Nel giorno della doppia e sentita ricorrenza della scomparsa dell'Ayatollah Ruhollah Khomeini (3 giugno) e della storica rivolta del 15 Khordad del 1963 — considerata il nucleo fondativo della Repubblica Islamica —, le forze armate iraniane hanno formalizzato una durissima dichiarazione congiunta. Attraverso una nota ufficiale dello Stato Maggiore delle Forze Armate e del Comando Centrale di Khatam al-Anbiya, diffusa dall'emittente di Stato IRIB, Teheran ha proclamato la propria determinazione a difendere la Rivoluzione e i confini nazionali di fronte a quella che definisce una sistematica campagna di aggressione condotta da Stati Uniti e Israele.
Nel comunicato, i vertici militari iraniani affermano che le recenti azioni militari dell'asse Washington-Tel Aviv avrebbero "svelato al mondo il vero volto di coloro che si spacciano per paladini dei diritti umani". A sostegno di questa tesi, il documento cita l'uccisione di oltre 170 civili durante un raid contro un istituto scolastico a Minab, descritto come uno dei "centinaia di crimini" attribuiti alle forze avversarie.
"La nazione iraniana non si ritirerà di fronte alle minacce e all'aggressione. Le forze armate difenderanno gli ideali della Rivoluzione Islamica fino alla morte. Washington e Tel Aviv non avranno altra scelta che arrendersi alla volontà divina delle nostre forze armate e di una nazione conscia e illuminata."
La dottrina della responsabilità condivisa: il monito di Teheran ai paesi vicini
Parallelamente, il Ministero degli Esteri iraniano ha declinato la propria risposta in termini geopolitici e legali, lanciando un severo avvertimento diplomatico ai paesi della regione. L'Iran accusa l'esercito statunitense di operare come un "esercito terroristico", responsabile di aver alimentato i disordini e alterato la sicurezza nel Golfo Persico attraverso attacchi mirati contro una nave mercantile e una torre di telecomunicazioni.
Attraverso l'agenzia di stampa Fars, la diplomazia di Teheran ha chiarito la propria postura strategica rispetto ai paesi terzi che ospitano installazioni occidentali:
Il fronte del Golfo: gli Emirati Arabi Uniti chiedono una coalizione unitaria
La fermezza di Teheran ha già trovato riscontro pratico sul terreno, innescando una forte reazione politica tra le monarchie del Golfo. Le recenti offensive di rappresaglia condotte dall'Iran — che hanno colpito e gravemente danneggiato il terminal principale dell'aeroporto internazionale del Kuwait, provocando il ferimento di diverse persone e la conseguente paralisi del traffico aereo —, unitamente ai raid in Bahrein, hanno spinto gli Emirati Arabi Uniti a chiedere una forte presa di posizione collettiva.
Anwar Gargash, consigliere strategico del presidente degli Emirati Arabi Uniti, ha espresso tramite i canali social la necessità impellente di una risposta di coalizione:
"Le ripetute aggressioni iraniane contro il Kuwait e il Bahrein esigono una posizione ferma e saggia da parte di tutto il Consiglio di Cooperazione del Golfo. Nessuno Stato può essere lasciato solo a fronteggiare questa minaccia. La nostra sicurezza è interconnessa, i nostri interessi sono condivisi e il nostro destino è unico: questo attacco non è mirato a un singolo Paese, ma colpisce la stabilità di tutti noi."
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