Dopo quasi un anno di colloqui riservati, tre grandi attori geopolitici regionali, Turchia, Pakistan e Arabia Saudita, hanno elaborato una bozza di accordo di difesa trilaterale. Questa possibile alleanza, denominata dai media “Nato islamica”, se formalizzata,rappresenterebbe un riallineamento geopolitico significativo, creando un blocco capace di rispondere autonomamente alle sfide di sicurezza in Medio Oriente e Asia meridionale.
Il ministro pakistano per la Produzione della Difesa, Raza Hayat Harraj, ha confermato alla stampa che una bozza di accordo è già esistente" e che i tre paesi "stanno deliberando" da circa dieci mesi. L'accordo si distingue dal patto bilaterale Arabia Saudita-Pakistan, annunciato lo scorso settembre nel contesto delle tensioni nel Golfo.
Secondo Nihat Ali Özcan, analista del think tank turco TEPAV, ciascun partner apporterebbe risorse complementari: l’Arabia Saudita la propria forza finanziaria, il Pakistan la propria capacità nucleare, missili balistici e manodopera e la Turchia la sua esperienza militare e un’industria della difesa in rapida crescita.
"I dinamismi in evoluzione e le conseguenze dei conflitti regionali stanno spingendo i paesi a sviluppare nuovi meccanismi per identificare amici e nemici", ha osservato Özcan, suggerendo come lo spostamento delle priorità statunitensi verso Israele e gli interessi nazionali stia accelerando questo processo di autonomizzazione regionale.
L'iniziativa trilaterale emerge in un momento di particolare tensione: il cessate il fuoco di maggio tra India e Pakistan ha infatti posto fine a scontri che hanno causato oltre 70 vittime.
Persistono inoltre tensioni tra Pakistan e Afghanistan, con Islamabad che accusa i talebani di dare rifugio a gruppi terroristici. Altro fattore accomunante, le
preoccupazioni comuni riguardo all'Iran di Turchia e Arabia , sebbene tutti e tre i paesi siano attualmente inclini al dialogo con Teheran piuttosto che ad un confronto.
Da ultimo, ma non per importanza, la comune necessità di costituire un blocco potenziale contrapposto alle mire espansionistiche di Israele, paese destabilizzante negli equilibri regionali e la diffidenza comunque montante verso lo storico alleato a stelle e strisce. La cooperazione militare tra questi attori è già avanzata: la Turchia costruisce corvette per la marina pakistana. Ankara ha potenziato i caccia F-16 del Pakistan. Viene condivisa tecnologia di droni con Pakistan e Arabia Saudita. La Turchia inoltre desidererebbe coinvolgere entrambi i paesi nel suo programma di caccia di quinta generazione(TAI TF-X Kaan).
Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, pur confermando i colloqui, ha precisato che "non è stato ancora firmato alcun accordo definitivo". Ha tuttavia delineato una visione strategica più ampia, attribuita al presidente Erdo?an:
"Tutte le nazioni della regione devono unirsi per creare una piattaforma di cooperazione sulla questione della sicurezza", ha affermato Fidan, sottolineando come solo rafforzando la fiducia reciproca si possano prevenire "egemonie esterne" e l'instabilità alimentata dal terrorismo.
Un patto formale segnerebbe una nuova fase nelle relazioni tra Turchia e Arabia Saudita, un tempo rivali per la leadership del mondo sunnita. Dopo anni di tensioni, i due paesi stanno già approfondendo la cooperazione economica e di difesa, inclusa un'esercitazione navale ad Ankara questa settimana.
Sebbene i ministeri della Difesa di Turchia e Arabia Saudita si siano astenuti dal commentare dettagliatamente, l'esistenza di una bozza operativa suggerisce un avanzamento significativo dei negoziati. L'accordo nella loro prospettiva dunque, risponderebbe alla crescente domanda di architetture di sicurezza regionali autonome, in un momento di ridefinizione degli equilibri di potere mediorientali e di preoccupazioni per la stabilità dell'Asia meridionale.
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L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità
Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.
LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA
Pasquale Liguori
Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.
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