Credit Agricole e la "colonizzazione" del risparmio in Italia e Germania


di Alessandro Volpi


In piena crisi politica, la finanza transalpina sta operando una azione di "colonizzazione" in Italia e in Germania, alla conquista del risparmio gestito. La mossa di Credit Agricole di superare il 15% di Bpm, chiedendo alla Bce un'autorizzazione per salire al 19,99%, ha come obiettivo, oltre alla volontà di rendere complessa e costosa la mossa di Unicredit, quello di impossessarsi di Anima, la società di gestione del risparmio con 200 miliardi di attivi.

In tal modo rafforzerebbe sensibilmente la propria posizione: Amundi, di cui Credit Agricole è azionista di controllo, ha infatti comprato da Unicredit la società del risparmio gestito Pioneer, battendo la concorrenza di Poste. Lo stesso Credit Agricole, inoltre, insieme a Bnp Paribas, sono fra i principali attori italiani del credito al consumo, con Findomestic e Agos Ducato. In tale ottica, mi sembra che la mancanza di un governo in grado di definire una chiara linea di politica economica e, al contempo, la necessità di una Legge di bilancio pesantissima generino in Francia uno spazio senza vincoli per creare un colosso europeo, dove il potere della finanza è decisamente più consistente di quello della politica, secondo il modello Draghi-Lagarde-Von der Leyen.

La finanza costruisce i suoi "campioni" secondo logiche il cui solo obiettivo è remunerare gli azionisti a discapito di tutti gli altri soggetti sociali. Per questo fine i paesi con governi deboli sono i migliori.

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