Intervento di Michelangelo Severgnini trascritto da un’intervista rilasciata a Paolo Arigotti,
realizzata il 28 agosto 2026 per il canale “Spunti di riflessione”
Ho assistito in queste settimane a un florilegio di articoli, interviste, post che parlano di un imminente scontro tra Israele e la Turchia, ormai inevitabile.
Un po' mi è venuto da ridere, perché in realtà questa è una rotta di collisione che è cominciata oltre dieci anni fa e io, avendo vissuto diversi anni in Turchia, ho potuto testimoniare e monitorare diverse fasi di questa traiettoria sul campo.
Però le ho sempre tenute d’occhio anche in questi ultimi anni e a queste mi riferivo quando, per esempio (https://www.lantidiplomatico.
Questo modello della Turchia come strumento della Nato e quindi di premier turchi o presidenti turchi, in questo caso Erdogan, che sarebbero lì soltanto a fare i comodi dell'Occidente perché in realtà con la loro testa non sanno pensare, ma sono lì soltanto a esercitare i nostri voleri, questo va immediatamente rimosso. La Turchia non è più quel paese sotto influenza occidentale, forse lo è stata fino agli anni 90, ma diciamo Erdogan, nel bene o nel male, ha cambiato i connotati della Turchia da questo punto di vista.
Ha raccontato e ha dimostrato al paese che la Turchia può essere un paese sovrano a tutti gli effetti, a cominciare dal rapporto con quelli che sono i trattati internazionali, per esempio a cominciare dal trattato con la Nato.
Ora, detto questo, la storia comincia quantomeno nel 2016. Perché? In realtà comincia anche prima, comincia dall'amministrazione Obama. L'amministrazione Obama non ha mai visto di buon occhio Erdogan. Nel 2011 scoppiano le cosiddette rivoluzioni arabe, inclusa la Siria. La Turchia è terrorizzata da questo perché ci sono già varie prove sul campo che fanno capire a Erdogan che Obama non gradisce la sua presenza e quindi la Turchia teme a sua volta di subire il contraccolpo delle rivoluzioni arabe, per cui considera la Siria di fatto un episodio intermedio prima che si arrivi alla Turchia.
Per questo motivo la Turchia sceglie di intervenire a un certo punto militarmente in Siria, ma in senso protettivo, non ha mai avanzato desideri di annessione o di conquista nei confronti della Siria. C'era un problema che stiamo vedendo in queste settimane sin dal 2012, ossia che nel momento in cui fosse caduto Assad, era importante per la Turchia che a Damasco non arrivasse prima Israele.
In questo modo andrebbero raccontati di nuovo diversi anni che soprattutto qui in Italia (io non ero in Italia) sono stati raccontati secondo me in maniera travisata. Tanto è vero che poi quando arriva l'attacco di HTS la lettura immediata, automatica e più facile che viene da dare è: “ecco è stato Erdogan che ha voluto abbattere Assad”.
In realtà, tralasciando e dimenticando tutta una serie di fatti, a cominciare dalla firma del trattato di Astana nel 2018, firmato tra Turchia, Iran e Russia, che aveva come punti cardini alcuni tra cui l'integrità dello Stato siriano. La questione che la Turchia è andata a porre nel 2022-2023 è che questi obiettivi non erano stati raggiunti perché Assad non era stato in grado di recuperare le zone curde e di riportarle sotto il controllo dello Stato centrale. Questo ha fatto sì che il cosiddetto Rojava in Siria continuasse a rappresentare un elemento non solo di destabilizzazione per la Turchia ma di fatto un pericolo esistenziale per la Turchia perché sapeva benissimo come Israele stesse speculando nella proliferazione delle SDF con l’obiettivo di avvicinarsi al confine turco.
