Halloween Oggi mi vesto da vetrina rotta.

31 Ottobre 2026 18:00 Agata Iacono

di Agata Iacono

La festa di Halloween, di origini celtiche, al di là dell'aspetto puramente commerciale, risponde a profonde esigenze antropologiche e psicologiche.
Non esiste una cultura dove "la festa dei morti" non sia celebrata proprio con lo scopo di esorcizzare la paura. (In Sicilia i parenti morti portavano i regali ai bambini di notte. E non certo a Natale).

Fin dalle sue origini, la festa assolve comunque a diverse funzioni sociologiche:

1. Esorcizzare la paura della morte e dell'ignoto

• Affrontare le ombre: Attraverso l'uso di maschere mostruose, scheletri e atmosfere cupe, le persone — specialmente i bambini — imparano a familiarizzare con ciò che fa paura (il buio, la morte, i mostri) in un contesto sicuro e giocoso. Riconoscere la paura e trasformarla in divertimento è una potente forma di catarsi psicologica.

2. Segnare un passaggio stagionale e il ciclo del tempo

• La fine e l'inizio: storicamente, (con il festival celtico del Samhain), serviva a scandire il ritmo della natura, celebrando l'ultimo raccolto e l'inizio del "semestre oscuro" (l'inverno). Era il momento in cui ci si preparava al freddo e alla scarsità di luce, ricordando anche chi non c'era più.

3. Ribaltare temporaneamente le regole sociali

• Era una sorta di Carnevale autunnale. Come i Saturnali romani o il Carnevale, Halloween funge antropologicamente da "valvola di sfogo" funzionale al perpetuarsi dell'ordine sociale. Indossare un costume permette di sospendere la propria identità quotidiana, interpretando per una notte un ruolo diverso, fantastico o trasgressivo, senza dover affrontare il giudizio della comunità.

Oggi mi vesto da vetrina rotta...

Paura, eh?

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