Il debito Usa, il dollaro e l'ammissione di Powell

di Alessandro Volpi*

Jerome Powell è il più importante banchiere centrale del mondo. E' volato a Sintra, una ridente località collinare vicino Lisbona, dove si sono riuniti i vertici delle banche centrali del pianeta.

Nel suo intervento ha dichiarato che il "debito pubblico americano non è più sostenibile". In estrema sintesi, gli Stati Uniti sono sull'orlo dell'insolvenza. Del resto il debito federale è passato dai 35 mila miliardi di dollari del giugno 2024 ai quasi 36 mila 500 miliardi attuali, in larga misura per effetto del costo degli interessi.

Nel frattempo il dollaro ha perso il 10%, arrivando a valere 0,85 euro. Ciò significa che non è più possibile per gli Stati Uniti finanziare il proprio debito emettendo nuovi dollari.

Di fronte a questa pesantissima dichiarazione che, ripeto, significa una situazione del tutto nuova nella storia per cui il più grande paese capitalista del mondo non è grado di onorare i propri impegni, l'Unione europea ha deciso, al vertice dell'Aia, di giurare fedeltà usque ad mortem agli Stati Uniti, senza porsi neppure il problema di come affrontare questo possibile crollo sistemico. Anzi ha ribadito la propria ferma fiducia nel capitalismo, declinandolo sotto la voce del riarmo. Una classe dirigente di irresponsabili.

*Post Facebook del 1 luglio 2025

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