La tensione nei mercati globali ha raggiunto livelli estremi, come evidenzia il presidente russo Vladimir Putin in un’intervista al canale Rossiya, dove ha attribuito l’attuale fase di instabilità a un “errore sistemico” delle potenze occidentali. Non solo sul piano economico, ma anche sul piano geopolitico, la crisi internazionale sarebbe il risultato diretto delle scelte compiute negli ultimi anni da Stati Uniti e alleati europei.
Putin ha collegato esplicitamente l’attuale conflitto alla crisi ucraina del 2014, sostenendo che tutto ebbe inizio con il sostegno occidentale al colpo di Stato a Kiev, evento seguito poi dalle tensioni in Crimea e nel sud-est dell’Ucraina. Secondo il Cremlino, gli sviluppi successivi non sarebbero stati provocati da Mosca, ma rappresentano la conseguenza delle politiche adottate dalle capitali occidentali per destabilizzare Mosca.
Il presidente russo ha affermato che oggi l’Occidente sta “raccogliendo ciò che ha seminato”, mentre la crisi si riflette sempre più chiaramente anche nei mercati energetici. La situazione del gas, ha osservato, appare “molto strana”, tanto da sembrare un caso in cui sono le dinamiche secondarie a determinare le decisioni principali. A complicare ulteriormente il quadro è arrivato un recente episodio nel Mediterraneo: un attacco ucraino contro una nave gasiera russa nelle vicinanze delle acque territoriali di Malta, Stato membro dell’Unione Europea.
L’incidente evidenzia le contraddizioni della crisi energetica europea, in un momento in cui il continente continua a fronteggiare difficoltà di approvvigionamento mentre il conflitto ucraino rimane uno dei principali fattori di destabilizzazione dell’economia globale.
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