Il presidente del parlamento iraniano mette in discussione le affermazioni statunitensi sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, richiamando l'attenzione sui forti rincari del petrolio.
Rispondendo alle rassicurazioni dei funzionari di Washington, il presidente dell'Assemblea consultiva islamica iraniana, Mohammad Baqer Qalibaf, ha smentito le dichiarazioni americane con toni sarcastici, sostenendo che se la versione di Washington fosse vera, il mercato petrolifero si starebbe comportando in modo del tutto irrazionale.
In un messaggio pubblicato domenica sul suo profilo X, Qalibaf ha scritto che la propaganda americana sostiene che l'Iran non controlli lo Stretto di Hormuz, eppure il mercato ha imposto un sovrapprezzo estremamente elevato sul petrolio.
US gaslighting bureau says Iran doesn’t control SOH, but the market prices a big premium, $35 over pre-invasion and $50 using dated/actual. So either the market’s dumb or the US narrative-laundromat is faking it. Free-dollar vending machine in Hormuz for believers. Go grab it.
— ???????? ??????? | MB Ghalibaf (@mb_ghalibaf) September 27, 2026
Secondo il parlamentare iraniano, la quotazione del greggio supera di 35 dollari i livelli precedenti all'inizio del conflitto, risalente al 28 febbraio, mentre nel mercato fisico lo scarto arriva fino a 50 dollari.
Quindi, o gli operatori di mercato si stanno sbagliando a pagare il petrolio a cifre così alte, oppure la narrazione degli Stati Uniti sta manipolando la realtà, ha sottolineato Qalibaf. Proseguendo con ironia, ha aggiunto che per chi vuole credere alle parole di Washington, gli Stati Uniti avrebbero praticamente installato una macchina per stampare banconote gratis nello Stretto di Hormuz, invitando sprezzantemente ad approfittarne.
Sempre domenica, il presidente statunitense Donald Trump aveva dichiarato che il greggio continua a scorrere attraverso lo stretto, affermando che la notte precedente era stata transitata una quantità record di petrolio, perfino superiore ai volumi antecedenti al conflitto.
Le parole di Trump arrivano in un momento di forte incertezza per la popolazione americana a causa dell'impennata dei costi energetici, che stanno gravando pesantemente sui trasporti e sulla catena di distribuzione alimentare. Secondo i dati dell'Agenzia statunitense per l'informazione energetica (EIA), il prezzo medio del diesel ha toccato i 6,529 dollari al gallone nella settimana conclusasi il 21 settembre.
L'aumento dei prezzi dell'energia su scala globale è una diretta conseguenza del blocco dello Stretto di Hormuz disposto dall'Iran per ragioni di sicurezza, a seguito delle ostilità avviate da Stati Uniti e Israele a febbraio.
Teheran e Washington avevano precedentemente concordato una riapertura temporanea di 60 giorni nell'ambito di un intesa mediata dal Pakistan a giugno. Per gestire l'accordo, l'Iran aveva istituito l'Autorità dello Stretto del Golfo Persico (PGSA), ma le successive violazioni attribuite agli Stati Uniti hanno spinto il governo iraniano a ripristinare il blocco. Teheran ha chiarito che la riapertura della rotta commerciale resta subordinata al rispetto di precise condizioni.
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