di Alessandro Volpi*
Trump sta alzando rapidamente il livello della tensione interna e internazionale. La Procura di Columbia ha incriminato il presidente della Fed, Jerome Powell, per aver reso false dichiarazioni in merito all’aumento dei costi per il rifacimento della sede della Banca centrale americana. Si tratta dell’ennesimo capitolo dello scontro con Trump come ha sottolineato lo stesso Powell sostenendo apertamente che l’inchiesta è solo un modo per farlo fuori. In effetti il presidente degli Stati Uniti è da tempo durissimo con Powell perché vorrebbe un robusto taglio dei tassi di interesse sperando così di favorire la ripresa USA e di alleviare il costo del debito per tantissimi americani.
Soprattutto Trump crede alle stime del suo entourage e di figure come Steve Miran per i quali ogni taglio di un punto dei tassi significa un risparmio nel bilancio federale di 360 miliardi di dollari. Dunque, proprio la necessità di evitare il default parziale del debito USA avrebbe indotto Trump ad accelerare la possibile decadenza di Powell per motivi penali. Il mandato del presidente della Fed scade a maggio ma è probabile che il taglio dei tassi serva subito proprio nella speranza di salvare il debito; una speranza che Powell ritiene folle perché con tassi più bassi il debito americano non troverebbe compratori e il dollaro crollerebbe.
Trump, tuttavia, proprio per la consapevolezza della gravità della crisi del capitalismo americano pare disposto a smontare parti intere degli assetti più consolidati, dalla cancellazione del diritto internazionale e dei suoi organismi, alla distruzione di ogni autonomia degli Stati membri della Conderazione in materia di ordine pubblico e sicurezza, ad ogni traccia di habeas corpus fino, appunto, alla rimozione dell’indipendenza della Fed che dovrebbe fondersi con il Tesoro e dipendere così dalla presidenza di Trump.
In altre parole, per fronteggiare la crisi epocale del capitalismo Trump è disposto a sovvertire le istituzioni con cui tale forma economica ha vissuto.
*da Facebook
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