A questo punto, la Turchia ha posto il problema a Iran e a Russia: “guardate che comunque dagli accordi di Astana del 2018 non abbiamo fatto un passo avanti, come se ne esce da questa situazione?”. Benissimo, Erdogan per tutto l'anno che ha preceduto l'attacco di HTS contro Assad, ha chiesto ad Assad di incontrarsi, di sedersi a un tavolo e di risolvere insieme la questione del confine. Qual era il problema che impediva il dialogo tra Assad e Erdogan? Era che Assad, prima di sedersi, chiedeva a Erdogan di ritirare le truppe turche dal territorio siriano, mentre al contrario Erdogan diceva: “no, prima tu risolvi il problema delle SDF, delle YPG, e quindi delle formazioni curde armate, dopodiché io ritiro i miei soldati militari, perché se io ritiro l'esercito turco in questo momento, quelli si prendono anche il territorio che noi stiamo controllando, perché tu con il tuo esercito non sei in grado di tenere la Siria e il territorio siriano sotto controllo”. Quindi quando succede l'attacco di HTS, Israele è responsabile di quell'attacco perché il petrolio a Idlib, roccaforte di HTS, arrivava attraverso i curdi, quindi attraverso la mediazione americana e israeliana. HTS ha fatto soldi nei due anni precedenti attraverso il monopolio della vendita del petrolio nella Siria del Nord e vendeva di sottobanco anche il petrolio al regime di Assad perché il regime di Assad era rimasto senza petrolio di fatto.
A quel punto la Turchia decide di non impedire l'attacco di Al-Jolani e di HTS nei confronti di Assad, ma per quale motivo? Perché i Turchi, attraverso i loro servizi segreti, conoscevano molto bene HTS, sapevano che una volta che questi avessero preso il potere a Damasco, pur con tutti i desideri di Israele di abbattere Assad, questo avrebbe fatto sì che la Turchia avrebbe potuto esercitare un'influenza, un'egemonia culturale su Al-Shaara, su Al-Jolani. Ed è quello che sta succedendo, tant'è vero che la notizia di questi giorni è il definitivo scioglimento delle SDF-YPG e formazioni militari curde in Siria e l'integrazione di queste all'interno dello Stato siriano.
Faccio notare che questo era uno dei punti principali degli accordi di Astana del 2018 firmati da Russia, Iran e Turchia. Lo si è raggiunto soltanto in questo momento. Le basi russe mi risulta che siano ancora lì, quindi, voglio dire, molto di quello che è successo dalla caduta di Assad in poi è semplicemente quello che era stato scritto all'interno degli accordi di Astana sottoscritti da Russia, Iran e Turchia.
Ma ritorniamo alla questione israeliana. Nel 2016 vengono firmati degli accordi a Nicosia tra Israele, la Repubblica Greca di Cipro e la Grecia. Per quale motivo? Perché erano stati scoperti solo alcuni anni prima i giacimenti di gas, in particolare il giacimento Leviathan di fronte alle coste israeliane e anche palestinesi, e quindi si sapeva che c'era una montagna di gas da vendere all'Europa negli anni a venire. Ora, nel 2016 Israele, la Repubblica Greca di Cipro e la Grecia firmano questo trattato per stabilire che il gas da Israele, dalle acque di fronte alle coste israeliane, raggiungerà l'Europa attraverso le acque internazionali della Repubblica Greca di Cipro e la Grecia, bypassando la Turchia.
Questo è stato pensato da Israele un po' manomettendo quelle che sono le carte nautiche internazionali, per cui da quel momento comincia l'attrito tra Turchia e Israele, perché la Turchia comincia a percepirsi come elemento di troppo, mettiamo così, all'interno del disegno di troppi paesi nella regione, a cominciare dall'Unione Europea, a cominciare dagli Stati Uniti di Obama, a cominciare da Israele. Quindi la Turchia in quegli anni comincia il progetto di ricerca e fabbricazione dei droni e ora sappiamo che dieci anni più tardi, l'industria militare turca è tra le più potenti e migliori al mondo.
Però soltanto per un motivo, perché la Turchia nel 2015-2016 ha percepito la minaccia esistenziale. Gli accordi di Nicosia vengono firmati nel gennaio del 2016, nel luglio 2016 parte un colpo di Stato contro Erdogan non a caso partito dalla base di Incirlik controllata dagli americani e chissà se non ci fossero anche gli israeliani in quel momento, dispiegati sul campo.
Ecco perché la Turchia nel 2018 firma gli accordi di Astana, nel 2019 acquista il programma S-400 per la difesa (ma il contratto era già firmato dal 2017) e lo acquista dai russi. Ecco perché nel 2020 la Turchia riceve sanzioni dagli Stati Uniti (CAATSA), tali per cui viene estromessa dal programma degli F-35. E da qui in poi c'è di fatto una traiettoria di collisione evidentissima tra Israele e Turchia. Ovviamente la questione di Gaza ha semplicemente esacerbato ulteriormente questi rapporti fino a che nel maggio 2024 la Turchia interrompe i rapporti commerciali con Israele.
