Le favolette dei Milei italiani (di Alessandro Volpi)

di Alessandro Volpi*

La favoletta continua. In Italia c'è - davvero - chi vorrebbe un Milei che imbracciasse la motosega e tagliasse una spesa pubblica troppo estesa.
La premessa di tale riflessione è molto semplice: al di là delle apparenze, negli ultimi trent'anni la spesa pubblica ha continuato a crescere. Bisogna subito chiarire però che si tratta, per molte parti di quella spesa, di un aumento nominale, perché se si considera l'inflazione le cose sono andate assai diversamente.
In particolare per l'istruzione e la sanità. Negli ultimi 30 anni, la spesa per istruzione come percentuale del PIL è scesa drasticamente, passando da circa il 4,5% degli anni '90 al 3,9% attuale (uno dei livelli più bassi d'Europa).
In termini reali, sebbene la spesa nominale sia leggermente aumentata, il potere d'acquisto dei fondi destinati a scuole e università è diminuito di circa il 12-15% rispetto ai primi anni 2000. La spesa per studente in Italia è oggi nettamente inferiore alla media UE e a quella di partner come Francia e Germania.
Nel 2010 la spesa sanitaria era al 7% del PIL. Dopo un quindicennio di tagli e "piani di rientro", è scesa al 6,3%.
La "fiscalità generale" copre quasi il 98% della spesa pubblica sanitaria.
Le fonti sono:
IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive): Una volta era la fonte principale, oggi è in via di superamento o riduzione.
Addizionale Regionale all'IRPEF: La quota di tasse sul reddito che paghiamo direttamente alla Regione.
Compartecipazione all'IVA e accise sulla benzina: È la voce più importante. Poiché le tasse regionali (IRAP e IRPEF) non bastano a coprire i costi (specialmente nelle regioni del Sud), lo Stato "gira" alle Regioni una parte del gettito IVA e delle accise raccolte a livello nazionale per colmare la differenza.
Quindi la sanità pubblica è finanziata da imposte indirette, senza alcuna progressività. Contrariamente a quanto si pensa, i ticket pagati dai cittadini per visite e farmaci coprono una quota minima, circa il 2-3% della spesa sanitaria pubblica totale.
Questi numeri dovrebbero suggerire due considerazioni. La prima. I tagli all'istruzione e alla sanità sono stati già pesantissimi. La seconda. Senza una vera riforma fiscale progressiva, le risorse pubbliche sono insufficienti. Con i liberal alla Milei ci vogliamo fare il "campo largo"...
*Post Facebook del 31 luglio 2026

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