di Alessandra Ciattini
I noti analisti geopolitici Pepe Escobar e Larry Johnson, ex membro della CIA, hanno fondato un interessante canale che si chiama Transition Protocol, seguendo il quale si possono apprendere informazioni e ascoltare analisi approfondite, che il limitato panorama giornalistico italiano, dominato dalla scellerata élite bellicista, trascura ampiamente. In questo caso specifico mi riferisco ad un recente video, nel quale sono stati intervistati vari specialisti, anche un analista indiano, Pravin Sawhney, direttore di FORCE, rivista internazionale pubblicata in India, dedicata all’analisi geopolitica della regione indo-pakistana. Dunque, Transition Protocol ci propone analisi che scaturiscono anche dal punto di vista del cosiddetto Sud globale e che non ripropongono i soliti slogan dell’eurocentrismo duro a morire. Gli intervistati si sono soffermati con apprezzabile chiarezza sulle molteplici ragioni della guerra statunitense e anglo-sionista contro l'Iran, mettendo in luce aspetti molto interessanti.
Vale la pena riassumere, in primo luogo, l'intervista a Pravin Sawhney, il quale -in accordo con molti altri specialisti- ritiene che gli Stati Uniti non hanno nessuna via d'uscita dignitosa dal cul de sac in cui si sono cacciati, pressati dai genocidi israeliani, ad attaccare dell'Iran, minacciando distruzioni apocalittiche che non hanno piegato la Repubblica islamica. Infatti, secondo l’esperto indiano l’Iran è un paese inconquistabile sia per la sua geografia, la sua estensione, la presenza di più di 90 milioni di abitanti. Inoltre, a differenza degli altri paesi del Golfo Persico, non ha bisogno al 100% dei processi di desalinizzazione per avere l'acqua necessaria alla popolazione, dato che nel paese ci sono molti fiumi e riserve d’acqua. Inoltre, altro aspetto significativo è rappresentato dal fatto che la struttura energetica del paese non è centralizzata; ragione per la quale, nel caso in cui alcune centrali energetiche venissero attaccate, come è avvenuto con i bombardamenti all’impianto di Natanz e al perimetro della centrale di Bushehr, altre centrali in altri luoghi continuerebbero a funzionare. Se non gli fossero imposte le illegittime sanzioni l’Iran sarebbe un paese autonomo da molti punti di vista.
Una struttura analoga presenta l’organizzazione non centralizzata dei livelli di comando, dotato ognuno di autonomia decisionale. Infatti, come d'altra parte è già avvenuto con il criminale assassinio dell’Ayatollah Khamenei e della sua famiglia, se fossero uccisi tutti i capi supremi, i capi militari dei diversi settori, dislocati nel territorio ampio e geograficamente variegato, potrebbero tranquillamente continuare ad operare. Infine, fattore importantissimo, nonostante le continue minacce di invasione terrestre, gli Stati Uniti non sono nelle condizioni di realizzarla, e non solo per mancanza di personale e per l’assenza di motivazioni e di determinazione, di cui certamente i membri della Guardia rivoluzionaria islamica non sono privi.
Ricordo che meno dell’1% della popolazione statunitense è arruolata nell’esercito e che gli arruolati appartengono agli strati più poveri, spesso sono quegli stessi immigrati che tutti i presidenti Usa (in primis il cosiddetto Bombama) hanno tentato di deportare, in molti casi con successo. Pensiamo che in Vietnam nelle fasi più intense del conflitto c’erano più di 500.000 uomini, per non parlare della scarsità dei vari tipi di armamenti già impiegati in Ucraina e non sostituiti né rapidamente sostituibili. Prima degli attacchi iraniani dovevano essersi circa 40.000-50.000 militari Usa, ma ci devono essere state delle perdite significative per ora occultate. E poi come dovrebbe avvenire questa minacciosa invasione? Via terra, via mare, tramite soldati paracadutati? Non è dato sapere, né è dato sapere dove si troverebbero le strutture logistiche che rifornirebbero i militari sul terreno di acqua, di munizioni, di farmaci etc., tenendo presente che, in molti casi si troverebbero ad operare con temperature tra i 40 e i 50 gradi, portando sulle spalle un carico di almeno di 50 chili.
Evidentemente Trump e i suoi non conoscono uno dei principi basilari della guerra: non si fanno minacce al nemico, si interviene per trovarlo impreparato e soprattutto non si fanno minacce non credibili e senza aver prima disposto un piano. E del resto, come riconoscono molti analisti, quello che manca alla cosiddetta classe Epstein è la strategia, come dimostra il fallito raggiungimento degli obiettivi dichiarati da Trump: il cambio dei dirigenti politici, il controllo dello stretto di Hormuz, la distruzione dell’equipaggiamento nucleare dell’Iran etc. Si tratta di un gruppo corrotto di persone abituata a soddisfare i suoi piaceri anche più perversi, e che pertanto in questo caso scambia i suoi desideri con la realtà.
Pravin Sawhney ritiene che il controllo dello stretto di Hormuz costituisca l'arma più potente dell'Iran, anche più potente di una ipotetica arma nucleare, di cui prima o poi il paese sciita sicuramente si doterà per evitare di trovarsi continuamente sotto la minaccia sionista e angloamericana, conquistando così una posizione analoga a quella della Repubblica democratica popolare di Corea.
