Mentre l’attenzione globale è catalizzata dalle frizioni geopolitiche in Groenlandia, un settore inaspettato registra un exploit nei listini finanziari del Vecchio Continente: l’industria europea della difesa. I titoli del comparto aerospaziale e difensivo volano, alimentati dalle crescenti incertezze sull’affidabilità dello storico alleato d’oltreoceano e dalle recenti mosse unilaterali dell’amministrazione statunitense.
Come riporta il Financial Times, l’indice Stoxx Europe Aerospace and Defence ha segnato un incremento prossimo al 15% nel corso del mese, raggiungendo un quarto dell’intera crescita record maturata nell’esercizio precedente. Una performance trainata dalle tensioni artiche sulla sovranità groenlandese e, parallelamente, dalla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi.
A primeggiare nella corsa al rialzo è il colosso svedese Saab, con un balzo del 32%, seguito dal gruppo tedesco Rheinmetall e dal britannico BAE Systems, entrambi in rialzo del 22%. Queste performance non riflettono mere speculazioni, ma la percezione diffusa che l’Europa sia ormai costretta ad accelerare il percorso verso una maggiore autonomia strategica.
Il Divario Atlantico si Allarga
Gli analisti interpretano questo boom finanziario come la diretta conseguenza di una prevedibile necessità: un significativo aumento delle spese militari europee per far fronte a un panorama internazionale in rapida evoluzione, segnato da iniziative americane sempre più autonome.
“Le ultime due settimane hanno fornito ampia e chiara dimostrazione che gli Stati Uniti non possono più essere considerati un alleato affidabile nel senso tradizionale. L’Europa dovrà necessariamente sviluppare capacità di difesa autonome e integrate”, osserva Nick Cunningham, analista di Agency Partners. Questa consapevolezza, secondo Cunningham, è il vero propulsore dietro il rally dei titoli di settore.
La visione è condivisa dagli operatori di mercato. Evelyn Chow, gestore di portafoglio di Neuberger Berman, sottolinea come le azioni di Washington in Venezuela e, soprattutto, le pressioni sulla Groenlandia, “evidenzino la tensione intrinseca tra la sovranità nazionale degli Stati membri dell’UE e il rapporto storico con gli Stati Uniti”. Questi eventi, secondo Chow, “catalizzano un’urgenza ancora maggiore tra i paesi europei nel rafforzare la propria base industriale difensiva nazionale”.
Il Caso Groenlandia e le Ritorsioni Commerciali
L’epicentro della crisi rimane l’isola artica. Lo scorso sabato, il Presidente Donald Trump ha annunciato l’imposizione di un dazio del 10% su tutti i prodotti provenienti da una serie di paesi europei che, nei giorni precedenti, avevano dispiegato propri contingenti militari in Groenlandia per condurre manovre congiunte. Una misura punitiva, diretta conseguenza delle dichiarazioni di Washington che rivendicano interessi sull’isola danese.
I dazi, in vigore dal prossimo 1° febbraio, sono destinati a salire al 25% a partire dal 1° giugno 2026, un’escalation che minaccia di aprire un nuovo fronte nella già tesa relazione commerciale transatlantica.
In definitiva, mentre i governi europei valutano la risposta diplomatica alla crisi groenlandese, i mercati finanziari hanno già emesso il loro verdetto: l’onda d’urto delle tensioni atlantiche sta ridisegnando gli equilibri strategici, e l’industria continentale della difesa si appresta a diventarne, forse, il principale beneficiario inatteso.
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