Poi qui si è fatta anche letteratura da parte di molti che dicono: “no ma non è vero, perché invece vendono lo stesso, guarda il gas che arriva a Israele”. Però qui, come abbiamo fatto con Fulvio Grimaldi, mi piacerebbe fare un confronto con tutti quelli che sostengono che questi rapporti commerciali non siano stati nei fatti sospesi, perché il gas che arriva a Israele tramite la Turchia è gas azero, quindi non è possibile interrompere il commercio di terzi che attraversa la Turchia. Anche perché, come abbiamo detto altre volte, la principale risorsa della Turchia è quella della posizione geostrategica, quindi il gas, il petrolio, che vada da est a ovest o da nord a sud passa dalla Turchia. Se la Turchia interrompe il gas azero è un messaggio suicida che manda a tutti gli altri che progettano di far attraversare i loro gasdotti per la Turchia.
Nel novembre del 2024 addirittura i rapporti diplomatici vengono interrotti tra Israele e Turchia e non a caso qualche settimana più tardi HTS lancia il suo attacco contro Damasco.
Nel gennaio 2025 esce il rapporto Nagel, che è un rapporto commissionato dal governo israeliano a questo ricercatore per capire, vista la situazione, viste le congiunture internazionali, quali siano i maggiori pericoli per lo Stato di Israele. Nel gennaio 2025 il rapporto Nagel stabilisce che il nemico principale, la maggiore minaccia per Israele è la Turchia.
Da allora Israele non ha mai nascosto di essere preoccupata dalla presenza turca, dalla politica estera turca e di fatto ogni settimana dal gennaio 2025 fino ad oggi si possono registrare dichiarazioni o di Netanyahu o di Erdogan uno contro l’altro. All'inizio ho cominciato a raccogliere queste dichiarazioni, poi ho smesso perché ormai erano centinaia e centinaia. Ora in queste ultime settimane Erdogan dice qualcosa contro Netanyahu o viceversa e tutti si stupiscono: “oh, guarda che sta succedendo?”.
Al contrario, è una storia che sta andando avanti da moltissimi anni. Ovviamente adesso si sono aggiunti altri tasselli, innanzitutto il recente summit NATO che si è tenuto in Turchia.
Ora, che cosa è emerso di fatto in quel summit? Innanzitutto Trump non ha mancato di riferire che secondo lui si sarebbe dovuto attribuire i meriti del fatto che Israele e Turchia ancora non fossero entrati in guerra, quindi questa dichiarazione a ridosso del vertice nato ad Ankara nel luglio scorso che cosa significa? Significa che anche gli Stati Uniti sono perfettamente al corrente di questa rotta di collisione tra Turchia e Israele.
Quindi Trump si intestava il merito che per ora questa guerra non fosse ancora cominciata. Però c'è un fatto: la produzione degli armamenti in Europa è rimasta indietro, il progetto Eurofighter sappiamo tutti in che stato versi, e quindi la Nato aveva e ha bisogno di armi. L'industria militare turca paradossalmente negli ultimi dieci anni ha fatto balzi da gigante dal tentato golpe in poi, perché ha capito che c'erano seri rischi esistenziali.
Ora Trump ha chiesto alla Turchia di rifornire e di armare l'Europa che appunto dopo questi anni di guerra in Ucraina ne rimane sguarnita.
In concomitanza qualche settimana più tardi finalmente viene siglato il Patto della Mecca. Ora, questa non è una sorpresa. Trump lo sapeva benissimo, perché sono mesi che si sta parlando di questo patto. Cosa significa? Questo patto significa testualmente questo: la Turchia da diversi anni ha capito che nel momento in cui ci fosse un conflitto diretto militare con Israele, la NATO non interverrà a sua protezione. La Turchia lo dà per pacifico.
A quel punto la Turchia avrà bisogno di dotarsi di un altro patto, di un'altra alleanza militare internazionale per far fronte alla minaccia israeliana. Questo è il motivo per cui Pakistan e Arabia Saudita sono stati coinvolti.
Pakistan e Arabia Saudita già avevano degli accordi militari da diversi anni. La Turchia si è semplicemente aggiunta cercando di ampliare gli orizzonti di questo format, chiamiamolo così, e soprattutto di dotarsi di un’arma nucleare (quella del Pakistan) che sarebbe l’unico punto di debolezza in un ipotetico confronto con Israele.