L’altra ragione, che sta alla base delle difficoltà statunitensi a continuare il conflitto, è stata rivelata dallo stesso Segretario al Dipartimento della guerra Pete Hegseth, il quale ha dichiarato al Senato che la guerra con l'Iran è costata finora 37,5 miliardi di dollari e che serviranno altri 67 miliardi. La richiesta di Hegseth ha suscitato le aspre critiche di molti senatori e non solo democratici, i quali sanno che questa guerra non è popolare e che Trump di giorno in giorno perde consensi.
Un'altra intervista rilevante è quella che il conduttore di Transition Protocol Zulfiqar Ali ha fatto ha fatto all'esperto di finanza Alex Krainer, di origine jugoslava, secondo il quale l'aggressione all'Iran è sostanzialmente dovuta alla ferrea volontà di difendere il petrodollaro da parte degli Stati Uniti, ma anche e soprattutto da parte della City di Londra. Cosa non nuova, ma mi pare importante sottolineare il coinvolgimento di una delle capitali finanziare del mondo.
L‘affermazione di Krainer si basa su un importante documento intitolato The Iran Question and British Strategy, risalente al 7 luglio 2023 e precedente il drammatico 7 ottobre, pubblicato da Policy Exchange, pensatoio britannico dedicato alla formazione, allo sviluppo sociale ed economico.
Partendo dal presupposto che l’Iran costituisce una minaccia per gli interessi britannici, questo documento descrive in maniera sorprendentemente dettagliata tutti i tragici eventi ai quali siamo assistendo e, pertanto, i suoi estensori reputano che occorra andare oltre la mera conservazione dello status quo, del resto ormai superato.
A loro parere, due decenni di espansione iraniana e di instabilità regionale (incluse le guerre in Iraq e Afghanistan, certo non provocate dall’Iran) hanno prodotto un nuovo e mutevole equilibrio di potere che hanno premiato il paese a dominanza sciita. I britannici intendono garantire la libertà di accesso e di movimento attraverso i punti strategici marittimi del Medio Oriente, la difesa con il supporto degli alleati dei loro partner e i loro amici, tra i quali ovviamente Israele e gli Stati del Golfo, e la restrizione dell'influenza strategica iraniana al di fuori del Medio Oriente. Secondo il documento citato tutto ciò significa: stabilire un equilibrio di forze favorevole agli interessi britannici che richiede azioni diplomatiche, economiche, di intelligence, ideologiche e anche militari per ostacolare l'espansione iraniana, esercitare pressione sui suoi dirigenti e minacciare risposte contundenti alle presunte rappresaglie contro ipotetiche aggressioni al Regno Unito.
Krainer sottolinea che garantire il mantenimento del predominio del dollaro nel commercio internazionale non è preoccupazione solo yanquee, giacché circa il 60% delle riserve in dollari circolano fuori degli Stati Uniti e in particolare negli ambienti finanziari della City di Londra. Pertanto, un suo ridimensionamento, sia pure graduale cui sembrerebbero tendere soprattutto la Cina, la Russia e l'Iran, che sono desiderosi di sottrarsi al dominio del dollaro, danneggerebbe anche i grandi finanzieri britannici che fanno tutt’uno con i sionisti. In effetti dal 2000 al 2023 le riserve bancarie in dollari sono scese dal 72% al 58%. Aggiunge Krainer che la City di Londra ha 14 succursali offshore, fatto da cui si deduce che una straordinaria quantità di miliardi sono implicati in queste operazioni, che provocano distruzione e morte senza problema ovviamente per gli attori. Il petrodollaro è lo strumento attraverso il quale tutta la ricchezza dei paesi dell'Asia occidentale si trasferisce al cosiddetto Occidente.
In particolare, al potere anglo-sionista, già colpito dalla nazionalizzazione dell’Anglo Iranian Oil Company (1951), che ha sempre controllato i flussi di ricchezza da questi paesi, creati dal nulla come Stati fantoccio. Naturalmente in queste vicende è presente come attore principale il Mossad, il quale convinse i famosi fratelli Dulles ad intervenire contro Mossadeq con la complicità di William Simon, segretario del Tesoro di Nixon, che operò congiuntamente a Henry Kissinger e al saudita re Faysal.
Costoro sono stati i creatori dell’architettura al cui centro stanno il petrodollaro e l’OPEC, il cui crollo aprirebbe ad un mondo non più unipolare. Infatti, con la fine del petrodollaro questi meccanismi finanziari e commerciali si bloccherebbero e il ruolo degli Stati Uniti verrebbe ridotto. Ragione per la quale non saranno più nelle condizioni di imporre al mondo il loro cosiddetto ordine; tuttavia, tale processo non avverrà rapidamente, ma gradualmente e purtroppo dolorosamente, ossia provocando sconquassi, destabilizzazioni, conflitti, povertà e miseria E -aggiungo a mo’ di conclusione- i popoli del mondo dovrebbero comprendere quello che sta accadendo ed organizzarsi congiuntamente per fronteggiare il peggio che sta piombando sopra di noi quasi del tutto inermi. https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Iran-geographic_map.svg
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