Sergei Shoigu, segretario del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, ha condannato lunedì un altro tentativo da parte di forze esterne di interferire negli affari interni dell'Iran, secondo quanto riportato dai media locali e dall'agenzia cinese Xinhua.
Ha rilasciato queste dichiarazioni durante una conversazione telefonica con il segretario supremo del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani, durante la quale Shoigu ha espresso le sue condoglianze per le gravi perdite subite in Iran, ha riferito l'ufficio stampa.
Le due parti hanno concordato di mantenere stretti contatti e di coordinare le loro posizioni per garantire la sicurezza.
Shoigu ha inoltre ribadito la disponibilità di Mosca a sviluppare ulteriormente la cooperazione bilaterale sulla base dell'Accordo di partenariato strategico globale firmato da Russia e Iran nel 2025.
Verso la fine del mese scorso sono scoppiate proteste in tutto l'Iran a causa del forte deprezzamento del rial e delle radicali riforme dei sussidi, prima di degenerare in disordini a livello nazionale con segnalazioni di scontri tra polizia e dimostranti.
Il 2 gennaio, Larijani ha messo in guardia gli Stati Uniti dall'interferire negli affari interni dell'Iran, affermando che tali azioni avrebbero compromesso la stabilità regionale e danneggiato gli interessi degli Stati Uniti.
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L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità
Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.
LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA
Pasquale Liguori
Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.
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