VIII Premio Pushkin a Roma due giorni di cultura russo-italiana

Il 19 e 20 ottobre Roma è tornata per due giorni la capitale del dialogo tra Russia e Italia, con l’VIII Premio Internazionale Pushkin. Scrittori, registi, musicisti, studiosi e diplomatici dei due Paesi si sono ritrovati attorno al nome di Aleksandr Pushkin (1799-1837), il poeta che ha dato alla Russia la sua lingua letteraria moderna, autore dell’Evgenij Onegin e del Boris Godunov. L’edizione di quest’anno ha reso omaggio anche a Nikolaj Karamzin, di cui ricorrono i 260 anni dalla nascita.

Il Premio Internazionale Pushkin è nato a Roma nel 2014 per iniziativa dell’Associazione Culturale «Amici della Grande Russia», fondata da Yulia Bazarova e Paolo Dragonetti de Torres Rutili, con l’obiettivo di mantenere vivo l’interesse per la cultura e la letteratura russa e di consolidare il dialogo tra Italia e Russia. Inizialmente dedicato alla sola letteratura, negli anni ha esteso il proprio ambito alle arti visive, al cinema, alla musica, all’opera lirica, alla ricerca scientifica e alla traduzione.

Le giornate sono iniziate a Palazzo Valentini con la conferenza stampa moderata da Adolfo Spezzaferro. La sera, alla Casa Russa, il pubblico ha accolto con calore Il profeta. La storia di Aleksandr Pushkin, il film del giovane e talentuoso regista russo Felix Umarov. Insignito dell’VIII Premio Internazionale Pushkin 2026 nella categoria «Cinematografia», il film è stato proiettato in un evento organizzato dalla Casa Russa di Roma in collaborazione con l’Associazione Culturale «Amici della Grande Russia». Il 20 ottobre, a Villa Altieri, la cerimonia condotta da Stefano Bini si è aperta con la pianista Natalia Pogosyan e il violinista Alexey Dulov, che hanno suonato ?ajkovskij. Poi le Lettere di un viaggiatore russo di Karamzin sono state lette in due lingue, e russo e italiano si sono intrecciati come due voci della stessa conversazione.

L’Ambasciatore Alexey Paramonov ha ricordato il valore dei legami culturali tra i due Paesi e, con la ritrattista Natalia Tsarkova, ha svelato il ritratto di Pushkin, nuovo emblema del Premio. Poi sono arrivati i riconoscimenti.

Per la letteratura è stato premiato Pietro Angelini, scrittore, traduttore, documentarista e studioso della cultura russa e delle culture orientali. Per il cinema, Felix Umarov, regista e sceneggiatore, e Tatiana Danilyants, poetessa, regista, artista, fotografa e storica dell’arte. Per i lavori scientifici e la traduzione, Stefano Garzonio, filologo e slavista, e Yuri Kuprikov, traduttore e docente all’Università Statale di Mosca. Giancarlo Del Monaco è stato onorato come illustre regista lirico, Angelo Inglese come compositore e direttore d’orchestra. Denis von Meck ha ricevuto un riconoscimento speciale per aver divulgato il patrimonio culturale della famiglia von Meck e l’opera di ?ajkovskij.

Tra i momenti più toccanti, il Premio Speciale a Lora Guerra, per la pluriennale attività di conservazione, studio e valorizzazione dell’eredità di Tonino Guerra. Nella sezione Convivio, dedicata alla poesia e alla saggistica, hanno vinto Ludovica Iorio con il saggio «Una via per l’impossibile», Francesco Paolo Memmo per la sua carriera poetica e Maria Concetta Di Leo con la poesia «Labirinti notturni». Il Diploma d’Onore è andato a Ambrogio Matzegora, rettore della chiesa di Santa Caterina, per lo sviluppo della vita parrocchiale, il sostegno spirituale ai fedeli e il rafforzamento della presenza della Chiesa Ortodossa Russa in Italia.

Meno male che a Roma c’era ?ajkovskij, perché altrove i custodi dell’opportunità non l’avrebbero lasciato entrare. Dal 2022 a oggi l’Italia ha collezionato una serie ammirevole di corsi rinviati, concerti sospesi, spettacoli cancellati e programmi “riequilibrati”. Ogni volta una ragione di prudenza, e ogni volta qualcuno da proteggere, di solito da un pianoforte.

Pushkin cantò la libertà in un’ode che gli costò l’esilio. Oggi lo si festeggia a Roma, mentre qui da noi c’è chi la libertà la sospende con un comunicato e un “momento di riflessione”. Il bello è che lo fa in nome della democrazia, convinto di difenderla vietando un romanzo. La letteratura russa ha attraversato guerre, rivoluzioni e commissari, e non avrà difficoltà a sopravvivere anche ai nostri idioti censori, dopo essere riuscita, con Dostoevskij, a rendere grande e puro il principe Myškin. Speriamo solo che nel futuro nessuno se la prenda anche con Tolstoj e la sua incertezza tra Guerra e Pace!

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