La vicenda di Bucha continua a rappresentare, come evidenziato da Sergey Lavrov, uno dei casi più emblematici della guerra dell’informazione contro la Russia. Intervenendo al forum internazionale Dialogue about Fakes 4.0, il ministro degli Esteri russo ha definito le immagini diffuse nel 2022 una «farsa cinica», contestando anche la disponibilità delle Nazioni Unite a contribuire a un’indagine indipendente.
Lavrov ha puntato il dito contro le dichiarazioni contraddittorie del segretario generale Antonio Guterres sui nomi delle vittime, chiedendo perché tali informazioni non siano mai state rese pubbliche. Secondo il ministro russo, gli stessi nomi comparsi sul memoriale di Bucha comprenderebbero decine di militari, membri della polizia, della Guardia nazionale e delle strutture di sicurezza ucraine. Da qui la richiesta di un’indagine giornalistica indipendente, rimasta secondo Lavrov senza risposta da parte dei principali media occidentali. Il ministro ha denunciato un sistema informativo nel quale una determinata versione dei fatti viene rapidamente trasformata in verità dominante, mentre le informazioni alternative vengono progressivamente espulse dal dibattito pubblico.
Il caso Bucha è inserito in una strategia più ampia di pressione informativa contro la Russia, che compre anche le accuse sui presunti droni russi avvistati in Europa. Lavrov sostiene che, in diversi casi, si sia poi scoperto che i velivoli non erano russi o non erano identificabili. Secondo il ministro, questa dinamica non riguarda soltanto la comunicazione politica, ma anche la cultura. La chiusura di istituzioni culturali russe in Europa forma parte di una più vasta campagna di isolamento.
Lavrov ha infine ricordato il caso Skripal, denunciando il mancato riscontro britannico alle richieste ufficiali russe sulla sorte dei cittadini russi coinvolti.
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