In Brasile tassi d'interesse all'11% per sconfiggere l'inflazione

di Ludovica Morselli

La commissione per la politica monetaria della Banca centrale del Brasile, ha preso mercoledì una decisione che potrebbe cambiare l’assetto economico del paese. E’ infatti stato deciso di innalzare i tassi di interesse all’11% dopo una progressiva crescita che aveva visto un incremento fino al 10% nei primi mesi dell’anno e un ulteriore aumento a Febbraio al 10,75%.

Questa decisione sancisce, come molti esperti sostengono, la fine o comunque il sicuro declino della politica promossa dal governo, dato il livello del debito nazionale che ha raggiunto livelli allarmanti. Mauricio Molan, economista responsabile per il Brasile del gruppo Santander ha espresso le sue perplessità a riguardo: “La Banca Centrale non sta rispettando l’impegno a continuare il ciclo di austerity. Se i dati lo permettono, è invece incline a interrompere questo ciclo nel prossimo futuro”.

Addirittura Bloomberg ha stimato che il Brasile è al primo posto nella lista dei paesi di tutto il mondo che più hanno incrementato i tassi di interesse nell’ultimo anno. Ad ogni modo la decisione sembrava essere quasi inevitabile considerata l’inflazione galoppante che ha colpito soprattutto i generi alimentari di prima necessità. Infatti la stessa Banca Centrale a inizio di Marzo dovette rivedere le previsioni sull’inflazione per il 2014 da un tasso del 5,6% al 6,1%, ancora rivisto la settimana scorsa per stabilizzarsi al 6,3%. Insomma la stessa Banca Centrale fu costretta ad ammettere che margini di miglioramento, ma nemmeno di stabilizzazione riguardo l’inflazione, erano possibili, almeno non per questo anno.


Ecco allora che hanno provveduto a un ulteriore innalzamento dei tassi di interesse, una decisione che risulta destabilizzante soprattutto per un paese come il Brasile il cui governo fino a non molto tempo fa si vantava di aver promosso tassi bassissimi in termini di costi in prestiti di denaro. Il minimo storico invece si era attestato al 7,25% nell’Ottobre 2012 in piena crisi economica globale, tuttavia molti esperti sostenevano che fosse una manovra del tutto politica: vi era la forte convinzione, considerata la scarsa indipendenza della Banca centrale, che vi fossero state pressioni da parte del governo federale per ottenere vantaggi politici.

E’ l’inflazione però la prima preoccupazione per il governo e le authorities finanziare nazionali poiché nonostante l’economia brasiliana stia attraversando indubbiamente un momento di stallo, alcuni segnali positivi ci sono e ironia della sorta sono stati pubblicati proprio nella giornata di ieri in concomitanza con la decisione della Banca centrale. Si tratta delle stime dell’agenzia IBGE (la nostra ISTAT per intenderci) che ha pubblicato risultati confortanti: i consumi sono cresciuti del 3,3% nel mese di Marzo mentre la produzione di beni capitali ha visto una lieve crescita dello 0,1%. Inoltre anche HSBC aveva reso noto che la produzione manifatturiera brasiliana per il quarto mese consecutivo stava crescendo.

Il comunicato stampa della Banca centrale però lascia pensare che vi saranno nuovi aumenti: “La commissione monitorerà l’evoluzione delle previsioni macroeconomiche fino alla prossima riunione e definirà poi i prossimi step riguarda la politica monetaria”. Hanno anche sottolineato la temporaneità della decisione, non escludendo dunque ulteriori incrementi e soprattutto non vi è stato nessun riferimento alla politica di austerità e al suo destino come invece veniva menzionato in altre occasioni. Un’altra manovra politica in vista delle elezioni?


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