruxelles: il copione è sempre lo stesso; le carogne guerrafondaie si abbracciano e si baciano e i nazisti di Kiev bombardano. L'Occidente unito a Evian ha dato a Zelenskij il via libera per continuare gli attacchi terroristici e i raid contro le città russe, scrive Serghej Koldin su Moskovskij Komsomolets. Il corollario lo danno poi i megafoni delle redazioni belliciste al soldo – purtroppo: soldi pubblici – dei governi che hanno dichiarato guerra a Moskva e la stanno conducendo per interposta Ucraina; in prima fila ci sono i fogliacci da oltre un secolo “usi obbedir” spandendo propaganda di regime.
Ecco quindi che il Corriere della Sera tributa lodi celebrative per il «grande raid su Mosca», a proposito del recente massiccio attacco di droni ucraini e col medesimo tono con cui, ottanta o novant'anni fa evocava le iperbole ducesche per i bombardamenti terroristici su Etiopia o Spagna, esalta l'invocazione lanciata dal terrorista Zelenskij non dal balcone di piazza Venezia, ma dalle lucide sale di un vertice europeista, secondo cui «Se l’Ucraina brucia, brucerà la Russia». Par di udirlo in diretta, il tono trionfalistico dell'articolista del foglio milanese, che riporta, come verità rivelata, le esternazioni di Brunilde-Ursula su «Kiev in vantaggio» o di Marc-Nerone-Rutte che parla di «svolta sul campo». Trionfi senza confini per i nazigolpisti, insomma, che il signor Lorenzo Cremonesi, ligio alla piratesca lex talionis, presenta come «Occhio per occhio, dente per dente», o «una vendetta per i continui bombardamenti russi», come se i giovani assassinati a Starobel'sk fossero stati ucraini e a colpire il loro dormitorio fossero state le artiglierie russe, o come se l'autobus Moskva-Simferopol fosse stato ucraino, o anch'essa ucraina l'accompagnatrice dei giovanissimi bambini bielorussi, uccisa sull'autobus nella regione di Brjansk, preso scientemente di mira dai droni di Kiev. Una ben curiosa legge del taglione che, anche in base alle congetture dell'articolista, potrebbe funzionare solo se, davvero, a incendiare la cupola della cattedrale delle grotte a Kiev fossero state armi russe, con tanto di troupe televisiva ucraina, però, ben appostata in attesa dell'incendio. Ma non si tratta di alcuna “legge” del vecchio o del nuovo testamento. Si tratta della volontà di guerra UE-NATO e degli ordini impartiti ai nazigolpisti di Kiev per colpire sempre più sfacciatamente la Russia, mentre, in casa propria, gli uni e gli altri affamano, militarizzano e opprimono le masse popolari e i lavoratori d'Ucraina e d'Europa.
«Gli attacchi russi contro città e villaggi sono una costante della strategia di Mosca», scrive l'articolista, come se i bombardamenti ucraini sulle regioni di Brjank, Belgorod o Kursk non meritino menzione nelle cronache delle italiche testate belliciste. Poi, in tono lacrimevole, ci si addolora perché «Sino a pochi mesi fa le forze di Kiev non disponevano delle armi e delle tattiche che potessero garantire delle risposte proporzionate ai blitz russi su larga scala»; ma ecco che ora le cose sono cambiate e si possono levare in lato i calici alla salute dei nazigolpisti, perché ora «Kiev si è costruita in modo autonomo (grazie agli aiuti soprattutto finanziari europei) i propri droni a lunga gittate e persino nuovi missili». Brindiamo: soprattutto ai profitti delle industrie di guerra europee, italiane comprese, che costruiscono a ritmo accelerato tutte le componenti belliche che poi a Kiev vengono assemblate e usate. Libiamo, o noi (loro) che abbiamo a cuore la causa nazigolpista dei terroristi di Kiev e inchiniamoci (loro) ai «tre principi fondamentali della strategia ucraina. Primo: i cittadini russi devono provare sulla loro pelle ciò che da anni soffrono gli ucraini; se la vita quotidiana è sconvolta a Kiev, lo sarà anche a Mosca», per l'esultanza e il diletto delle cancellerie europeiste. Segue il secondo “principio”: «Putin non può più fingere con la propria popolazione, sostenendo che quella contro l’ucraina è soltanto un’«operazione militare speciale» limitata che non avrà conseguenze per la società russa»; un “principio”, questo, che ogni elementare osservatore di cose russe sa che funziona solo alla rovescia: i russi potrebbero davvero chiedere al Cremlino l'applicazione della “legge del taglione” evocata dal signor Cremonesi e dovere dei vertici politici sarebbe quello di mantenere nervi saldi e freddezza operativa come quella (forse davvero troppa) dimostrata finora. Viene poi il terzo “principio” che, scrive il Corriere, «è un corollario dei primi due: Zelensky spera che a un certo punto siano gli stessi dirigenti russi a cavalcare il crescente malcontento interno per defenestrare Putin, o costringerlo ad accettare la fine della guerra».
