di Giorgio Cremaschi
Nel maggio del 2017 mi sono svegliato una notte in albergo a Donetsk, nel Donbass, mentre la città subiva un bombardamento. Per fortuna a noi non successe nulla, ma poi ci spiegarono subito che quella era la normalità, perché le truppe del governo di Kiev bombardavano regolarmente il territorio delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk, che si erano dichiarate indipendenti dal governo centrale ucraino dopo il 2014.
In quell’anno un golpe sostenuto dagli USA e dalla NATO aveva rovesciato il governo regolarmente eletto dell’Ucraina e stabilito un regime nazionalista etnico. Le province di popolazione russa del Donbass erano insorte ed una parte di esse, con il sostegno della Russia, si erano costituite in stati indipendenti. Da allora, dal 2014, c’era la guerra in Ucraina.
Nel 2017 partecipai ad una iniziativa di solidarietà con le popolazioni del Donbass, guidata e organizzata dal gruppo musicale della Banda Bassotti e dalla USB. Con noi c’era anche Eleonora Forenza, allora europarlamentare di Rifondazione comunista. Abbiamo portato medicinali, quaderni e giocattoli, abbiamo incontrato la popolazione e abbiamo visto i rifugi di campagna dove venivano protetti i bambini, quando piovevano le bombe delle truppe di Kiev. Quei rifugi, di cui pubblico una foto , mi avevano particolarmente colpito perché mi ricordavano le immagini del Vietnam. Insomma nel 2017 in Ucraina la guerra c’era già da tre anni. Chi oggi vuol far davvero far finire questa tremenda guerra, deve partire dal 2014 e non da quattro anni fa. Chi cambia la data d’inizio della guerra in Ucraina, ha intenzione di continuarla.
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