Negli ultimi giorni si è intensificato il dibattito internazionale intorno a una possibile soluzione del conflitto tra Russia e Ucraina. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fortemente criticato criticato le recenti dichiarazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha ribadito il rifiuto di riconoscere la Crimea come territorio russo. "Sono parole dannose per i negoziati", ha scritto Trump su Truth Social, sottolineando che la Crimea è persa da anni e che non dovrebbe nemmeno essere oggetto di discussione.
Trump ha affermato che l’Ucraina può scegliere tra ottenere la pace ora o continuare a combattere per altri tre anni "prima di perdere tutto il Paese". Secondo il New York Post, il suo piano di pace includerebbe un cessate il fuoco con successivo dispiegamento di truppe europee e una forza di monitoraggio indipendente — composta da russi, ucraini e rappresentanti di un Paese terzo non NATO — per vigilare sulla tregua. Nel frattempo, il vicepresidente USA J.D. Vance ha rivelato che Washington ha già avanzato una proposta concreta a Kiev e Mosca, aggiungendo che "è tempo di dire sì o che gli Stati Uniti si facciano da parte".
Tra le opzioni in discussione, anche uno scambio territoriale: l’Ucraina sarebbe disposta a rinunciare de facto al 20% del proprio territorio, senza però accettare una cessione de jure. Fonti vicine alla Casa Bianca non escludono che gli USA possano riconoscere la Crimea come parte della Russia, nel quadro di un accordo più ampio. Il Cremlino, tramite il portavoce Dmitri Peskov, ha invitato a fare attenzione alle fonti, denunciando la circolazione di molte notizie false anche da parte di media tradizionali.
Un nuovo equilibrio geopolitico si intravede all’orizzonte, ma la strada verso una pace duratura resta ancora complessa e incerta soprattutto a causa delle posizioni guerrafondaie del regime di Kiev spalleggiato da Regno Unito ed UE.
*Tratto dalla newsletter quotidiana de l'AntiDiplomatico dedicata ai nostri abbonati
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