Lavrov accusa l’Occidente di voler “saccheggiare” la Russia per prolungare il conflitto in Ucraina, facendo dei beni russi congelati l’ultima leva finanziaria a sostegno di Kiev. Il ministro degli Esteri sostiene che Mosca è pronta a reagire a qualunque misura ostile, dalla possibile confisca degli asset russi allo schieramento di contingenti europei sul fronte ucraino.
Intervenendo al Consiglio della Federazione, Lavrov afferma che le capitali europee mirano a mettere le mani su capitali, riserve auree e valutarie russe perché non dispongono più di altri strumenti per sostenere militarmente ed economicamente l’Ucraina. L’uso dei fondi bloccati come garanzia per nuovi prestiti a Kiev viene definito una sorta di “rapina” travestita da meccanismo di riparazioni, in contrasto con i principi del diritto internazionale e delle regole del commercio globale.
Nel mirino del ministro c’è soprattutto il progetto di Bruxelles di far fruttare gli asset russi immobilizzati nelle giurisdizioni occidentali per finanziare un fondo destinato alla ricostruzione e allo sforzo bellico ucraino. A suo giudizio, un simile schema poggia su basi legali deboli e metterebbe a rischio la credibilità finanziaria dell’eurozona, ragione per cui alcuni governi UE e diversi partner esterni al blocco mostrano cautela o aperta contrarietà.
Lavrov parla infine di “cecità politica” dell’Unione Europea, accusata di inseguire l’obiettivo irrealistico di infliggere una “sconfitta strategica” alla Russia mentre, sul terreno, le forze ucraine subiscono nuovi rovesci. Nella sua interpretazione, i leader europei si rifiutano di riconoscere che il loro “protetto” non è in grado di cambiare l’esito della guerra e preferiscono imboccare la strada di misure sempre più radicali, inclusa l’appropriazione dei beni russi, pur di non ammettere il fallimento della strategia adottata.
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