di Alex Marsaglia per l'AntiDiplomatico
La carovana di fine impero che è andata a pontificare all’ultima Assemblea Generale dell’ONU rappresenta al meglio il puro esercizio retorico di una politica postmoderna occidentale in piena crisi: Trump e Netanyahu costretti alle sparate più irrealistiche e alle minacce a viso aperto contro gli avversari, ma con sempre meno consenso nel sistema-mondo.
Trump con il solito intervento disconnesso dalla realtà del conflitto il 22 Settembre ha millantato l’ennesima pace raggiunta: “Ho realizzato la pace, mentre gli altri parlavano. Con l’Iran o un accordo o li anniento”, ovviamente l’Iran non si è tirato indietro e il Ministro degli Esteri Araghchi il 25 ha proposto un “piano concreto in sette giorni” che nei contenuti ricalcava il Memorandum of Understanding dello scorso Giugno.
Siccome il piano ratifica la sconfitta dell’Impero nel Golfo Persico e in buona parte dell’Asia Occidentale, Trump ha rifiutato, ma non ha annientato proprio nessuno. Come se non bastasse qualche giorno dopo, il 24 sera, la Coalizione Epstein ha completato la sua sfilata horror con un intervento agghiacciante di Netanyahu in cui ha minacciato apertamente tutta la platea dei delegati mondiali che avessero osato opporsi ai piani sionisti.
Il Primo Ministro ha poi brandito un cercapersone rifacendosi all’attentato terroristico compiuto dai servizi segreti contro i civili libanesi che due anni fa, nel settembre 2024, venivano uccisi e mutilati a migliaia con l’unica motivazione del sospetto di collaborazione con Hezbollah: processo sommario, condanna ed esecuzione. Tutto al riparo da qualsiasi ombra democratica, grazie al Mossad. La platea dell’Assemblea Generale ha giustamente reagito a una simile carica fascista, degna del Mussolini del discorso del bivacco, abbandonando in massa la sala. Si sono contati 77 Paesi assenti, con i loro delegati che hanno rifiutato di farsi sputare in faccia le minacce da un condannato alla Corte Penale Internazionale. Siamo però davanti alla classe Epstein, che non è confinata in qualche personaggio criminale, ma rappresenta essa stessa un’élite degenerata, violenta e immorale che governa per mezzo del terrore.
Quindi, durante l’intervento del loro esponente i rappresentanti di questa classe passavano in rassegna gli scranni dei delegati ribelli. Il tutto mentre dal podio piovevano minacce verso costoro. Siamo insomma davanti ad un attacco diretto ai principi democratici, di rappresentanza e di libertà di espressione nell’ambito delle relazioni internazionali. Chi osa opporsi al progetto colonialista sionista, viene schedato e minacciato di giustizia sommaria. Se simili episodi possono accadere al centro del dibattito assembleare all’ONU, anche il sacrosanto discorso sulla sotto-rappresentazione dell’Africa dovrebbe passare in secondo piano: garantire equa rappresentanza ad un’assemblea non libera è perfettamente inutile.
Queste manifestazioni di coercizione e violenza bruta tuttavia sono l’espressione della più radicale crisi di consenso dell’élite occidentale, totalmente incapace di governare la fase attuale di caduta libera dell’economia civile e costretta ad abbracciare la guerra, la militarizzazione e l’irregimentazione sociale come unica via per il mantenimento dello status quo.
Questo ha delle ripercussioni fondamentali sui fenomeni sociali, che diventano sempre più bestiali, da “legge della giungla”. Gramsci descriveva magistralmente queste transizioni pericolose, proprio partendo dall’analisi della perdita di egemonia a favore del dominio puro. Le «crisi di autorità» avvengono proprio quando «la classe dominante ha perduto il consenso, cioè non è più dirigente, ma unicamente dominante, detentrice della pura forza coercitiva, ciò appunto significa che le grandi masse si sono staccate dalle ideologie tradizionali, non credono più a ciò in cui prima credevano ecc. La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati»[1]. E in Occidente negli ultimi anni e mesi di fenomeni morbosi ne abbiamo visti nascere a iosa, a tal punto che si parla esplicitamente di una classe Epstein per identificare l’élite dominante colonialista e imperialista pronta a qualsiasi esercizio gratuito del male pur di continuare a esercitare il potere e trarne beneficio.
