Le dichiarazioni del viceministro degli Esteri cubano Carlos Fernández de Cossío, rilasciate al programma Meet the Press dell’emittente NBC e riprese da Cubadebate, tracciano con chiarezza la linea de L’Avana nei confronti degli Stati Uniti. Cuba ribadisce innanzitutto un principio fondamentale: è una nazione sovrana e non accetterà mai di diventare uno Stato subordinato o dipendente da alcuna potenza.
La natura del proprio sistema politico non è oggetto di negoziazione, così come non lo sarebbe per qualsiasi altro Paese. Allo stesso tempo, l’isola caraibica respinge qualsiasi ipotesi di azione militare da parte di Washington, sottolineando di non rappresentare una minaccia. L’obiettivo dichiarato resta quello di costruire una relazione rispettosa e di cooperazione con gli Stati Uniti, anche sulla base di interessi condivisi. Nonostante l’apertura, Cuba mantiene un atteggiamento prudente: le forze armate restano pronte a fronteggiare eventuali scenari di escalation, in un contesto internazionale instabile.
Tuttavia, L’Avana insiste sul fatto che non esiste alcuna giustificazione per un conflitto. Uno dei punti più critici riguarda l’impatto delle politiche statunitensi sull’economia cubana. Il governo denuncia forti pressioni, in particolare sul fronte energetico, con un criminale blocco all’importazione di carburante che sta generando gravi conseguenze sociali, inclusi ritardi nelle cure mediche. Cuba si dice comunque disponibile a discutere temi concreti: migrazione, sicurezza regionale, lotta al narcotraffico e opportunità economiche. Il dialogo viene indicato come la via più logica per affrontare le divergenze, nonostante precedenti esperienze segnate da accordi non rispettati.
Il messaggio finale è netto: nessuna chiusura al confronto, ma su basi di pari dignità. L’Avana tende la mano, ribadendo però che indipendenza e autodeterminazione restano fuori da qualsiasi trattativa.
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