Quindi il patto della Mecca ufficialmente è stato creato in funzione difensiva per la Turchia nel momento in cui entrerà in guerra con Israele.
Da aggiungere l'ultima cosa, la questione del patto della Mecca va intesa in questo senso e in questo senso va inteso anche l'auspicio di allargamento fatto da molti. Per esempio, ci sono dichiarazioni anche di Hamas in questi giorni in cui si auspica che l'accordo della Mecca venga al più presto ampliato ad altri paesi. Si sta parlando per esempio anche dell’Egitto. E’ chiaro che questo offrirebbe un quadro militare completamente cambiato in Occidente, perché non c'è più lo schema di vent'anni fa, dove la Turchia fa le funzioni della Nato, fa il lavoro sporco della Nato in Medio Oriente e gli altri paesi che pregano di non finire sotto le grinfie di Israele.
No, qui è tutto il musulmano mediorientale che si sta militarmente organizzando contro quello che è percepito come il “pericolo maggiore comune”. Queste parole sono utilizzate da Erdogan ormai da due anni. Il “pericolo maggiore comune” in Medio Oriente è Israele.
Quindi alla fine probabilmente aspetteranno il passo falso, o più che il passo falso il colpo di testa israeliano per cercare di togliersi dall'angolo e poi evidentemente saranno costretti ad intervenire. Di fatto in questi giorni Israele ha bombardato una base militare turca in territorio siriano Abu al-Duhur, a sud di Aleppo.
I commentatori in Turchia fanno notare che questa base militare sta in territorio siriano, ma sta a 70 km dal confine con la Turchia. Israele ha bombardato postazioni militari turche, quindi questa è già una provocazione, questa è già di fatto guerra. Stanno semplicemente mettendo a puntino gli accordi trilaterali o chissà anche allargati ad altri paesi, perché a un certo punto le provocazioni di Israele non saranno più tollerate e verranno imposti in Medio Oriente altri rapporti di forza.
DOMANDA: Io ti ringrazio per questa ricostruzione, tra l'altro ti dico che hai già anticipato nella tua esposizione la larga parte delle domande che ti avrei rivolto. Per esempio, immagino che tu non sia assolutamente d'accordo su coloro che invece hanno letto in questo patto della Mecca addirittura una chiave, una funzione anti-iraniana. Questo proprio assolutamente è qualcosa che credo sinceramente sia totalmente al di fuori del significato dell’intesa, come tu ci hai già spiegato. Quindi su questo magari possiamo anche salvare nel senso che è già stato detto io più che altro quello che così una persona che, come dire, ha una visione diversa dalla tua, potrebbe obiettare, è proprio il ruolo degli Stati Uniti d'America. Perché uno potrebbe dire, allora, la Turchia fa parte della NATO, anzi addirittura del secondo esercito per importanza e potenza dell'alleanza atlantica, no? Allo stesso tempo però gli Stati Uniti, come dire, il socio di maggioranza, usiamo questo termine giusto per capirci, io direi, quelli che alla fine dettano l'agenda.
Allo stesso tempo però gli Stati Uniti sono anche molto legati a Israele. Nella prospettiva di un scontro tra Turchia e Israele, lo so che noi in Italia siamo abituati a questa idea di tifo da stadio che poi in geopolitica vale fino a un certo punto, però detto chiaro e tondo, gli Stati Uniti da che parte starebbero?
RISPOSTA: Sì, certo. Chiaramente ci sono anche qui diversi Stati Uniti, però abbiamo alcuni elementi a proposito. Nel senso che per esempio all'indomani del summit NATO in Turchia ci sono stati alcuni analisti turchi (https://www.aydinlik.com.tr/
Però devo dire anche che ci sono altri comportamenti sul campo un po' da interpretare, perché parlavo prima di questi bombardamenti israeliani sulla base di Abu al-Duhur in Siria.
Altri commentatori in Turchia fanno notare come Tom Barrack, l'ambasciatore americano in Turchia, e questo è un altro personaggio su cui bisognerebbe parlare, non solo non ha commentato l'episodio, ma il giorno dopo ha auspicato, non solo auspicato, ha cercato di convocare un tavolo tra Israele e Turchia per la de-escalation. E giustamente i turchi hanno detto: “ma scusa, tu sicuramente lo sapevi che Israele avrebbe bombardato, allora forse non era meglio parlare di de-escalation prima che questi bombardassero e non il giorno dopo?”.
