Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha annunciato la 17ª ondata dell’operazione “True Promise 4”, con il lancio di 40 missili contro obiettivi statunitensi e israeliani. Secondo Teheran, è stato distrutto il radar strategico USA FPS-132 in Qatar, mentre le difese aeree avrebbero abbattuto droni statunitensi e israeliani, incluso sopra Isfahan.
L’IRGC rivendica anche un attacco missilistico in oceano contro un cacciatorpediniere USA a oltre 600 km dalla costa iraniana e azioni contro basi e personale statunitensi in Bahrain e Kuwait. In dichiarazioni ufficiali, Teheran parla di “ritirata” delle forze statunitensi e avverte che nuovi “inganni” porteranno al collasso delle infrastrutture militari ed economiche regionali.
Sul piano politico, il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, Ali Larijani, accusa il presidente USA Donald Trump di aver trascinato Washington in una guerra “ingiusta” su pressione del premier israeliano Benjamin Netanyahu, parlando di centinaia di vittime statunitensi dall’inizio del conflitto. Duro anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che denuncia il tradimento dei negoziati indiretti sul nucleare, interrotti dopo l’ultima tornata a Ginevra con mediazione dell’Oman. Teheran sostiene che un accordo fosse “più vicino che mai” prima degli attacchi.
Nel mirino anche l’inviato USA Steve Witkoff, accusato di aver diffuso informazioni false per giustificare l’uso della forza. L’Iran rivendica infine il diritto alla “legittima difesa” ai sensi dell’Articolo 51 dell’ONU e promette di continuare le rappresaglie dopo l’uccisione della Guida Suprema Ayatollah Seyyed Ali Khamenei.
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