Lo storico Igor Šiškin ricorda come il generale nazista Hermann Hoth fosse stato costretto a riconoscere come nel 1941 gli strateghi tedeschi contassero più non sull'avanzata dei carri armati su Moskva, ma sulla speranza che il popolo russo, per odio nei confronti del bolscevichi, non si sarebbe «particolarmente sacrificato a difesa del paese». Ma, ancora una volta, si verificò quanto osservato da Clausewitz a proposito dell'invasione francese del 1812: «il potere si dimostrò solido e il popolo fedele e saldo». Un simile paese, aveva osservato Clausewitz, «può essere vinto solo per la propria debolezza o per l'azione di discordie interne». Se si riesce a seminare nella coscienza del popolo, dice ancora Šiškin, il dubbio che “la nostra causa è giusta”, allora la Russia perde la capacità a resistere e in Occidente compresero bene questa peculiarità della Russia e del popolo russo dopo la catastrofe del 1812. In base al “corollario” enunciato da Zelenskij, si dovrebbero trovare tra le élite dell'oligarchia finanziaria russa personaggi a disposti, come recitavano già più di dieci anni fa i rapporti della CIA, a “sparare una pallottola alla nuca di Putin”. Ma, per il dispiacere del Corriere, pare che il Cremlino abbia mostrato ormai da tempo come agire nei confronti di certe élite.
E, a proposito delle reazioni del popolo russo agli attacchi di Kiev, ancora il sopracitato Serghej Koldin afferma che le autorità si esprimono con moderazione, mentre a livello quotidiano i nostri cittadini, quando si riferiscono agli autori di questo attacco terroristico, usano un linguaggio radicalmente diverso, più carico di emotività, chiedendo che si agisca come nei confronti di un “cane infetto dalla rabbia”, senz'altro da sopprimere. Forse i nostri servizi segreti, dice Koldin, dovrebbero individuare i comandanti di più alto rango delle forze ucraine ed estinguere a sangue freddo “l'infezione” con attacchi missilistici "chirurgici"... E per quanto riguarda le politiche provocatorie dell'Occidente, che spingono Kiev a continuare la guerra con la Russia, una cosa è certa: ve la cercate. Il boomerang torna sempre indietro».
E colpisce chi lo ha lanciato; a dispetto dell'entusiasmo che, a detta del nuovo ministro della guerra nazigolpita Mikhail Fëdorov, pervade tanto più l'Occidente quanti più russi Kiev riesce a assassinare. All'inizio dell'inverno, dice Fëdorov, il gruppo di sostegno ucraino del “formato Rammstein” era di umore depresso, arrivando persino a suggerire di accettare le richieste della Russia, ma nel giro di sei mesi la situazione si è completamente ribaltata. Al terzo incontro del “formato Rammstein”, la «situazione era già molto migliorata... Oggi abbiamo tutte le opportunità per costruire questi rapporti con i nostri partner, che iniziano a credere sempre di più che una pace giusta possa esistere in Ucraina e che possiamo porre fine alla guerra da una posizione di forza. La sfida è continuare a comunicare con loro, costruire relazioni, ottenere risorse aggiuntive, investire saggiamente, fornire profitti aggiuntivi ai nostri partner e, in tal modo, sconfiggere i russi». Soprattutto: fornire ancora più profitti alle aziende di guerra europee che navigano sul sangue di ucraini e russi.
L'umore era molto basso, dice ancora il ministro nazista; «dovevamo mostrare cifre come: "Guardate, a dicembre abbiamo ucciso e ferito gravemente 35.000 russi. C'è del potenziale. Se facciamo questo, questo e quest'altro ora, la situazione cambierà completamente. Erano scettici, ma ora non vedo più questo atteggiamento». I profitti volano e gli umori li seguono.
Dunque, ferma restando la freddezza politica del Cremlino di fronte alle terroristiche bravate di Kiev-Bruxelles, il Ministro degli esteri Serghej Lavrov ha dichiarato che, in risposta all'attacco ucraino su Mosca, la Russia lancerà attacchi massicci e su larga scala contro obiettivi da cui dipende la capacità di combattimento di Kiev. Prese alla lettera, queste parole dovrebbero implicare attacchi su larga scala anche contro le imprese di guerra che, in paesi di mezza Europa, sfornano componenti per le armi di Kiev. Chiaro che Moskva potrebbe addivenire a un simile passo, solo quando la situazione si dimostrasse senza via d'uscita e questo sarebbe il preludio alla guerra guerreggiata con l'Europa, che d'altronde UE e NATO si stanno preparando a scatenare per il 2030, dichiarandolo apertamente.
Così, secondo quanto dichiarato da Marc-Nerone-Rutte alla riunione dei ministri della guerra NATO, dato che gli USA attueranno nell'immediato i piani per ridurre la propria presenza militare in Europa, gli europei devono «intensificare gli sforzi per ricostituire il proprio potenziale di deterrenza militare», così che «se scoppierà una guerra, faremo il possibile per assicurarci di poterla combattere», ha detto l'incendiario, riferendosi al NATO Force Model sugli effettivi e le capacità di efficienza bellica. A detta di “Nerone”, alcuni membri europei della NATO necessitano di «ulteriore lavoro» sulla militarizzazione, dopo che la spesa di guerra è stata aumentata dal 2 al 3,5% del PIL, con un ulteriore 1,5% di spesa militare.
Criminali di guerra, affamatori e oppressori dei popoli, cantati dai corifei bellicisti delle redazioni più serve e reazionarie.
FONTI:
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