Pandemia e conflitti orizzontali (da superare)

06 Luglio 2026 08:00 Agata Iacono

di Agata Iacono

Da quando è nata Agorà, il movimento politico e culturale promosso dal Professore Angelo D'Orsi, e soprattutto dopo il successo della prima Assemblea Nazionale a Roma, sui social si è scatenata una polemica molto accesa.

Il Prof D'Orsi non è stato attaccato per il programma contro l'Europa, la NATO, la guerra, Israele.

No.

È stato subissato di insulti perché durante il periodo covid si era espresso a favore della vaccinazione.

Da allora si sono susseguiti video, post, dibattiti, esclusivamente basati su questo, distraendo dolosamente dall'analisi del progetto, nonostante il programma fosse condiviso dal Prof Andrea Zhock e da Pino Cabras, che, invece, si è distinto, nel suo mandato parlamentare, anche in merito alle mozioni per la sospensione della somministrazione dei sieri genici e ai vari convegni scientifici cui ho partecipato alla Camera.

Alla fine, benché inizialmente non si volesse sottostare all'agenda dettata da determinati personaggi, Agorà ha deciso di specificare la propria posizione, aggiungendo una dichiarazione personale del Prof D'Orsi. (In calce)

Ho scritto moltissimi articoli in quel periodo.

Cercavo di dimostrare che i dati spacciati per bollettino quotidiano non erano assolutamente solidi, aiutata anche da colleghi sociologi e ricercatori ISS.

Mi affannavo a documentare che il "nemico" non era la Cina.

Ho cercato di analizzare la manipolazione divisiva della strategia della paura e la funzionale implementazione del conflitto orizzontale.

Soprattutto, ho cercato di provare che si trattava di una grande sperimentazione su larga scala, per valutare le reazioni ed elaborare quello che poi sarebbe seguito: la normalizzazione della guerra e della politica dell'emergenza.

Anche il linguaggio, infatti, era militare.

Ci hanno divisi in vax e novax, quindi in europeisti terrorizzati e putiniani, poi, dopo il 7 ottobre, manifestando contro il genocidio, siamo stati etichettati come antisemiti.

È sempre la stessa road map.

Conosco molti "novax" perpetui che difendono solo il proprio corpo e se ne fregano totalmente della guerra, del genocidio in Palestina.

Che non hanno capito, cioè , che la politica emergenziale, con la sospensione dei diritti civili, sarebbe diventata la costante per fare accettare supinamente, con la strategia della tensione, ogni deroga alla democrazia.

La psicosi pandemica non è stata elaborata, forse non c'è stato tempo, molti sono rimasti ancorati ad una fittizia identità che li rassicura.

Perlopiù sono trumpiani seguaci di Kennedy junior.

Insomma, volendo elevarli ad un grado più alto di diagnosi psichiatrica, sono perfetti testimonial della società liquida di Baumaniana memoria....

Ma, dall'altra parte c'è anche tanta gente in buonafede, che allora è stata travolta dalla paura, dal desiderio di "proteggere" i propri cari, di non perdere il lavoro, di conformarsi, soprattutto chi ha perso dei parenti in un tunnel senza ritorno.

Una nota personale: sono scesa in piazza sempre contro il lasciapassare, l'apartheid, il coprifuoco, la criminalizzazione degli "untori" e in quel periodo ho perso molte amicizie.

Sono stata isolata anche dalla mia famiglia.

Ma quando sono scesa in piazza contro il genocidio, fin dalla prima grande manifestazione a Roma, non mi sono chiesta se chi sfilava con me fosse o meno vaccinato.

Un compagno che voglio bene da sempre e stimo molto, arrivato da Brescia, mi cercò e mi abbracciò dicendomi: "lo spartiacque è la guerra, è la Palestina".

A me è bastato questo.

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Comunicato di Agora' Italia

GESTIONE DELLA PANDEMIA COVID-19: L'ANALISI DI AGORÀ

• La stagione pandemica è stata una stagione di rottura. Persone che si sono fidate di fonti diverse sono giunte a forme di incomprensione reciproca, fino all’odio.

In quel contesto di frattura sociale, tuttavia, c’è stata una fondamentale asimmetria di responsabilità, perché alcuni hanno esercitato costrizione, altri l’hanno subita.

Una minoranza della popolazione ha subito forme di mobbing, è stata additata come untrice se non come assassina, è stata condannata alla morte sociale, esclusa da ogni luogo pubblico, ha perduto il salario o persino il lavoro.

Altri, che, in buona fede, hanno creduto ai messaggi dall’alto, o obtorto collo hanno ceduto al ricatto, per salvare lavoro, ne sono usciti con danni fisici che ancora oggi faticano ad essere riconosciuti dalle istituzioni.

