È stata una conferenza stampa come tante, nella sala stampa del Ministero degli Esteri cinese. Ma le domande arrivate dall’emittente teleSUR hanno offerto al portavoce Lin Jian l'occasione per mettere nero su bianco la posizione di Pechino su alcune delle vicende più delicate del momento. E le sue risposte, pronunciate alla vigilia dalla seconda udienza di Nicolás Maduro e Cilia Flores a New York, non hanno lasciato spazio ad ambiguità.
L’emittente multistatale sudamericana ha posto delle domande per conoscere la valutazione legale della Cina sul processo giudiziario in corso negli Stati Uniti. La domanda ha ripercorso i drammatici momenti vissuti il 3 gennaio del 2026: l'invasione militare statunitense, il bilancio di oltre cento vittime tra cui 32 militari cubani, il sequestro della coppia presidenziale e il loro trasferimento forzato in un centro penitenziario newyorkese. La domanda chiedeva anche quali misure concrete Pechino stia prendendo, insieme alla comunità internazionale, per ottenere la liberazione di Maduro e Flores, trattenuti illegalmente come ostaggi.
Lin Jian è stato chiaro. La Cina, ha ribadito, si oppone fermamente alla "cattura forzata" di un capo di Stato. Un atto che, a suo giudizio, viola la Carta delle Nazioni Unite, il diritto internazionale e le norme più elementari che regolano i rapporti tra Stati. Poi, la parte forse più politica della sua dichiarazione: Pechino sostiene il Venezuela nella difesa della propria sovranità, della propria dignità e dei propri diritti legittimi. Nessuna anticipazione su iniziative diplomatiche concrete, ma una presa di posizione netta che allinea la Cina a quanti vedono nel sequestro di un presidente in carica un precedente pericoloso per l'equilibrio internazionale.
El portavoz del Gobierno chino, Lin Jian, condenó la captura forzosa de un jefe de Estado por parte de #EEUU, calificándola como una violación directa de la Carta de las Naciones Unidas y del derecho internacional.
— teleSUR TV (@teleSURtv) March 25, 2026
El funcionario afirmó que #China se opone firmemente a este tipo… pic.twitter.com/BWGsMCr7Uk
Ma le domande di teleSUR non si sono fermate al Venezuela. Il secondo quesito riguardava Cuba e il blocco energetico imposto dagli Stati Uniti, definito come una forma di punizione collettiva volta a provocare un cambio di governo. Lin Jian ha raccolto il tema e lo ha amplificato. Per oltre sessant'anni, ha ricordato, Washington ha imposto all'isola un blocco totale e sanzioni illecite, causando devastazione nella vita della popolazione cubana. Anche in questo caso, la posizione cinese è stata ribadita senza tentennamenti: ferma opposizione alle misure unilaterali, sostegno al diritto di Cuba di seguire il proprio cammino di sviluppo, difesa della sovranità e della sicurezza dell'isola contro ogni interferenza esterna.
Poi, l'appello finale agli Stati Uniti, formulato in termini che lasciano poco spazio a interpretazioni: "Ritirino immediatamente il blocco e le sanzioni, e smettano di fare pressione su Cuba con qualsiasi pretesto". Una richiesta, ha sottolineato il portavoce, che è ormai il "clamore travolgente" dell'intera comunità internazionale.
Due risposte, due capitoli di una stessa linea di politica estera. Quella che Pechino sta portando avanti con coerenza in America Latina, fatta di opposizione all'ingerenza e di richiamo costante al diritto internazionale.
El portavoz del Gobierno chino, Lin Jian, exigió a #EEUU el levantamiento inmediato del bloqueo y las sanciones impuestas a #Cuba por más de 60 años, calificándolas de ilegales y responsables del profundo sufrimiento del pueblo cubano. pic.twitter.com/PH0bzf4m5q
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