Il conflitto in corso nel Golfo Persico è di natura diversa rispetto alla guerra dei 12 giorni del 2025 a causa della morte dell'Ayatollah Khamenei che la trasforma in uno scontro di civiltà tra Occidente e Iran. Una guerra che però nasconde un altro scenario: quello della lotta per la sopravvivenza degli USA come impero.
di Giusppe Masala per l'AntiDiplomatico
Come era ampiamente previsto è iniziata la grande Guerra Mediorientale, capitolo fondamentale di quella “Guerra mondiale a pezzi” teorizzata da Papa Bergoglio già più di dieci anni fa.
Non ha alcun senso fare la cronistoria di queste ore convulse né usare come chiave di lettura la guerra dei 12 giorni deflagrata tra USA, Iran e Israele solo a giugno dell'anno scorso.
Questo conflitto è di natura estremamente più pericolosa di quanto abbiamo visto in questi tribolatissimi anni per tre ragioni fondamentali interconnesse l'una all'altra:
Rimane da domandarsi il perchè gli USA abbiano deciso, non solo di scatenare questo conflitto, ma di colpire una figura simbolica che riduce al lumicino ogni speranza di mantenere la guerra stessa in un alveo gestibile diplomaticamente.
A darci una risposta è stato l'ex segretario di stato, nonché ex direttore della CIA, Mike Pompeo che in una intervista a Fox News ha detto: «Non scegliete i cinesi. Non scegliete i russi. Non scegliete l'Ayatollah. State con la civiltà occidentale. Siate decenti. Siate una nazione normale». Il discorso è chiaro: l'Iran deve rientrare nell'orbita occidentale e non essere il veicolo della penetrazione russa e soprattutto cinese in Medio Oriente.
Del resto è evidente l'importanza strategica del Medio Oriente per gli USA: non c'è impero USA senza il dollaro come moneta di conto internazionale, non c'è dollaro in questo ruolo senza il petrodollaro e non c'è petrodollaro senza il pieno e assoluto dominio di Washington in Medio Oriente. Questa verità assiomatica è ancora più vera in questa fase storica nella quale gli USA hanno un drammatico passivo nella loro posizione finanziaria netta; negativa per ben 27500 miliardi di dollari nei confronti del resto del mondo. Con un simile passivo, qualunque discostamento dal sistema-dollaro di una delle petromonarchie del golfo potrebbe provocare un disastro finanziario ed economico in USA.
A corollario di questa che io ritengo una verità inoppugnabile vi è da dire che l'Europa con il blocco di Hormuz e con la chiusura della produzione GNL del Qatar (nostro grande fornitore da quando ci sono le sanzioni alla Russia) si trova praticamente in allarme energetico totale sia sul versante dei prezzi che in quello delle quantità. Una situazione assolutamente funzionale con la volontà di Washington (che ha piena autonomia energetica) di reindustrializzarsi de-industrializzando il Vecchio Continente. Una straordinaria coincidenza, per chi è così ingenuo da credere alle conseguenze.
La verità vera è che Washington è governata da cinici e freddi calcolatori che nel teatro della politica internazionale ad usum delphini amano impersonare la parte dei dilettanti che creano involontariamente disastri.
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