• Ai medici curanti veniva sostanzialmente interdetto di fornire esenzioni, anche in presenza di chiare controindicazioni. I fogli di accompagnamento dei vaccini mancavano – per la rapidità dell’approvazione emergenziale – di informazioni decisive relativamente a interazioni con altri farmaci, effetti su altre patologie o condizioni (come la gravidanza), ecc. e tuttavia questa mancanza di informazione non era mai ritenuta ragione sufficiente per esentare dall’inoculazione.

Le istituzioni – come emerso anche recentemente nei lavori della Commissione d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria – hanno costantemente omesso informazioni, sviato l’opinione pubblica e sollevato da responsabilità tutta la catena degli inoculi, dalle case farmaceutiche ai vaccinatori. Questo sta emergendo anche negli Stati Uniti dove è stato posto sotto accusa il responsabile sanitario, dr. Fauci, accusato di aver deliberatamente nascosto le conoscenze acquisite sulla genesi del coronavirus nel laboratorio di Wuhan in Cina, mentre sempre più insistenti si fanno le voci su un ruolo attivo dell’Ucraina nella creazione del virus nei diffusi laboratori segreti, coperti dagli “alleati” occidentali.

I cittadini sono stati costretti a sottoscrivere un documento che sollevava da ogni responsabilità quegli stessi soggetti che li costringevano a subire un intervento sanitario indesiderato (un consenso informato che di fatto non era né consensuale, né informato). La paura costruita ad arte insieme al ricatto sul posto di lavoro o a scuola finiva per vincere i dubbi e le esitazioni.

I dati disponibili e i dubbi leciti furono silenziati dalle istituzioni, che sono riuscite nell’intento di tenere una gran parte della popolazione all’oscuro.

• Al tempo alcuni sapevano, ma molti non sapevano, ciò che oggi è acclarato, ovvero:

1) che i farmaci somministrati presentavano profili di rischio in gran parte ignoti (due dei quattro farmaci che appartenevano inizialmente al novero delle opzioni vaccinali sono stati addirittura ritirati dal mercato);

2) che quelle somministrazioni non garantivano automaticamente la protezione verso terzi (non bloccavano la trasmissione).

Questi due dati danno oggi piena ragione a chi contestava il Green Pass, la cui ipotetica funzione sarebbe stata quella di impedire la propagazione virale. E oggi sappiamo che il GP insieme a una militarizzazione della profilassi, sono stati anticipazioni di una sorta di stato di guerra, che ci ha preparato all’attuale normalizzazione del conflitto militare, anche nelle forme estreme del conflitto termonucleare.

• Nella vicenda pandemica è emerso in forma estrema un processo che Agorà denuncia con forza: la subordinazione delle istituzioni pubbliche agli interessi delle grandi multinazionali del farmaco e, più in generale, dei gruppi privati che da oltre vent’anni promuovono lo smantellamento progressivo della sanità pubblica. La gestione dell’emergenza ha mostrato come una parte significativa della comunità medicoscientifica sia stata resa dipendente da flussi finanziari, consulenze, contratti di ricerca e incentivi economici legati ai prodotti delle stesse industrie di cui doveva valutare l’efficacia e la sicurezza, con un danno di lungo periodo alla credibilità dell’intero sistema agli occhi dei cittadini.

In Italia, ad esempio, gli accordi regionali e aziendali hanno previsto specifiche remunerazioni per ogni dose di vaccino Covid somministrata dai medici di medicina generale, accompagnate dall’impegno alla promozione attiva della vaccinazione verso gli assistiti. Non è l’esistenza di un compenso in sé a costituire un abuso, quanto il fatto che tali meccanismi economici siano stati inseriti dentro un contesto di ricatto legale e sociale – sospensioni dal lavoro, esclusione dai luoghi pubblici, negazione di esenzioni anche in presenza di controindicazioni – che ha trasformato questi incentivi in leve di pressione su una popolazione privata di un’informazione onesta, anche quando non ancora completa, su cui poter basare una effettiva libertà di scelta.

Sul piano europeo, il cosiddetto “Pfizergate”, relativo agli scambi di messaggi tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il CEO di Pfizer per la negoziazione di contratti miliardari di vaccini, è divenuto simbolo di questa opacità: il Tribunale dell’Unione Europea ha censurato la Commissione per non aver garantito un accesso trasparente a quella corrispondenza, mettendo in luce l’insufficienza delle spiegazioni fornite sull’irreperibilità degli SMS e sulla loro eventuale cancellazione. Il fatto che decisioni di enorme impatto economico e sanitario siano state negoziate tramite canali personali non documentati, fuori da ogni effettivo controllo democratico, rafforza la percezione di una “governance” globalista e privatistica che tende a espropriare i popoli e i parlamenti delle scelte fondamentali in materia di salute e bilancio pubblico.

