Nicolás Maduro Moros: storia di un dirigente del popolo

04 Gennaio 2026 16:56 Fabrizio Verde


di Fabrizio Verde

Quando il 23 novembre 1962 nasceva Nicolás Maduro Moros nel quartiere popolare di El Valle, nella parte occidentale di Caracas, veniva alla luce un figlio autentico di quella Caracas dei techos de cartón cantata da Alí Primera: una città ferita dalla disuguaglianza, ma viva, solidale, ribelle. In quei quartieri di lamiere e speranze, dove la povertà non era miseria ma condizione condivisa, nessuno avrebbe potuto immaginare che quel bambino sarebbe diventato uno dei protagonisti centrali della storia latinoamericana del XXI secolo. Eppure, proprio da lì, da quella Caracas invisibile alle élite, parte la traiettoria di Nicolás Maduro.

La sua non è una storia costruita nei corridoi del potere, ma forgiata nella vita reale della classe lavoratrice: una traiettoria insolita, quasi scandalosa per i canoni tradizionali, che lo ha portato da conducente di autobus a presidente di una nazione sottoposta a uno degli assedi geopolitici più duri del nostro tempo. E proprio in virtù di questo la sua figura viene costantemente vilipesa dai mezzi di informazione e dalla classe politica dei paesi afferenti al cosiddetto campo occidentale. Ancora di più adesso che si trova sotto sequestro negli Stati Uniti d’America.

Radici operaie, coscienza militante

Maduro cresce su Calle 14, in un quartiere operaio dove si viveva senza privilegi ma con una forte coscienza collettiva. Suo padre, Nicolás Maduro García, era un dirigente sindacale rispettato, una figura di riferimento per il movimento dei lavoratori della capitale venezuelana. Sua madre, Teresa de Jesús Moros, insegnante, incarnava l’idea dell’istruzione come strumento di emancipazione. In casa Maduro, la politica non era un’astrazione: era vita quotidiana, discussione, impegno.

La famiglia era profondamente radicata nella sinistra venezuelana. Maduro stesso ha raccontato come le sue origini - nonni sefarditi di ascendenza moresca, convertiti al cattolicesimo in Venezuela - abbiano contribuito a forgiare un’identità complessa, meticcia, profondamente latinoamericana. Cresciuto cattolico, la sua vera formazione etica e politica avvenne nei circoli della sinistra marxista, dove la lotta per la giustizia sociale era pane quotidiano.

Al liceo pubblico José Ávalos, Maduro si distinse presto come dirigente studentesco, diventando presidente del sindacato degli studenti. Era un ragazzo del popolo: amava il rock, giocava a baseball, viveva la strada. Secondo documenti diplomatici successivamente emersi, avrebbe persino rifiutato da giovane un’offerta per entrare nel baseball professionistico statunitense: una scelta che, vera o meno, è simbolica di un destino che guardava altrove.

L’università della strada

Maduro non completò gli studi secondari. Come milioni di latinoamericani, dovette lavorare. Entrò nella Caracas Metro Company come conducente di autobus e fu lì, nel cuore pulsante del trasporto pubblico, che si formò politicamente. La metro divenne la sua università: scioperi, assemblee, organizzazione sindacale. Negli anni ’80 contribuì alla creazione di un sindacato informale dei lavoratori della metro, scontrandosi con un sistema politico ormai logoro e incurante delle condizioni di vita delle larghe masse popolari.

Erano gli anni del tramonto del puntofijismo, mentre il Venezuela, nonostante il petrolio, affondava nelle disuguaglianze. Maduro militava nella Lega Socialista, studiava Marx e Lenin ma anche Bolívar, Martí, Zamora. La teoria non era separata dalla pratica.

Il 27 febbraio 1989 segnò una frattura irreversibile: il Caracazo. La rivolta popolare contro le politiche neoliberiste imposte dal FMI fu repressa nel sangue. Centinaia, probabilmente migliaia di morti. Per Maduro e per un’intera generazione fu la fine di ogni illusione sulla “democrazia” oligarchica venezuelana. Da quel momento, la radicalità non fu una scelta ideologica, ma una necessità morale.

Chávez e la convergenza storica

Il 4 febbraio 1992, Hugo Chávez entrò nella storia con il suo “por ahora”. Maduro riconobbe immediatamente in quel militare ribelle la sintesi di quanto il popolo stava aspettando. Si unì al movimento per la sua liberazione e, una volta concessa l’amnistia, contribuì alla fondazione del Movimiento Quinta República.

