Le proteste francesi viste dall'interno (di Yuri Emanuele Di Fiore)

di Yuri Emanuele Di Fiore*

Le mobilitazioni che hanno riempito le strade della Francia nelle ultime settimane, sono in molti casi degenerate in violenti scontri, generando reazioni contrapposte fra la popolazione. La strumentalizzazione operata dalle varie realtà politiche e mediatiche ha poi contribuito a polarizzare ulteriormente la già divisa opinione pubblica.

Le proteste si sono poi estese coinvolgendo anche differenti città Italiane e, per quanto si tratti di dinamiche differenti, in primo luogo per le dimensioni delle mobilitazioni, è possibile osservare alcuni importanti aspetti comuni.

Le motivazioni dichiarate

In entrambi i Paesi non è difficile riscontrare ragioni che giustifichino il malcontento popolare e, per quanto le problematiche si presentino in scale e proporzioni diverse, derivano in larga misura da cause condivise.

I risultati di decenni di politiche ultra-liberiste e di austerità, caratterizzate dai tagli allo Stato sociale (sanità, pensioni, istruzione, ecc.) ampiamente sostenuti dall’Unione Europea, hanno provocato un netto e costante peggioramento del benessere e della qualità della vita delle rispettive popolazioni. Questa tendenza ha poi subito una forte accelerazione negli ultimi anni, con l’investimento di centinaia di miliardi per finanziare le politiche militariste decise a Bruxelles e ogni giorno più invise alle popolazioni. Negli ultimi 5 anni infatti, la spesa militare dell’UE è più che raddoppiata, passando da circa 214 mld del 2021 a 450 mld nel 2026 (dato provvisorio) e prevista in ulteriore aumento per gli anni a venire. https://eda.europa.eu/publications-and-data/defence-data

L’esistenza di una reazione popolare a questi processi è quindi sicuramente una nota positiva, ma non può prescindere dal soffermarsi nel merito di ciò che è accaduto durante le mobilitazioni.

La polarizzazione del dibattito

La tendenza allo schierarsi in maniera ideologica su un fronte piuttosto che sull’altro fa si che le posizioni si irrigidiscano e incontrino difficoltà all’analizzare gli eventi nel loro insieme. In questo contesto polarizzato, una parte tende a condannare le proteste nel loro insieme, senza soffermarsi a considerare le motivazioni alla base delle mobilitazioni. Il polo opposto invece, tende a legittimare ogni tipo di azione in modo acritico, senza chiedersi quale possa essere il reale effetto di determinate azioni ai fini degli obiettivi dichiarati delle proteste.

Le violenze sommarie e disorganizzate verificatesi durante le proteste sono infatti solo in parte riconducibili alle ragioni proclamate dagli organizzatori e dai partecipanti. La distruzione e il saccheggio, in particolare ai danni dei piccoli negozi, difficilmente possono rientrare nel quadro generale delle rivendicazioni della protesta.

Le motivazioni profonde

Per quanto riguarda le ragioni alla base del malessere popolare, oltre al caro vita e ai tagli alla spesa sociale, è infatti evidente l’esistenza di cause sociali e culturali ben più profonde, che devono essere analizzate al di fuori della propaganda e della strumentalizzazione politica.

Fra le problematiche principali, possiamo individuarne almeno cinque: la perdita di fiducia nella classe politica e nel processo democratico; l’estrema polarizzazione del dibattito e la difficoltà del dialogo fra punti di vista differenti; la frattura generazionale sempre più evidente; il diffuso malessere sociale, in particolare giovanile; e le difficoltà nell’integrazione di culture differenti.

Questi aspetti devono essere esaminati in profondità, attraverso un libero confronto fra punti di vista differenti, evitando le polarizzazioni e le semplificazioni ideologiche tipiche dell’attuale discorso pubblico.

Limitare le violenze ingiustificate

Nell’immediato è più che mai urgente che gli organizzatori delle proteste si impegnino a limitare il più possibile le violenze ingiustificate.

L’obiettivo della protesta, infatti, oltre a essere quello di lanciare un messaggio a chi detiene il potere, è anche (e forse soprattutto) quello di far sentire la propria voce al resto della popolazione e di persuaderla della fondatezza delle proprie rivendicazioni. Gli attacchi violenti contro i negozi, anche quelli dei piccoli commercianti, sono invece il modo migliore per ottenere l’effetto contrario e allontanare anche coloro che avrebbero potuto avvicinarsi alle cause della protesta.

Inoltre, questo tipo di atti violenti possono essere facilmente utilizzati da chi detiene il potere per giustificare politiche maggiormente repressive e di controllo del dissenso.

Si parla infatti sempre più apertamente di limitare al diritto a manifestare e di rafforzare il controllo delle chat dei gruppi di cittadini, anche grazie all'utilizzo strumenti di intelligenza artificiale su larga scala.

Politiche di questo genere, più difficili da attuare senza una forte sostegno popolare, genereranno molte meno resistenze proprio a causa dell'effetto sull'opinione pubblica delle violenze avvenute negli ultimi giorni e della loro facile strumentalizzazione.

Ricostruire un fronte popolare basato sul dialogo

È oggi più che mai imperativo intavolare un dialogo aperto e costruttivo fra le differenti sensibilità del Paese. Il confronto libero e ragionato è infatti l’unica strada per risanare le divisioni sociali che chi detiene il potere punta sapientemente a esasperare.

L’obiettivo, ormai non più rimandabile, è quello di ricostruire un fronte popolare unito su tematiche che prescindono dallo schieramento politico: dalla tutela di uno Stato sociale funzionante, alla riduzione dei costi dell’energia per famiglie e aziende e, in conclusione, lo schierarsi con forza a favore di azioni politiche immediate per una pace duratura, nel continente europeo quanto nei teatri internazionali.

*Studente lavoratore, 28 anni, laureato in Scienze della Comunicazione, aspirante giornalista e attualmente iscritto alla Laurea Magistrale di Relazioni Internazionali all'Università La Sapienza di Roma. Attualmente in Erasmus in Francia, precisamente a Marsiglia, dove ha avuto l'opportunità di entrare in contatto con varie organizzazioni studentesche attive per l'organizzazione delle manifestazioni, nonché di conoscere affermati professori con differenti visioni sul tema. Ha partecipato attivamente alle assemblee studentesche e avuto la possibilità di realizzare dei reportage durante il periodo delle mobilitazioni. Ha scritto inoltre un'analisi sociale approfondita frutto della mia esperienza vissuta finora, che è in costante aggiornamento.

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