Agorà combatte questo disegno in ogni ambito: nella sanità, nella scuola, nel lavoro, nella gestione delle crisi economiche e belliche. La stagione pandemica non è stata un incidente isolato, ma una tappa paradigmatica di un metodo di governo fondato su “emergenze” vere o spesso presunte, gestite in modo opaco, sul ricatto istituzionale, sulla trasformazione di diritti fondamentali (alla salute, al lavoro, alla mobilità) in favori concessi in cambio dell’obbedienza a protocolli decisi da élite politicofinanziarie transnazionali. In questo senso la nostra critica alle politiche vaccinali non è affatto un rifiuto della medicina in quanto tale, o un atteggiamento antiscientifico, ma una denuncia della colonizzazione privatistica della medicina e della sanità, che intendiamo contrastare rivendicando una sanità realmente pubblica, trasparente, radicata nei territori e libera da condizionamenti industriali.

• Quest’esperienza storica deve rimanere ben presente a tutti noi come monito a non ripercorrere più simili strade. Ma deve anche metterci in guardia rispetto a meccanismi coattivi analoghi, che potrebbero essere messi in campo a fronte di minacce di natura diversa, non più di indole sanitaria, ma terroristica, bellica, ecc.

Quest’esperienza storica, e la frattura sociale che ne è seguita, non deve però impedirci di unire gli sforzi per rovesciare quei nuclei di potere, opachi e manipolatori, che sono stati ieri responsabili dell’infame gestione pandemica e che oggi ci preparano orizzonti di guerra.

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Segue la Dichiarazione del fondatore di Agorà, professor Angelo d’Orsi.

«In piena emergenza pandemica, di fronte alla morte di persone a me care, ho sostenuto con convinzione l’uso esteso dei vaccini disponibili, pur consapevole dei rischi di effetti collaterali, che però ritenevo inferiori a quelli del virus. Oggi, alla luce di quanto sappiamo sui limiti di quei prodotti, sulle omissioni informative e sulle forme di ricatto giuridico e sociale esercitate attraverso strumenti come il Green Pass, riconosco che quella posizione peccava di eccesso di fiducia in una scienza tutt’altro che onesta, anche se ritenevo, alla luce di dialoghi intensi con giuristi e filosofi, che in situazioni di effettivo pericolo collettivo, le libertà personali possano essere temperate dalle necessità della salute pubblica. Ma quel pericolo venne esaltato ed esagerato anche per testare le forme di reazioni della popolazione, in vista di futuri scenari di conflitto d’ogni genere.

La mia scelta personale fu condizionata da paura e urgenza, specie per chi mi era accanto, anziani e minori, non certo da adesione a un modello di gestione emergenziale che discrimina i cittadini e rafforza la subordinazione della sanità pubblica alle multinazionali del farmaco. Questo modello, che ha colpito duramente una minoranza di non vaccinati e ha leso il consenso informato di tutti, è oggi oggetto della nostra critica politica e non può essere riproposto. Io stesso, scrissi nello stesso anno 2020 dei testi in cui esprimevo malgrado tutto dubbi e soprattutto criticavo la gestione politica della pandemia.

È altrettanto chiaro che la tragedia del Covid è stata aggravata pesantemente da decenni di tagli ai posti letto ospedalieri e al finanziamento della sanità pubblica: in vent’anni l’Italia ha perso decine di migliaia di posti letto, scendendo da quasi 4,7 a poco più di 3 letti per mille abitanti, e i sindacati medici hanno mostrato come la scarsità di posti letto sia correlata a un aumento significativo della mortalità durante la prima ondata. Una triste pratica che è proseguita e prosegue ben oltre “l’emergenza Covid” e ne sono stato personalmente colpito negli affetti più cari, come ho dichiarato nella relazione che ha aperto l’Assemblea Nazionale di Agorà del 27 giugno 2026.

Il punto politico non è opporre “No-vax” a “Sì-vax”, ma rifiutare un modello di governo delle “emergenze” che scarica sui cittadini le scelte sbagliate operate in nome del risparmio e della privatizzazione, e che usa la paura e la coercizione per coprire responsabilità strutturali di chi ha smantellato la sanità pubblica.

Su questo terreno Agorà, a partire dai due documenti fondativi da me stesso redatti (datati 25 aprile e 2 giugno) è oggi impegnata a costruire una linea chiara e condivisa, rifiutando ogni guerra di religione, e invitando all’unità contro il ventre che ha generato tutto questo, il neoliberismo. Sulla critica del neoliberismo, del turbocapitalismo e delle istituzioni che lo sorreggono, UE e NATO, in difesa di una Italia libera, sovrana, autenticamente democratica, sorretta da istituzioni politiche, educative, sanitarie pubbliche e nazionali, Agorà, a partire dal sottoscritto, intende battersi con la massima decisione.»

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