Questa cosa qui diciamo ai turchi non è piaciuta.
Tom Barrack è arrivato ufficialmente ad Ankara per tenere un po' a bada la Turchia, perché chiaramente gli Stati Uniti, sia Trump che chiunque altro, soprattutto al congresso ci sono delle lobby anti-turche negli Stati Uniti, quindi non sarà facile che gli Stati Uniti in qualche modo appoggino la Turchia.
Però è anche vero un altro discorso, e cioè che gli Stati Uniti sono anche in una dinamica del “salviamo il salvabile” in Medio Oriente in questo momento, perché ci sono dinamiche che magari nel tempo presente non sono visibili, ma che stanno arrivando, stanno arrivando tutte insieme, quindi lo scenario da qui a un anno, da qui a due anni potrebbe essere veramente sconvolgente, potrebbero veramente cambiare radicalmente gli equilibri in Medio Oriente e a quel punto lì probabilmente l'America potrebbe dire: “Bah, visto che la Turchia comunque ufficialmente ancora è dei nostri, meglio non rompere del tutto altrimenti poi rischiamo veramente di perdere completamente il Medio Oriente, qualora Israele avesse la peggio in questo conflitto”.
Però d'altra parte, come dicevo prima, questa è un'altra Turchia, quindi l'abbiamo visto al summit NATO del luglio scorso, gli Stati Uniti hanno dovuto abbozzare perché di fatto la Turchia si è imposta come potenza militare all'interno della NATO.
Quindi consideriamo la Nato, oltre agli Stati Uniti e la Turchia, c'è di mezzo l'Europa. L'Europa cosa ha fatto in questi ultimi dieci anni? Oltre che buttare soldi nel progetto degli Eurofighter, oltre che buttare soldi in Ucraina e oltre che mettere i bastoni tra le ruote in Turchia, perché chiaramente il processo di adesione della Turchia all'Unione Europea è fermo da oltre vent’anni, e sono stati venti anni di accuse ininterrotte alla Turchia sui diritti umani, spesso sventolate a sproposito, senza l’onestà di inserire quelle vicende in un quadro più ampio di aggressione al paese.
Quindi l'atteggiamento dell'Unione Europea nei confronti della Turchia è stato pessimo in questi ultimi dieci anni per usare un eufemismo, per non parlare di tutti quelli che a sproposito in Turchia foraggiavano di fatto l'irredentismo curdo nei confronti della Turchia. Ecco, alla fine di questo decennio si è fatto un summit ad Ankara (ovviamente è casualmente ad Ankara perché erano più di vent'anni che non si teneva in Turchia il summit NATO), in cui sostanzialmente gli Stati Uniti hanno dovuto spiegare all’Europa: “se volete un minimo di sicurezza qui dovete acquistare i prodotti militari turchi perché voi siete scoperti, completamente scoperti”, quindi per la Turchia è stata un'enorme vittoria diplomatica, economica ovviamente, perché adesso faranno un sacco di soldi con i budget europei.
A questo punto chiaramente la Turchia si sente nelle condizioni non di conquistare territori, ma di non farsi imporre agende dagli altri. Allora tutto comincia e tutto finirà su questo progetto EastMed del gas che dal bacino Leviathan dovrà arrivare in Europa.
La Turchia si sente a tutti gli effetti coinvolta nel progetto perché questo gasdotto sottomarino ancora in costruzione, secondo la Turchia, dovrà passare per le acque turche o quantomeno per le acque nazionali della Cipro-Turca.
Quindi la Turchia si sente coinvolta, vuole entrare a far parte di questo progetto, si sente ingiustamente estromessa e questa estromissione della Turchia dal progetto dell'EastMed è percepita dalla Turchia come una minaccia nazionale, come la prova che Gli Stati Uniti, l'Occidente e Israele puntino a un ridimensionamento della Turchia, quindi a una rimozione innanzitutto di Erdogan e del partito AKP e della salita al potere in Turchia di una classe dirigente più occidentalizzata, più mansueta, come lo era fino a vent'anni fa, pronta appunto a fare i voleri dell'Occidente, pronta a fermarsi di fronte a Israele quando l'Occidente gli dice “no, fermati, Israele è un'altra cosa”.
Quella Turchia non esiste più, è cambiata in questi ultimi vent'anni, non so più con che parole dirlo.
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