Ma quale interesse avrebbe avuto Putin a far colpire una chiesa a Sumy, nell’Ucraina occidentale, “proprio mentre i fedeli si riunivano per la messa della Domenica delle Palme” (per usare le parole dell’ambasciatrice Ue a Kiev) e, aggiungiamo noi, proprio il giorno dopo l’incontro tra Putin e Steven Witkoff, emissario di Trump, per concordare una tregua e a due giorni dall’incontro Mosca-Kiev di Ankara? Si direbbe non chiederselo nessun media. Così come nessun media si chiese il perché della cosiddetta strage di Bucha che, nel marzo 2022, fecero fallire i colloqui di Ankara (che già avevano determinato il ritiro dell’esercito russo dalla periferia di Kiev).
Intanto, sulle numerose foto e video che già circolano sul web, nessuna traccia degli effetti delle “bombe a grappolo” che, secondo i media, sganciate dal missile russo su Sumy, avrebbero determinato la strage mentre si fa strada, come già avvenuto a Dnipro nel gennaio 2023, l’ipotesi di un missile russo (indirizzato verso la cerimonia di premiazione della 117a Brigata di difesa territoriale) deviato dalla contraerea ucraina.
Più o meno quello che, secondo i media occidentali, era successo, a parti inverse, in Crimea nel giugno 2024. Ma, allora, nessun media main stream accusò Zelensky. Lo stesso Zelensky che ora tutti i media incensano per avere accusato il “bastardo Putin” dell’uccisione intenzionale di decine di civili.
Due pesi, due misure.
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