Apple ha acquisito la startup israeliana Q.ai, un'azienda di intelligenza artificiale poco conosciuta la cui tecnologia consente il riconoscimento facciale e l'analisi del "parlato silenzioso" attraverso sottili espressioni facciali, ha confermato il 29 gennaio il gigante della tecnologia.
Descritta come "segreta" dal Financial Times (FT), la giovane impresa ha operato in gran parte all'insaputa dell’opinione pubblica sin dalla sua fondazione nel 2022, sviluppando sistemi che interpretano il parlato sussurrato o pronunciato dalle labbra tracciando i micromovimenti della pelle del viso, secondo brevetti e persone a conoscenza dell'azienda.
Apple si è rifiutata di rivelare i termini finanziari dell'accordo. Tuttavia, diverse testate, tra cui Reuters e FT, hanno riportato che il valore dell'accordo si aggira tra 1,5 e 2 miliardi di dollari.
Se finalizzato, l'accordo rappresenterebbe la seconda più grande acquisizione di Apple dopo Beats nel 2014, interrompendo la sua consueta strategia di assorbire silenziosamente aziende più piccole e coinvolgerebbe nell'azienda, come parte dei termini, i fondatori di Q.ai, Aviad Maizels, Yonatan Wexler e Avi Barliya.
Nel 2013 Maizels aveva già venduto PrimeSense ad Apple, una tecnologia che in seguito sarebbe stata alla base del sistema Face ID dell'iPhone.
Apple si è rifiutata di spiegare come verrà implementata la tecnologia Q.ai, nonostante brevetti e dichiarazioni aziendali indichino sistemi che analizzano i micromovimenti facciali, le vibrazioni della pelle e altri segnali biometrici per interpretare comunicazioni sussurrate o silenziose. Ciò ha sollevato interrogativi più acuti sulla sorveglianza, il monitoraggio biometrico e il rilevamento delle emozioni integrati direttamente nei dispositivi consumer.
Prima dell'acquisizione, la startup israeliana operava in gran parte in segreto e il suo lavoro sull'interpretazione di segnali quali il movimento delle labbra, la frequenza cardiaca e la respirazione ha suscitato preoccupazione tra i sostenitori della privacy riguardo ai dispositivi in ??grado di dedurre ciò che gli utenti stanno dicendo o provando senza alcun discorso udibile.
L'acquisizione si inserisce in un contesto più ampio di pratiche di sorveglianza israeliane, tra cui le recenti approvazioni di braccialetti elettronici di monitoraggio che tracciano gli spostamenti e i dati biometrici. Queste misure fungono da meccanismi di controllo della popolazione palestinese che vive sotto il sistema di apartheid israeliano.
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L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità
Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.
LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA
Pasquale Liguori
Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.
C'è un aggressore e un aggredito. Il Satana dei nostri tempi, come l'ha correttamente definito il Prof. Marandi in queste ore, gli Stati Uniti, hanno iniziato l'ennesimo crimine per il dio petrolio...
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