Il rapporto tra Chávez e Maduro non fu opportunismo. Fu riconoscimento reciproco. Chávez vide in Maduro un uomo del popolo, leale, organizzatore, privo di ambizioni personali sganciate dal progetto collettivo. Maduro vide in Chávez il leader capace di rompere la storia venezuelana in due. Portare avanti un progetto rivoluzionario capace di trasformare il paese ed emancipare le masse popolari.

Dopo il 1998, Maduro non cercò i riflettori. Partecipò all’Assemblea Costituente, fu deputato, presidente dell’Assemblea Nazionale. Nei momenti più bui - il golpe del 2002, il sabotaggio petrolifero - rimase saldo. Non vacillò quando altri tradirono. In un processo rivoluzionario sotto assedio, la solidità politico-ideologica divenne il suo capitale umano e politico decisivo.

Architetto della diplomazia bolivariana

Nel 2006 Chávez lo nominò Ministro degli Esteri. La scelta fu derisa dalle élite, ma la storia le avrebbe smentite clamorosaente. Per sette anni Maduro fu il volto internazionale della Rivoluzione Bolivariana. Costruì alleanze, consolidò l’ALBA, rafforzò i legami con Russia, Cina, Iran, difese il Venezuela nei consessi multilaterali, contribuì alla stabilità regionale anche nei momenti di massima tensione con la Colombia di Alvaro Uribe.

Quella esperienza lo trasformò in uno dei dirigenti latinoamericani con maggiore conoscenza diretta dei meccanismi del potere globale.

L’eredità e il peso della storia

Quando Chávez, l’8 dicembre 2012, indicò Maduro come suo successore, non trasmise solo una carica. Trasferì una responsabilità storica. “Figlio mio, hai la mia benedizione” non fu una formula retorica, ma l’investitura di un custode.

Dopo la morte di Chávez, Maduro vinse le elezioni del 2013 in un paese in lutto. Da allora ha governato sotto attacco permanente fino alla criminale incursione statunitense.

Governare sotto assedio

Sanzioni, sabotaggi, tentativi di colpo di Stato, isolamento finanziario, guerra mediatica. Nel 2019 l’autoproclamazione di Guaidó fu il tentativo più esplicito di demolire la sovranità venezuelana. Maduro resistette.

Nonostante tutto, il Venezuela non è crollato. Anzi. Dopo anni di sacrifici, nel 2025 l’economia venezuelana ha registrato una crescita dell’8%, certificata dalla CEPAL, un dato straordinario per un paese sottoposto a un blocco economico brutale.

Il criminale attacco degli Stati Uniti del 3 gennaio 2026, che ha portato Maduro insieme alla moglie Cilia Flores a trovarsi sotto sequestro negli Stati Uniti - accusato senza nessuna prova di narcotraffico - lo ha trasformato in un simbolo di forza e resistenza. Esibito come un trofeo dai gringos, ha dato lezioni di educazione e dignità dimostrando anche in questo drammatico tornate del suo percorso politico, la sua tempra da combattente.

Una figura storica

Nicolás Maduro è il presidente che ha guidato il Venezuela nel momento più difficile della sua storia contemporanea. Un figlio del popolo che ha resistito dove molti avrebbero ceduto.

La storia, come sempre, emetterà il suo verdetto. Ma una cosa è già chiara: Maduro non è solo una parentesi, è un protagonista della lunga lotta del Venezuela per la dignità, la sovranità e l’autodeterminazione.

Le più recenti da MondiSud

On Fire

Aggressione al Venezuela. Le prime (vergognose) dichiarazioni del governo Meloni

C'è un aggressore e un aggredito. Il Satana dei nostri tempi, come l'ha correttamente definito il Prof. Marandi in queste ore, gli Stati Uniti, hanno iniziato l'ennesimo crimine per il dio petrolio...

Aggressione al Venezuela. La dichiarazione più indegna è quella di Ursula di Von Der Leyen

  Sulla vile e brutale aggressione militare degli USA nei confronti del Venezuela, del suo popolo e del legittimo governo di Nicolas Maduro con l’unico fine di appropriarsi le ingenti risorse...

"La lista di Kaja": la mezzanotte della democrazia in Europa

  di Clara Statello per l'AntiDiplomatico Siamo alla buia mezzanotte dell’Unione europea. Ad un passo dal fallimento dei nostri valori, ideali, ad un passo dalla guerra. Al capolinea della...

Rapimento Maduro. Primo comunicato delle Forze Armate venezuelane (TRADUZIONE INTEGRALE)

Pubblichiamo la traduzione del comunicato che le Forze Armate del Venezuela hanno diramato nella giornata di oggi, domenica 4 gennaio, e che è stato letto alla nazione dal ministro della Difesa...

Copyright L'Antidiplomatico 2015 all rights reserved
L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa