Pechino ha sospeso le spedizioni di carburanti raffinati all'estero per tutto il mese di ottobre con l'obiettivo di ricostituire le proprie riserve strategichel, secondo quanto riportato dall'agenzia Reuters. La decisione rischia di aggravare ulteriormente la carenza di offerta sul mercato globale, già messo a dura prova dal conflitto tra Stati Uniti e Iran.
In coincidenza con la festività nazionale della "Settimana d'oro", le autorità cinesi non hanno autorizzato le principali raffinerie a spedire carburante al di fuori dei territori di Hong Kong e Macao. Fonti vicine al dossier indicano che un'eventuale ripresa delle esportazioni dopo il 7 ottobre dipenderà dai volumi stoccati nel Paese e dai livelli di produzione degli impianti.
«Questo passaggio evidenzia come la priorità del governo rimanga la sicurezza dell'approvvigionamento interno, mentre i mercati internazionali sono considerati un aspetto secondario», ha spiegato Michal Meidan, responsabile della ricerca sull'energia in Cina presso l'Oxford Institute for Energy Studies.
Già a marzo, a seguito delle interruzioni nelle forniture di greggio dal Medio Oriente causate dalla guerra tra Washington e Teheran, Pechino aveva iniziato a contingentare le vendite di carburante all'estero. Dopo un parziale allentamento a luglio, le autorità sono passate a un sistema di autorizzazione mensile per gasolio, benzina e carburante per aviogetti.
Secondo Reuters, Pechino condiziona qualsiasi ripresa dell'export al ripristino delle riserve ai livelli prebellici, una soglia non ancora raggiunta dalle scorte commerciali. Zameer Yusof, analista di Kpler, stima il deficit attuale in circa 20 milioni di barili per diesel e gasolio e quasi 9 milioni di barili per la benzina.
Lo stop cinese arriva in un momento critico per gli Stati Uniti, alle prese con una pesante crisi energetica interna. Washington sta esercitando forti pressioni sugli alleati europei affinché attingano alle proprie scorte d'emergenza, arrivando persino a minacciare la sospensione delle forniture di gasolio a Germania e Francia. Secondo fonti europee, la Casa Bianca vorrebbe che l'Unione Europea immettesse sul mercato 120 milioni di barili di gasolio nell'arco di sei mesi.
«Abbiamo perso una quota significativa di esportazioni dal Medio Oriente e, ora, anche quelle provenienti dalla Cina», ha ammesso il Segretario all'Energia statunitense Chris Wright.
La Casa Bianca tenta così di frenare la corsa dei prezzi del carburante prima delle elezioni di medio termine: dall'inizio delle ostilità con l'Iran, i prezzi della benzina negli USA sono aumentati di quasi il 50%, mentre quelli del diesel hanno registrato un balzo del 70%. Per tamponare l'emergenza, il Dipartimento dell'Energia sta erogando alle compagnie petrolifere altri 40 milioni di barili attinti dalle Riserve Strategiche (SPR), già scese ai minimi dal 1982.
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