Putin si è messo ad uccidere anche i cuochi?

Si raschia il fondo del barile pur di allungare la lista dei “dissidenti fatti uccidere da Putin”.

Ora è la volta dello chef russo Aleksei Zimin. Che, come ci informa fanpage, già nel 2014 si era espresso contro l’annessione russa della Crimea, circostanza che, comunque non gli aveva impedito di condurre un programma di successo alla TV russa NTV (di proprietà Gazprom). Fino al 2022 quando - verosimilmente, a seguito dell’invasione dell’Ucraina - decise di lasciare la Russia per trasferirsi in Gran Bretagna. Qui si era limitato a dirigere una rivista gourmet, pubblicare analoghi post su Instagram e dirigere, nel centro di Londra, un ristorante di successo che, a dire della BBC, dopo l’invasione dell’Ucraina, “era stato preso di mira con insulti e minacce di incendi”. Il 13 novembre sera, a Belgrado, Zimin, nell’appartamento che aveva fittato, viene trovato morto dal padrone di casa, apparentemente, senza nessun segno di violenza; il 14 novembre, comunque, l’autorità giudiziaria serba, ordina una autopsia e un esame tossicologico.

Questo, al momento, è quello che si sa; ma per i media, che già si avviano a tumulare Zimin nel Sacrario dei Martiri di Putin, comincia la danza intorno al fuoco. L’Unità, ad esempio, trasforma le “minacce di incendi” (di cui sopra) in “secondo la BBC, il ristorante londinese di Zimin era stato bersaglio di un attentato incendiario”; ancora peggio un altro articolo: “… il suo ristorante londinese fu colpito da un attentato incendiario”.

Ma al di là di questi mezzucci, è il clamore suscitato dai media, a prefigurare quelle che saranno le prossime “notizie”, che - considerato che i Serbi sono ritenuti in Occidente i burattini di Putin – certamente seguiranno il copione già utilizzato dopo il malore di Navalny. Malore che fu diagnosticato come conseguenza di un disordine metabolico dai clinici dell’ospedale di Tomsk in Russia ma che, caricato Navalny su un aereo fatto arrivare dall’Unione Europea e trasportato a Berlino, fu identificato come conseguenza di un non meglio identificato (la documentazione dell’Ospedale Charité di Berlino non è mai stata resa pubblica) “avvelenamento da Novichok”. Ancora peggio per “l’avvelenamento degli Skripal”: lì il “Novichok di Putin” fu identificato dagli esperti del Centro armi biologiche di Porton Down, in Gran Bretagna. Per capirci, quelli che attestarono l’esistenza delle armi di distruzione di massa in Iraq.

Francesco Santoianni

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