Una giustizia classista per il potere autoritario

di Giuseppe Giannini

Ricordo quando, sul finire degli anni novanta, seguivo i seminari di diritto penale: approfondimenti che vedevano la partecipazione di personaggi autorevoli (magistrati e avvocati, tra i tanti Vassalli e Coppi) e la presenza costante e le registrazioni di Radio Radicale. Immersi nella Seconda Repubblica del post-Tangentopoli e dopo le stragi mafiose, con il populismo penale e i processi mediatici come via d'uscita dalla corruzione morale patrocinata da quel fenomeno di involuzione antropologica (ancora presente) chiamato berlusconismo.

Si discuteva di garanzie e tutele. Della legislazione emergenziale degli anni settanta; la Legge Reale; il diritto penale del nemico; gli eccessi delle istituzioni "democratiche" (governi, operatori della giustizia, forze del (dis)ordine).

Di riformismo (termine che ho sempre avversato), eguaglianza, sistema inquisitorio (il caso Tortora) e accusatorio. E c'era chi auspicava un diritto penale minimo e l'effettività della funzione sociale della pena. Cercando di discutere, seriamente, di responsabilità e politicizzazione dei magistrati. Tutto questo non attiene alla materia referendaria. L'intervento a gamba tesa sulla Costituzione e l'ingerenza del governo di turno sull'amministrazione della giustizia. Più che alla composizione/ proporzione dei due CSM e, in attesa dei decreti attuativi, e all'Alta Corte, presieduta da un soggetto scelto dalla politica, espressione della maggioranza, e al suo potere punitivo-disciplinatorio, che bisognerebbe guardare con preoccupazione. Nessuna certezza della pena e nessun snellimento degli iter processuali.

Gli errori giudiziari, ahimè, ci saranno comunque e non verranno attenuati, anche perché il progetto di riforma esonera dalla responsabilità i magistrati amministrativi, contabili e militari (lì dove il peso del potere economico- politico conta di più). Chi guarda agli altri Paesi dove la separazione delle carriere è presente, dovrebbe tenere presente sia il sistema istituzionale (non tutti sono Repubbliche parlamentari), ma, soprattutto, la percentuale maggiore di errori (in Italia ogni anno il CSM punisce lo 0,5% dei magistrati; in Francia e Spagna la percentuale è dello 0,1-0,2%) e la sottoposizione ai voleri dell'esecutivo. Dicono che non corriamo nessun pericolo, ma come fidarsi di un governo, sempre più autoritario, che inventa reati (il Decreto Rave, Il Decreto Caivano, i Decreti Sicurezza, il fermo preventivo) aumentando così il carico di lavoro per i giudici (invece di pensare a potenziare gli organici e stabilizzare chi lavora nella giustizia) e intasando ancora di più le carceri (più volte lo Stato italiano è stato richiamato e sanzionato dalle istituzioni europee e dalla CEDU per la condizione pietosa dei detenuti). Che si serve delle divise per portare avanti la speculazione politica, con forme di tutela (lo scudo penale, anziché introdurre il numero identificativo per trovare i colpevoli degli eccessi) ad hoc, mentre aumentano i pestaggi e gli abusi indiscriminati. Invece di pensare a forme diverse di detenzione, all'amnistia, alla depenalizzazione, e a ridurre l'abuso delle misure cautelari. Un esecutivo con diversi esponenti condannati (Montaruli, Delmastro) o in attesa di giudizio (Santanchè) anche per reati gravi.

Chi attacca i giudici italiani e internazionali e non ne rispetta le decisioni ( il caso Almasri, i mandati di cattura per i criminali sionisti autori del genocidio). Che rende difficile l'accertamento dei reati fiscali dei colletti bianchi (l'abuso di ufficio, il preavviso di due ore per le perquisizioni, intercettazioni ridotte a quarantacinque giorni). E depotenzia la Corte dei Conti.

La riforma della Corte, infatti, costituisce il primo passo attraverso cui limitare il controllo sull'operato della pubblica amministrazione. Viene introdotto il principio del silenzio-assenso entro trenta giorni, trascorsi i quali l'atto pubblico di appalto, ad esempio, viene registrato, limitando così l'accertamento di eventuali responsabilità. Un intervento che avviene dopo la pronuncia negativa sulla fattibilità del Ponte sullo Stretto, riguardo ai costi eccessivi e il rispetto delle norme europee ed ambientali. Insomma, sono questi gli eredi della P2 (i propugnatori della separazione delle carriere che arriva dopo la riduzione del numero della rappresentanza dei parlamentari).

Un Paese pieno di problemi sociali, aggravati dal sostegno alle politiche guerrafondaie della Nato-UE e degli USA-Israele, e dall'austerità liberista, trattati come questione di ordine pubblico. E che ha come priorità il premierato, l'Autonomia Differenziata, una nuova (porcata) legge elettorale, la delegittimazione della Magistratura. Come da Trump, Netanyahu, e Orban. E che pensa ad una giustizia ancora più classista. Magari adatta per quei radical chic che, aldilà della colpevolezza, ancora potranno permettersi un avvocato.

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