Il testo è presente all’interno della puntata 18 di Radio Gaza.
Guarda la puntata: https://www.youtube.com/watch?
di Michelangelo Severgnini
Come abbiamo raccontato altre volte, dalla firma degli accordi del cessate il fuoco, le IDF controllano più della metà del territorio della Striscia.
Alcuni sostengono sia di fatto già un ridimensionamento definitivo, ma quel che è sicuro è che quell’area in mano alle IDF venga utilizzata come retrovie per le bande di palestinesi sostenuti da Israele contro Hamas e la popolazione.
Ma forse non c’è solo questo. Nel loro soggiorno a Mar-a-lago in Florida, Trump e Netanyahu hanno discusso di come procedere alla fase 2 del piano, cosa non del tutto gradita al leader israeliano. Perlomeno finché Hamas non abbia disarmato.
Anche Trump lo ha ribadito minaccioso: Hamas deve disarmare, come previsto dagli accordi.
Ma Hamas attraverso il leader Khaled Mashal ha fatto sapere da Doha, in Qatar, che non disarmerà come concordato, perlomeno finché non sarà realtà lo Stato Palestinese.
E allora qual è l’idea che le due volpi di Mar-a-lago hanno escogitato? Cominciare la ricostruzione nella metà di territorio sotto controllo delle IDF, per esempio il centro abitato di Rafah, nel sud della Striscia, che verrebbe ribattezzato Nuova Rafah.
Nella speranza che i quasi 2 milioni di palestinesi attualmente concentrati nella parte sotto controllo di Hamas, emigrino oltre la linea gialla in cerca di stabilità e sicurezza.
Sono almeno 5 le formazioni militari palestinesi sostenute da Israele che operano nella zona delle IDF.
Il comandante della milizia anti-Hamas a Khan Younis, intervistato niente meno che dal Wall Street Journal, Hussam al-Astal, a capo della cosiddetta “Forza d'attacco antiterrorismo”, ha affermato: “Israele sta ora cercando un partner di pace a Gaza: saremo noi”.
Gli ha fatto eco Ghassan Al-Duhini, in passato legato all’Isis, leader delle cosiddette “Forze popolari”, di cui era leader Yasser Abu Shabbab fino alla sua uccisione lo scorso 4 dicembre: “Spazzeremo via Rafah un granello di sabbia alla volta, per eliminare il ‘terrorismo’ e consentire ai civili di tornare nella zona. Vogliamo creare una comunità sicura”.
Insomma, le premesse per una guerra civile a Gaza vengono armate senza ritegno da Stati Uniti e Israele.
L’obiettivo è separare i combattenti della Resistenza dalla popolazione civile. Popolazione civile da cui però provengono i combattenti.
Ecco perché, al momento, quasi 2 milioni di persone si ostinano a stiparsi in metà di territorio della Striscia, insieme a quei cattivoni di Hamas, piuttosto che sentirsi al sicuro nelle zone controllate dalle IDF.
Ma non dovevano entrare le forze internazionali? Si parlava di gennaio come data di dispiegamento del contingente. Ma Israele fa muro e al momento è tutto fermo.
Il piano di Trump dunque può anche finire qui.
Sempre che il dopo sbornia da capodanno non riservi sorprese.
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Nota del 5 gennaio: il testo è stato scritto il 2 gennaio per la puntata pubblicata il 3 gennaio scorsi. L’attacco al Venezuela e il sequestro del suo Presidente, ancora non erano una notizia.
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