Questo esercizio di barbarie diventa però sempre più fine a se stesso, trattandosi di una classe che ha perso totalmente ogni connessione con la situazione reale. Trump lo ha dimostrato in svariate occasioni, dal Board of Peace a Hormuz, ma non è l’unico, anzi. I vassalli europei in merito si sono dimostrati i più alienati rispetto ad una realtà che sta presentando loro un conto che diventa sempre più insostenibile. A tal proposito il Presidente russo Putin, dopo l’ennesima sparata di un politico baltico, nella fattispecie il ministro della Difesa estone Herem sulla “saggezza” dell’attacco diretto alla Russia, ha esplicitamente fatto riferimento a questa classe alienata: «Questo è uno di quei casi in cui, come si dice, ‘il circo se n’è andato, ma i buffoni sono rimasti’.
Purtroppo è questo il tipo di persone con cui dobbiamo trattare nell’Occidente europeo». L’estrema difficoltà, per non dire impossibilità totale, di trattative sta tutta qui. Non si può trattare realisticamente con chi rifiuta la realtà. Un giovane filosofo heideggeriano in merito ha parlato recentemente di derealizzazione, descrivendo come «l’ordine digitale derealizza il mondo», per cui «ci troviamo nel periodo di passaggio dall’era delle cose all’era delle non-cose»[2].
Le cose avevano la funzione di stabilizzare la vita umana, fornendo un’identità che oggi viene totalmente destrutturata nel mondo postmoderno occidentale. Nel postmoderno che destruttura la vita e le persone tuttavia non spariscono solo le cose, ma anche la Verità, altro concetto fondamentale gramsciano che viene sotterrato dalla propaganda occidentale. Viviamo nel dominio della doxa sull’aletheia. Così, per accertare la messinscena di Bucha la Russia ha dovuto raccogliere un dossier di documenti tratti dalle stesse istituzioni del regime ucraino e presentarlo all’ONU per pretendere credibilità, perché «l’ordine digitale mette la parola fine all’epoca della verità e inaugura la società post-fattuale dell’informazione»[3]. Viceversa le informazioni che l’Occidente veicola attraverso il dominio dei suoi media, e la censura aperta di quelli degli “altri”, vengono assunti a conoscenza pura contro le mistificazioni propagandistiche. La realtà viene dissolta appositamente in una nuvola che rende difficile persino intavolare trattative, ammesso che i mostri che sorgono dalle tenebre occidentali vogliano realmente posare le armi. La postmodernità che fa da corollario a tutto questo è «lo stato terminale delle civiltà umane, conseguente all’esaurirsi dello slancio modernizzatore dell’Occidente»[4].
Un Altro mondo si è organizzato, materialmente, nei BRICS e nella SCO, e propone la sua pars construens anche alle stesse organizzazioni internazionali di diritto sorte in Occidente. In tal senso la richiesta bielorussa di riforma dell’ONU, pervenuta dal Ministro degli Esteri Maxim Ryzhenkov all’Assemblea, riflette proprio questa incapacità occidentale di restituire la realtà in istituzioni trasparenti e al passo con i mutamenti.
Di certo le capacità di riforma dipendono dalla volontà di mettere in discussione un potere che difficilmente si adeguerà alle nuove spinte. Di questo il Sud Globale è consapevole: propone riforme, anche alle istituzioni finanziarie globali, ma se queste non verranno attuate per smania di potere di una classe ossificata ne prenderà atto e continuerà la propria opera infaticabile di un altro ordine globale.
La realtà non cessa di essere, e il nulla che degenera in Occidente non verrà lasciato sconfinare.
[1] A. Gramsci, Quaderni del carcere, Vol.I, Q3 § 34, p. 311, Einaudi, Torino, 1975
[2] Byung-Chul Han, Le non cose. Come abbiamo smesso di vivere il reale, Einaudi, Torino, 2022, p. 5
[3] Ivi, p. 10
[4] G. Marro, Saggio introduttivo a A. Dugin Teoria del mondo multipolare, AGA Editrice, 2019, Milano, p. 11
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