Lo scenario, già incandescente, rischia di trasformarsi in un vero e proprio incubo geopolitico ed energetico per l'Occidente collettivo. Mentre gli occhi del mondo restano puntati sull'Iran, sulla Striscia di Gaza e sulle macerie del Libano meridionale - i luoghi dove colpisce con maggiore forza la coalizione Epstein - un nuovo fronte potrebbe aprirsi a Sud, lungo le rotte commerciali più strategiche del pianeta. Secondo quanto riportato dall'agenzia statale iraniana Fars, gli Houthi yemeniti e altre fazioni vicine alla Repubblica Islamica sarebbero pronti ad allinearsi alla posizione di Teheran nei confronti di Stati Uniti e Israele, traducendo le minacce in azioni concrete nell’arco dei prossimi giorni.
Il punto nevralgico di questa nuova potenziale escalation è il Bab el-Mandeb, lo "Stretto del Pianto" che funge da collo di bottiglia tra il Mar Rosso e il golfo di Aden. Un passaggio obbligato per circa il 12% del commercio marittimo globale, fondamentale per le merci dirette al canale di Suez. Chiudere quel cancello marittimo significherebbe strozzare una delle vene principali dell’economia mondiale, con ripercussioni immediate su prezzi e forniture, dall’Europa all’Asia.
Fonti vicine al gruppo sciita yemenita lasciano intendere che non si tratti più di semplice propaganda bellica. Il "dito sul grilletto" è una metafora che, in questo contesto, suona come un avvertimento inequivocabile: un’offensiva può scattare da un momento all’altro. Se così fosse, non sarebbe una novità assoluta, ma la drammatica intensificazione di una strategia già collaudata. Tra la fine del 2023 e l’inizio del 2025, gli Houthi hanno preso di mira ripetutamente i mercantili in transito, costringendo le grandi compagnie di navigazione a dirottare le loro flotte migliaia di miglia più a sud, attorno al Capo di Buona Speranza, con un aumento esponenziale dei costi per assicurazioni, noli e, inevitabilmente, per i consumatori finali.
L’allargamento del conflitto produrrebbe un effetto doppio, una morsa che si stringerebbe attorno ai flussi energetici e commerciali. Da un lato, la minaccia concreta di sigillare il Bab el-Mandeb complicherebbe ulteriormente il transito di beni tra Asia, Europa e Africa, gettando benzina sul fuoco di una regione già devastata da guerre senza fine. Dall’altro, questo scenario si sommerebbe alla chiusura di fatto, già annunciata da Teheran, del cruciale stretto di Hormuz. DOve le petroliere e altri navi evitano di transitare nonstante le vacue rassicurazioni di Donald Trump.
Quella sottile via d’acqua che immette nel Golfo Persico è il passaggio obbligato per una fetta imponente del petrolio mondiale. Se il Mar Rosso diventasse una trappola e il Golfo Persico una fortezza inespugnabile, l’intero equilibrio energetico globale sarebbe destinato a vacillare, con ondate di piena che travolgerebbero i mercati e le fragilità di un’economia internazionale già in affanno a cusa di prezzi dell'energia alle stelle.
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