USA: triplicato il tasso di mortalità nelle carceri ICE

06 Luglio 2026 15:28 La Redazione de l'AntiDiplomatico

Non era mai successo negli ultimi vent'anni. Neppure nel pieno della pandemia i centri di detenzione per migranti negli Stati Uniti avevano registrato un tasso di mortalità così alto. A documentarlo sono Human Rights Watch e Physicians for Human Rights - come riporta il quotdiano messicano La Jornada - che in un rapporto consegnato la scorsa settimana contano 52 morti sotto la custodia dell'Immigration and Customs Enforcement tra il 20 gennaio 2025 e il 4 giugno 2026.

I numeri parlano chiaro. Tra gennaio dell'anno scorso e gennaio di quest'anno il numero dei detenuti è cresciuto del 77 per cento. I decessi annuali sono triplicati. E il tasso di mortalità è schizzato a 8,4 morti ogni diecimila persone, quasi il doppio del picco toccato nel primo anno di Covid, quando si era fermato a 4,4.

Il rapporto parla di sovraffollamento. Di un sistema di sorveglianza interna al Dipartimento per la Sicurezza Nazionale smantellato pezzo dopo pezzo. Di assistenza sanitaria esterna che non funziona, perché i pagamenti non arrivano o arrivano tardi. La maggior parte delle 39 morti analizzate nel primo anno dell'amministrazione Trump è avvenuta in strutture dove, nelle due settimane precedenti al decesso, la popolazione era molto più alta della media storica.

Tra le vittime, 16 sono messicani. È la nazionalità più colpita. Dieci risultano nei dati ufficiali delle due organizzazioni, che coprono il periodo fino al 4 giugno. Ma le cronache giornalistiche, allargando lo sguardo anche ai decessi avvenuti durante le operazioni di polizia, arrivano a 15. E il 19 giugno scorso se n'è aggiunto un altro.

Due storie, tra le tante. Ismael Ayala-Uribe, 39 anni, viveva negli Stati Uniti da quando ne aveva quattro. È morto il 22 settembre 2025 nel centro di Adelanto, in California. Si lamentava da giorni per un ascesso infetto. Il personale non lo ha mai portato in ospedale in tempo. Lorenzo Antonio Batrez Vargas, 32 anni, era arrivato negli Stati Uniti anche lui a quattro anni. È morto nell'agosto del 2025 dopo quasi due settimane di isolamento per Covid. Sua madre ha detto a Human Rights Watch che ancora non sa cosa abbia ucciso suo figlio.

Sullo stesso fronte, ma su un altro versante, due presunti militari statunitensi sono stati fermati dalla Guardia Nazionale mentre cercavano di entrare in Messico con armi da fuoco. È successo a Ciudad Juárez, su uno dei ponti internazionali. Sono stati portati davanti alla Procura Generale, poi rilasciati dopo l'intervento del consolato e del ministero degli Esteri messicano. Le autorità hanno parlato di un "attraversamento involontario". La Procura e il ministero degli Esteri, fino a sera, non avevano ancora rilasciato dichiarazioni.

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