Iran: «Non faremo marcia indietro fino alla totale sconfitta del nemico»

In occasione dell'anniversario della liberazione dei prigionieri di guerra nel conflitto con l'Iraq (1980-1988), attuale partner strategico di Washington, lo Stato Maggiore Congiunto iraniano ha lanciato domenica un forte monito agli Stati Uniti riguardo alla difesa del paese di fronte alle aggressioni al proprio territorio. «Riconoscendo la volontà incrollabile e la ferma determinazione del coraggioso, paziente e tenace popolo iraniano, lo Stato Maggiore Congiunto assicura che non indietreggeremo fino alla totale sconfitta del nemico statunitense-sionista nella regione, fino al raggiungimento dei diritti dell'eroico popolo iraniano e fino a quando il nemico non si arrenderà. Non cederemo né alle legittime richieste del popolo né alle aspirazioni del nostro stimato leader [l'ayatollah Mojtaba Khamenei], di fronte agli Stati Uniti aggressivi», si legge nel messaggio diffuso dai media iraniani.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato venerdì durante un discorso a New York che, dopo aver «sconfitto l'Iran», dichiarerà lo Stretto di Hormuz parte del territorio statunitense. Trump ha assicurato che Washington controlla già di fatto la zona e che «nessuna nave può passare» a meno che non riceva il suo permesso. Da Teheran sono state respinte le affermazioni e le pretese del presidente statunitense. Il viceministro degli Affari esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha sottolineato che lo Stretto «è stato, è e sarà iraniano» e che il suo controllo non si ottiene «né con un tweet, né con una portaerei, né con un decreto», esortando gli Stati Uniti ad accettare la realtà delle loro sconfitte strategiche.

Le dichiarazioni di Teheran giungono in un momento di crescente tensione tra Iran e Stati Uniti, con Washington che ha intensificato le operazioni militari nella regione e Teheran che ha ripetutamente minacciato di chiudere lo Stretto di Hormuz in risposta alle aggressioni. Lo Stretto di Hormuz è una via navigabile strategica attraverso la quale transita circa il 20% del petrolio mondiale, rendendolo un punto cruciale per l'economia globale.

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