Il consumismo consuma i consumatori (di Francesco Erspamer)

24 Agosto 2026 11:00 Francesco Erspamer

di Francesco Erspamer*

Il consumismo consuma i consumatori. Esso non è altro che «ricerca della felicità» («pursuit of happiness», uno dei tre diritti «inalienabili» del documento fondativo del paese in cui la società dei consumi è stata inventata, gli Stati Uniti, che la hanno imposta al mondo), dunque desiderio di qualcosa che non appena la si ottiene deve essere abbandonata per ricercare qualcos’altro, come i luoghi frettolosamente visitati dai turisti. Perché la felicità consumista ha come condizione necessaria e sufficiente il nuovo, concetto che da qualche decennio ha cessato di avere un significato comparativo (successivo di ciò che già esisteva e permane, come il Nuovo Testamento o il Nuovo Mondo) per diventare un assoluto, un’attualità, a indicare qualsiasi oggetto e evento che si identifichi con il presente immediato (per cui oggi i giornalisti parlano di EPOCA dell’intelligenza artificiale).

Il consumo del sempre nuovo porta a una sempre nuova felicità, dicono incessantemente pubblicitari e giornalisti, alcuni dei quali travestiti da politici. Li pagano per questo, non c’è modo che cambino. A cambiare devono essere i cittadini, riconoscendosi tali, cioè membri attivi di una polis, di una comunità, soggetti in quanto consapevoli dei soggetti con cui condividono un ambiente e dei valori; il che porterebbe automaticamente alla rinuncia a delegare agli oggetti di consumo la propria identità istericamente individualista, ossia solitaria, immune invece che comune, disperatamente nichilista.
*Commento pubblicato il 23 agosto 2026

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